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MA LA VERA CRISI E’ QUELLA DELLE IDEE

Siamo diventati progressivamente membri di un sistema chiuso, incastrati rigidamente in ruoli schematici, ed abbiamo disimparato a pensare, attuando una deleteria sostituzione fra idee e bisogni, confondendo drammaticamente la certezza con la passività. Di Chiara Boriosi

di Chiara Boriosi | 22 Agosto 2011

Rischiamo di essere risucchiati e stritolati dalla perversa spirale dei mercati che sembrano giganti senza testa capaci di farci a pezzi senza che si riesca a capire chi li controlla, li muove, li scatena; rischiamo di essere schiacciati da un senso feroce di impotenza che genera solo rabbiose ribellioni destinate a bruciare in un attimo, come fuochi fatui subito ridotti in cenere; rischiamo di disperderci nei rivoli oscuri della rivolta sociale, affamati dal bisogno di un nemico contro cui sfogare la nostra immiserita frustrazione. Rischiamo di non essere più capaci di alzare la testa e cogliere ancora il senso assoluto di un’idea, presi come siamo invece dall’assolutamente precario istinto di sopravvivenza.
Eppure mai come adesso avremmo bisogno di una estrema lucidità per riconoscere che questa crisi viene da lontano, e non e’ altro che l’ultima conseguenza di una progressiva costante erosione operata dalla pratica bassa e cialtrona della pessima politica della conservazione ai danni di quella che avrebbe dovuto invece progettare una architettura dello stato e degli stati in grado di crescere con adeguata misura del bene comune.
Non e’ un male solo italiano, anche se noi lo abbiamo portato davvero alle più estreme conseguenze, ma certo la separazione fra idee e opere, fra teoria e prassi, si e’ consumata drammaticamente nel corso del Novecento, aprendo distanze sempre più abissali fra il bisogno di identificarsi in un progetto di vita e di sviluppo condiviso e gli strumenti sempre meno efficaci, sempre più restrittivi, elitari, asfittici cui abbiamo affidato le nostre aspirazioni. La politica del consenso, che e’ cosa altra e ben diversa dalla politica
della progettazione, ha di fatto prima conquistato e poi chiuso entro le proprie rigidissime fila ogni spazio che poteva e doveva configurassi come terreno fertile di confronto, stabilendo un primato fasullo ma preponderante delle parole sulle azioni, dei proclami sulle costruzioni, creando ghetti sociali altrimenti detti serbatoi elettorali alimentati solo da concessioni feudali e da protezionismi indebiti di diritti presunti acquisiti, senza che mai una idea di società aperta ed in costante mutamento abbia potuto affermarsi, ma nemmeno affacciarsi, nella costruzione geometrica delle aree di potere.
Siamo diventati progressivamente membri di un sistema chiuso, incastrati rigidamente in ruoli schematici, ed abbiamo disimparato a pensare, attuando una deleteria sostituzione fra idee e bisogni, confondendo drammaticamente la certezza con la passività, riducendo miseramente le idee a semplici obbiettivi, scambiando in un meschino baratto l’essere con l’avere. Come se gli individui si misurassero ormai solo alla prova delle tutele sociali, delle rendite di posizione, e non più a quella della costruzione del se’ in relazione agli altri – abbiamo svenduto il futuro per una precaria polizza di esistenza nel presente immediato.
Questo e’ il vero male che ci divora oggi, che ci fa apparire insormontabile questa crisi economica che genera, prima ancora che nuove povertà, endemiche incapacità intellettuali; lo stato di assoluta confusione mentale, di totale incertezza decisionale che sembra essere l’unico fattore comune a tutti i leaders politici coinvolti dalla tempesta finanziaria, non e’ dovuto solo alle loro evidenti manchevolezze umane e politiche, ma soprattutto alla loro drammatica impreparazione alla sfida vera, quella delle idee e della progettualità, cui nessuno li ha cresciuti ed abituati, essendo purtroppo stati allevati nella serra illusoria del facile consenso parolaio. E quello che oggi ci fa paura davvero e’ la consapevolezza che la prolungata, troppo prolungata, disabitudine al confronto, alla costruzione, alla vera lungimiranza politica, rende pressoché impossibile un cambio di rotta per assoluta mancanza di persone – ma vorremmo dire personalità – in grado di pensarlo, prima, e realizzarlo poi.
La lunga storia dell’umanità e’ costellata di crisi economiche gravissime, ogni epoca ha avuto le proprie che hanno segnato, di volta in volta, uno spartiacque tra il prima ed il dopo, la chiusura di una fase e l’avvio di una nuova, e questo ha sempre non casualmente coinciso con una nuova potente stagione del pensiero, capace di rinnovarsi, di rigenerarsi, di mettersi alla prova misurandosi con nuove sfide e mutati obbiettivi. Ma negli ultimi decenni siamo riusciti a disinnescare questo processo di elaborazione e crescita, lo abbiamo anestetizzato e marginalizzato in nome di un falso concetto di pax sociale che in realtà ha creato solo una società di clienti invece che di persone, con il concorso colpevole di tutte le parti politiche ma anche religiose, ognuna presa dalla coltivazione del proprio esiguo orticello e dimentica di ogni altro obbiettivo che non fosse il mantenimento del proprio residuo brandello di potere.
Lo spettacolo patetico di piccoli uomini inermi di fronte a grandi problemi non dovrebbe dunque suscitare la nostra rabbia, ma la nostra assunzione di responsabilità – invece di alimentare insensate e pericolose cacce al colpevole, buone solo a gettare benzina sul fuoco delle tensioni sociali già altissime, dovremmo avere la forza di riconoscere i nostri errori, di capire che questo vuoto drammatico di capacita’ e risorse, prima di tutto umane, lo abbiamo creato noi, e provare quindi a metterci rimedio.
Se davvero crisi significa anche opportunità, crediamo che questa crisi sia davvero l’ultima possibilità di redenzione che ci viene offerta. Una redenzione non certo intesa in senso fideistico ma razionale: obblighiamo noi stessi e chi ci governa a ripensare totalmente un’idea di società e poi di politica che escano definitivamente dalla trappola truffaldina del consenso e costringano – ci costringano, tutti – ad uscire dal ghetto delle tutele clientelari per diventare finalmente ciò che non siamo mai stati: cittadini responsabili, consapevoli, non più minus habens sotto tutela ma teste pensanti. Una grande sfida che non abbiamo mai affrontato ma che non possiamo più rimandare.

Chiara Boriosi

Pubblicato in : Primo piano

Info Chiara Boriosi

Chiara Boriosi, umbra di nascita e fiorentina di adozione, laureata in Lettere all’Università di Firenze con il Prof. Giorgio Luti, accanita lettrice, scocciatrice per vocazione, polemica di natura…insomma, Chi.Bo.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Chiara

    27 Agosto 2011 alle 18:03

    Paolo Francia: le idee non bastano, ma senza di quele si va in malora, come è accaduto negli ultimi decenni.

    Rispondi
  2. Paolo Bacciottini

    27 Agosto 2011 alle 12:51

    Trovo interessanti queste riflessioni. Io penso di essere di sinistra (solcialdemocrazia) ma la “sinistra italiana” mi crea forte imbarazzo. Quando sento parlare i soliti noti mi cadono le ginocchia (per non dire qualche altra parte del corpo). Non ci sono idee ma tanti discorsi di buoni propositi. Hanno la pancia piena e il futuro assicurato, altro che precarietà. Per questo non sono più credibili e la destra, molto più scaltra e anche canaglia, riesce a metterli spesso nel sacco.

    Rispondi
  3. Paolo Francia

    27 Agosto 2011 alle 12:19

    riconoscere i nostri errori? L’unico errore é quello di esistere Chiara!
    Loro, i privilegiati politici, le idee le hanno ben chiare, fanno carriera e risparmiano al contrario dei comuni mortali, basta che tu dia un’occhiata al menu’ del ristorante del Senato, stessa cosa accade alla Rai dove già nel 1991 si faceva un pasto completo per 200 delle vecchie lire!
    Ora purtroppo la crisi non si arresta ai comuni mortali ma invade i Paesi interi, come uno tsunami, e la storia presenta il conto per i ritardi, le inadempienze, le bugie e le malefatte, e tutti ne pagheremo le conseguenze, anzi le stiamo già pagando, non basteranno le idee Chiara, il tempo massimo é scaduto.

    Rispondi
  4. Trevigiano

    26 Agosto 2011 alle 13:32

    Dubito che la perdita dia Corsica, Nizza, Istria etc. sia una grande crescita, in effetti, ormai siamo solo i servi dell’Imperialismo, sebbene servi convinti.
    Personalmente ormai compro solo valigie e piango quando leggo che Luca Cordero di Montezemolo, per esteso così magari entra nella sua verifica stampa mattutina, vuole darsi alla politica.
    Primo non ha neanche un decimo dei soldi di Berlusconi, se ci affidiamo a un ricco, almeno non sia a livello di un Della Valle qualunque, secondo proprio adesso che si è ritirato Steve che era il miglior venditore di gadget al mondo, non si butta nella mischia?
    Non te la vedi una bella Ferrari rossa con telefonino-navigatore incorporato, collegata con tutti i semafori e li trova sempre verdi, alcuni perché si sincronizza, gli altri perché paga? Pensa al risparmio di benzina e a poco a poco, chissà le Stelle o almeno un telefonino made in Italy!
    Non pensare che io lo faccia per niente, hai visto che ho aspettato la scoperta di PSR J1719-1438 con relativo pianeta di diamante, prima di mettermi a tradurre quello che ci dicono dal futuro…

    Rispondi
  5. Chiara

    26 Agosto 2011 alle 02:03

    Caro amico, temo tu la faccia troppo facile o, per meglio dire, limitata. Perché anche quello che tu chiami imperialismo non nasce da solo, non esiste di per se’, ma e’ una derivazione di concetti che lo precedono. E a guardar bene, la nostra storia ne e’ permeata, il che non ci ha mai impedito di crescere nel corso dei millenni perché il pensiero, e solo il pensiero, governna davvero le nostre sorti.

    Rispondi
  6. Trevigiano

    25 Agosto 2011 alle 14:55

    Cara Chiara,
    Di tutto mi rimprovero, ma certo non di non pensare o di non avere idee mie.
    In effetti, ho ormai costruito la mia rappresentazione mentale completa del Multi-universo di cui facciamo parte.
    Da questo la mia amicizia per il vostro Giornale che procede nello stesso sentiero della mia cosmogonia ove l’affermarsi del pensiero laico, liberale e democratico sono essenziali al raggiungimento di qualunque obiettivo sociale.
    Sebbene sono certo che tu hai ormai inquadrato me e le mie conclusioni, con tutte le loro debolezze, che ti mantengono giustamente scettica, ne faccio breve sunto per i più distratti lettori, che così saranno felici che mai ne farò un articolo per questo giornale, perché già un cenno, sarà pesantino.
    Personalmente credo con tutto il mio essere, che un giorno andremo in tutte le Stelle che vediamo nel Cielo, non sono lì solo per torturarci, quindi per necessità questo m’impone credere che viaggeremo nel Tempo.
    Questo a sua volta impone credere l’esistenza d’infiniti universi, in fisica quantistica interpretazione di Hugh Everett, per cui tornando indietro nel tempo si cambia universo e questo impedisce ogni paradosso.
    Di questo, a mio avviso come spesso sostenuto, abbiamo prove nella forma d’Europa e altri continenti, che sembra significare i vari paesi Europei, non solo con forma umana ma anche in concordanza con le caratteristiche storiche: Le Americhe come farfalla, Scandinavia con bocca aperta da cui difesi dal corno di Danimarca, l’Italia a stivale del Mondo, per finire la penisola Iberica, che se hai conosciuto qualche loro maschietto, concorderai che è proprio, la sola cosa cui sembra tengano o meglio, che pare possederli.
    Chiaro che se dai vari universi futuri a noi vicini possono influenzare la forma dei continenti, i terremoti sono un loro modo di esprimersi.
    Veniamo a noi, all’inizio dei nostri avventurismi militaristi e imperialisti: Terremoto all’Aquila simbolo Imperiale per eccellenza, poi Fukushima con stop al nucleare, per finire il giorno della vittoria in Libia, terremoto a Washington e New York.
    Senza di voi, dove potrei mai scrivere che persino dal futuro ci stanno urlando di smetterla di fare gli Imperialisti?
    Questa è l’origine di tutta la crisi che abbiamo.

    Rispondi

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