L’ on. Antonio Martino, gia’ ministro per gli Esteri nel primo governo Berlusconi, e’ persona della cui cultura nessuno puo’ dubitare mentre sarebbe imprudente fare affidamento sulla sua modestia. Per questo quando, giorni fa, ha pensato di informarci che il governo Berlusconi deve le sue difficolta’ al gran numero di socialisti che ha imbarcato, abbiamo subito pensato al suo grande livello intellettuale, che del resto egli rammenta a tutti con instancabile frequenza.
E’ proprio degli intellettuali, quando la dura realta’ non li soddisfa, crearsi un mondo a parte, tutto per loro. E Martino, grande liberale, figlio di un grandissimo liberale, uno dei fondatori di Forza Italia, questo mondo lo ha riempito di socialisti, tutti intenti a fuorviare Berlusconi, il suo governo, ed il progetto del grande partito liberale di massa che era alla base della discesa in campo dell’ attuale premier.
Ora, puo’ certamente darsi il caso che Tremonti non abbia per Milton Friedman gli stessi slanci ed entusiasmi liberisti di Martino e che davvero l’ attuale ministro dell’ economia coltivi qualche nostalgia per i suoi trascorsi di socialista. Ma che epurandolo da Tremonti, Frattini, Sacconi, Brunetta e Boniver di colpo si potrebbe avere un PDL partito liberale, pare cosa che sta solo nel mondo fantastico dell’ on. Martino.
Il quale, se riuscisse a fuggirne per rifugiarsi finalmente nel mondo reale, vedrebbe l’ utilita’ non di combattere contro i socialisti, ma di unirsi a loro e a tutti i laici per contrastare tutta la illiberalita’ che ha preso il sopravvento nel PDL: tasse, complicazioni burocratiche, norme confessionali, strame di diritti e tutto il resto compresi.
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Fino a quando rimarrà in piedi il “porcellum” speranza di terze forze laiche, liberali e socialiste non ce ne sono. L’esempio di tre anni fa docet. Da questo punto di vista l’errore di Veltroni c’è stato e la non volontà di Berlusconi di modificare lo stato di cose è sotto gli occhi di tutti. Se devo essere sincero il “mattarellum”, che pure aveva creato dissesti rispetto alle linee maestre di proporzionale con sbarramento o doppio turno alla francese, era sicuramente migliore per le forze minoritarie dal punto di vista dei consensi non della qualità della loro proposta.
..Esistono ovunque in Italia, isolati gli uni dagli altri, e inerti, molti uomini e donne di alto valore morale e intellettuale, ma disgustati dalle manovre dei politicanti anche liberali, repubblicani e socialdemocratici. Uscirebbero dall’inerzia se intravedessero come praticabile una terza forza per attuare la quale sarebbe necessario accantonare le pregiudiziali ideologiche e i particolarismi di ogni tipo che sono di ostacolo ad un’intesa laica sotto forma di confederazione…
Gaetano Salvemini. La terza via, liberali, socialisti, in Il Mondo, 15 marzo 1952