E’ iniziata in questi giorni la campagna referendaria per ripristinare il cosiddetto mattarellum, ovvero quel sistema elettorale misto con il quale abbiamo eletto i parlamentari dalla XII alla XIV legislatura fino a quando, non essendoci mai limiti al peggio, è stato sostituito dall’attuale porcellum; ma non avrei dato ulteriore spazio all’argomento se un lettore non avesse chiosato l’ultimo articolo da me pubblicato sull’argomento.
Non posso che associarmi a lui quando egli sottolinea la vergogna costituita dal Parlamento popolato da nominati e la necessità di porvi rimedio attraverso una spallata dal basso, non potendo sperare nel palazzo; è però il caso, per amore di verità, di temperare il suo ingenuo entusiasmo circa le nobili motivazioni dei promotori, apparendo esse per contro – facendo salva la buona fede di alcuni – torbide ed oscure.
Nel giugno scorso prese l’avvio la raccolta di firme per un altro referendum elettorale, promosso dall’ex senatore del partito democratico Stefano Passigli ed avallato dal massimo politologo vivente in Italia oltre che da insigni costituzionalisti ed esponenti della cultura, mirante di fatto al ripristino del sistema elettorale proporzionale con lo sbarramento del 4%: in buona sostanza, del sistema elettorale alla tedesca, che non pare dia cattivi risultati in quel paese. Proposto da una frangia del maggior partito d’opposizione e sostenuto organizzativamente in massima parte dalla CGIL e dalle forze politiche che non hanno voce o ne hanno una marginale in Parlamento sull’evidenza che il consenso minoritario del paese al centro destra era speculare ad una sua anomala maggioranza nel palazzo, il suo sicuro successo avrebbe costituito un limite all’esercizio del potere di quella stessa forza politica che sembrava destinata a succedere a se stessa; ma l’evidente disvalore etico non è stato più tale per il PD quando, mutatosi l’umore popolare ed assaporata la prospettiva di vittoria, ha ritenuto che gli avrebbe fatto comodo governare disponendo di una maggioranza parlamentare bulgara di nominati pur essendo minoranza nel paese. Ed allora, e solo allora, giudicandosi i sistemi elettorali in relazione all’interesse di bottega del momento, si è messo di traverso per affossarlo.
Così, ai primi di luglio, Veltroni boccia su Repubblica la proposta referendaria in corso; altri esponenti di spicco, tra cui la Bindi, gli fanno eco; Bersani promette e presenta un disegno di legge che non sarà mai approvato dalle Camere; Parisi ed altri apprestano in tutta fretta un quesito referendario inteso a ripristinare il mattarellum; ma, soprattutto, cedendo a chissà quali pressioni, il senatore Passigli abbandona i suoi sostenitori e decapita il suo stesso movimento sospendendo la raccolta di firme.
Se questo è il retroterra della proposta di referendum pro mattarellum, non credo sia il caso di farsi soverchie illusioni sulle sue prospettive. Anche se a pensar male si fa peccato, senza nemmeno voler considerare l’impediente intervento legislativo in extremis, è possibile che non si raggiunga il numero di firme sufficiente per lo scrutinio del quesito, laddove la sua formulazione ha fatto dubitare il Presidente della Corte Costituzionale circa la sua ammissibilità.
Sicuramente non ci vuole parecchio per prendere coscienza che il ritorno al mattarellum è sempre meglio del sistema vigente e che, ove mai si dovesse votare su di esso, la scelta per il sì si imporrebbe; ma tanto non può far dimenticare la genesi e la motivazione della proposta referendaria che, ove dovesse avere successo, non impedirebbe al Parlamento di essere composto sempre da nominati. Perché nei collegi uninominali i candidati saranno scelti dai partiti, ed essendo spesso prevedibili i risultati di voto, resta un’utopia lo sbandierato collegamento sistematico tra elettori ed eletti; laddove la sua occasionale presenza determinerà nell’attività dell’eletto spinte localistiche del tutto avulse dalla rappresentanza degli interessi della nazione.
Il fatto excursus non è fine a se stesso, ma mira ad una riflessione sui limiti dell’azione della nostra miope classe politica, incapace di vedere il mondo in un’ottica diversa dalla conservatrice difesa del proprio potere e dei propri privilegi; da essa non può che scaturire la sempre maggiore consapevolezza della necessità che siano i cittadini ad essere protagonisti del riscatto dello Stato, prendendo atto che è nell’interesse di tutti che il particolare di ciascuno abbia maggior tutela dalla soddisfazione prioritaria di quello generale, non essendo pensabile che i singoli possano pensare di salvarsi individualmente disinteressandosi della casa comune.
Le oligarchie dominanti, non potendo restare insensibili al disprezzo generalizzato nei loro confronti, in questa occasione come in altre hanno voluto offrire lo specchietto di una disponibilità di facciata al dialogo con la società civile; si spera solo che in questa non vi sia prevalenza di allodole.
Giovanni Fiorentino

Colgo l’occasione per ringraziare pubblicamente Fiorentino e Palumbo.
Ad uso di tutti i lettori interessati vorrei ricordare che è possibile firmare la proposta referendaria presso gli uffici comunali. Il comitato promotore ha inviato i moduli a tutti gli oltre ottomila municipi italiani. Se qualcuno non dovesse trovarli, è pregato di darne comunicazione al comitato, che provvdererà perchè questo diritto sia garantito.
Chi, invece, volesse fare una raccolta pubblica, come generosamente palesato da Fiorentino, è possibile richiedere i moduli al comitato promotore, del quale riporto il link del sito, dove si trovano anche recapiti telefonici:
http://www.referendumcontroporcellum.it/
Io ne ho fatto richiesta e nel giro di tre giorni mi sono stati recapitati via posta corredati di un esaustivo vademecum. E’ opportuno ricordare che per una raccolta pubblica è necessaria la presenza di persone autorizzate all’autenticazione delle firme a cura di:
notai,
giudici di pace;
cancellieri e collaboratori delle cancellerie dei tribunali;
segretari delle Procure della Repubblica;
presidenti delle province;
sindaci;
assessori comunali e provinciali,
presidenti dei consigli comunali e provinciali,
presidenti e vicepresidenti dei consigli circoscrizionali,
segretari comunali e provinciali o loro delegati;
funzionari incaricati dal sindaco e dal presidente della provincia,
consigliere provinciale e comunale che abbia comunicato la propria disponibilità, al presidente della provincia e al sindaco.
Il comitato è a disposizione per maggiori informazioni.
Sono grato al fiorentino Alberto Lopez ed al sen. Vincenzo Palumbo per l’attenzione dedicata all’articolo, registrando con l’amaro in bocca la loro sostanziale condivisione del mio pensiero per ritenere che allo stato attuale – venuta meno l’iniziativa referenda-ria del sen. Passigli – il referendum Morrone, pur non costituendo una soluzione ottima-le, è l’unica alternativa che si offre per esprimere in positivo la volontà di nuove e di-verse modalità d’elezione del parlamento ed in negativo il disprezzo per una classe poli-tica che, affermatasi per autoreferenzialità, agisce privilegiando i suoi interessi a quelli del Paese.
Resto tuttavia convinto che esso, osteggiato dall’establishment partitico, non abbia un adeguato sostegno da quella parte del comitato promotore più legata ad interessi delle maggiori forze politiche presenti nel paese; ed è per questo che condivido il pensiero del sen. Palumbo – non a caso, esponente del Partito Liberale Italiano cui si associa nostal-gicamente il ricordo dell’impegno politico dei miei più verdi anni, pervaso da uno spiri-to di servizio oramai fuori moda che talora mi ritorna – che è tempo di responsabilità; aggiungendo di mio che è alle minoranze politiche costituenti un’elite culturale che, per una sorte di paradosso, tocca di essere trainanti di una società civile sicuramente miglio-re della classe politica che la rappresenta.
E poiché la responsabilità non può che manifestarsi con la concretezza, sarebbe il caso che quelle minoranze cogliessero l’occasione sia per dare indicazioni circa le modalità di sottoscrizione per la sua proposizione sia per avvalorarsi agli occhi degli italiani rive-lando loro la presenza di una sintonia misconosciuta; per ciò che mi riguarda, dichiaro al sen. Palumbo la disponibilità diretta a raccogliere nella zona dove risiedo almeno tre-cento firme in un mese sol che mi si diano tempestive indicazioni operative.
E spero che ciascun lettore di Pensalibero si impegni per come può.
Ripeto quanto già lasciato a commento del precedente articolo: le maggiori forze politiche sottovalutano i pericoli dell’attuale legge elettorale, perchè erroneamente persuasi di una facile e netta vittoria. Questo infondato presupposto è all’origine della noncuranza nei confronti di qualsiasi proposta di modifica della legge elettorale, da qualunque parte provenga. Purtroppo. Quindi, sarebbe bene che almeno i cittadini accogliessero con entusiasmo quest’ultima chance.
Solo un’ulteriore osservazione: dato per acquisito che siamo tutti d’accordo nel riconoscere che il sistema elettorale perfetto non esiste (a me sarebbe andato bene anche il referendum Passigli), con la reintroduzione dei collegi uninominali si troverebbe un motivo in più per avvalorare l’ipotesi – frequentemente caldeggiata in questo stesso periodico- di introdurre primarie obbligatorie all’interno di ciascun partito al fine di una legittimazione del candidato che sia distante il più possibile dalle ingerenze delle segreterie politiche. Con l’attuale sistema elettorale anche dimezzando i parlamentari questi resterebbero troppi. Con il maggioritario ne verrebbe giustificato il loro numero, come nel Regno Unito dove sono millequattrocentsettantasette (circa il cinquanta percento più dei nostri: l’avreste mai detto?), offrendo così l’opportunità anche a chi non dispone di grandi patrimoni o non è sostenuto da grandi partiti di confrontarsi dignitosamente con i candidati più facoltosi. E non è una prospettiva utopistica. Ne è la prova l’elezione alle ultime legislative britanniche di un’outsiders assoluta: la prima parlamentare fra le fila dei Verdi.
Per inciso, per contenere i costi, viceversa, basterebbe dimezzare rimborsi e stipendi.
Dell’articolo di Giovanni Fiorentino condivido senz’altro l’osservazione circa il fatto che la legge elettorale determina i comportamenti elettorali.
E’ un’osservazione corretta, che da anni vado facendo in tutte le sedi possibili, per lo più inascoltato.
Tant’è che ho sempre sostenuto, in particolare in un articolo del 12 agosto dello scorso anno, che la battaglia per la riforma elettorale era (come tuttora é) la madre di tutte le battaglie.
In questa prospettiva, avevo esaminato con la migliore delle predisposizioni l’iniziativa del prof. Passigli, col quale proprio a tal fine ero entrato in contatto sin dallo scorso anno.
Sta di fatto che l’esame scrupoloso dei quesiti da lui proposti, senza preventiva consultazione, mi ha convinto che quella strada era (come è) impercorribile.
Potrei riportare per esteso il percorso logico e giuridico che mi ha portato a questa convinzione, e che ho avuto modo di esporre allo stesso Passigli in una mail del 3 luglio scorso, proprio alla vigilia della presentazione del Referendum Morrone, che mira invece alla reviviscenza della legge Mattarella.
Si tratta di motivazioni tecnico-giuridiche molto dettagliate, che appaiono ormai di fatto superate dal fatto che Passigli ha abbandonato del tutto il suo tentativo; a semplice richiesta, le metto comunque a disposizione di chi volesse averne contezza ed eventualmente approfondirle.
In sintesi, basterà dire che dei tre quesiti Passigli, il primo (per la camera) sarebbe stato certamente ammissibile (ed avrebbe generato un sistema proporzionale con soglia di accesso al 4%, e però con liste ancora bloccate), mentre il secondo quesito per la Camera (che mirava ad introdurre la possibilità di una preferenza) non riusciva nello scopo ed era comunque palesemente inammissibile, come anche il terzo quesito riguardante il Senato.
Se vogliamo cambiare l’attuale legge elettorale “porcata” non resta quindi che di sposare il referendum Morrone, che ho anch’io convintamente proposto, nella speranza che sia possibile raccogliere le 500.000 firme necessarie entro il 30 settembre, e nell’ulteriore speranza che la C. C., che dovrà poi pronunziarsi, si convinca delle buone ragioni che militano per la sua ammissibilità, come ho cercato di esplicitare in un apposito saggio “La via referendaria alla legge Mattarella”, che è stato pubblicato sul Forum dei Quaderni Costituzionali del 5 luglio u. s..
In conclusione, questo non è più il tempo della discussione sul migliore sistema elettorale, ma è ormai il tempo della responsabilità
Chi vuole dare una chance alla Democrazia, oggi può farlo, firmando e facendo firmare il referendum per tornare alla legge Mattarella; chi, invece di firmare l’unico referendum che è ormai sul tappeto, continua a disquisire sui massimi sistemi, come sta facendo il PD (cfr. articolo di Giulietti sul Fatto Quotidiano di oggi), si assumerà la sua parte di responsabilità nel lasciare le cose come stanno.
Ma, a quel punto, almeno si astenga dal pontificare sul Parlamento dei nominati!