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Libano-Israele, il vertice di Washington e il nodo Hezbollah

Martedi a Washington presso il Dipartimento di Stato dovrebbe tenersi il primo incontro diretto tra le delegazioni libanese e quella israeliana. L’appuntamento è di grandissima  importanza e di altrettanta difficoltà.  Nella primavera del 2007 ho visitato i contingenti miltari della missione UNIFIL nel sud del Libano. Tra i principali compiti affidati dal Consiglio di Sicurezza ai caschi blù c’ ra il supporto tecnico alle forze armate libanesi per le operazioni di disarmo dei miliziani di Hezbollah. Purtroppo ho constatato  già allora i miltari libanesi non avevano nè i mezzi nè  l’ok per agire.

di Marco Mayer | 11 Aprile 2026
contingenti militari UNFIL nel 2007

Martedi a Washington presso il Dipartimento di Stato dovrebbe tenersi il primo incontro diretto tra le delegazioni libanese e quella israeliana. L’appuntamento è di grandissima  importanza e di altrettanta difficoltà. 

Nella primavera del 2007 ho visitato i contingenti miltari della missione UNIFIL nel sud del Libano. Tra i principali compiti affidati dal Consiglio di Sicurezza ai caschi blù c’ ra il supporto tecnico alle forze armate libanesi per le operazioni di disarmo dei miliziani di Hezbollah. Purtroppo ho constatato  già allora i miltari libanesi non avevano nè i mezzi nè  l’ok per agire.

A venti anni di distanza è triste ricordare che l’esercito libanese non è mai stato in grado di fare un passo concreto in questa direzione. Ieri il governo libanese ha nuovamente dichiarato  di voler bandire le milizie armate di Hezbollah almeno nel territorio di Beirut; si tratta di gesto politicamente significativo, ma simbolico. 

Per due decenni non solo non c’è stato disarmo, ma all’opposto si è verificato un vero e proprio processo di riarmo. Basti pensare che. solo  nell’ultimo mese Hezbollah è stato in grado di lanciare dal Libano più di tremila missili e droni contro Israele.

Non c’è, inoltre, da considerare solo l’aspetto degli armamenti. In questi anni il partito di Dio – e  non solo la sua ala miltare – ha ribadito più volte la sua fedeltà alla teocrazia sciita di Teheran nonchè riaffermato l’annientamento di Israele come suo obiettivo strategico. Hezbollah da sempre risponde alle direttive degli Ayatolah iraniani e non a quelle delle autorità libanesi pur facendone parte. 

A questo punto (in analogia con quanto si prospetta per Hamas dopo 6 mesi di cessate il fuoco a Gaza) il nodo politico del disarmo dei gruppi tettoristici si pone in tutta la sua urgenza e drammaticità. 

Domani i negoziati che si aprono a Islamabad tra USA e Iran (dopo il precario cessate il fuoco raggiunto con la mediazione pakistana) non possono limitarsi alla riapertura della libera navigazione nello stretto di Hormuz. Tagliare il cordone ombelicale tra l’Iran e i suoi proxi diventa imperativo.

La presenza indebolita, ma persistente e minacciosa di Hezbollah, Hamas, Houti e milizie irachene filo iraniane è un ostacolo oggettivo che tutti dovrebbero riconoscere, non solo i paesi del Golfo che per la prima volta hanno dovuto utilizzare i loro sistemi di difesa aerea contro i missili lanciati dall’Iran.

Chi giustamente (come la Cina e l’Unione Europea) propone di estendere il cessate il fuoco al Libano ha anche il dovere di proporre un piano realistico ed efficace per disarmare Hezbollah; solo così una iniziativa di pace può avere successo duraturo.

Assicurare la navigazione in sicurezza nello stretto di Hormuz, sostenere il futuro politico ed economico del Libano e, last but not least,  contribuire concretamente al disarmo di   Hezbollah sono scelte a cui l’Italia non può  sottrarsi in questa fase cosi turbolenta della politica mondiale. 

Manca più di un anno alle elezioni politiche; non è tempo di comizi. Maggioranza e opposizione dovrebbero confrontarsi su come favorire con azioni concrete i negoziati di pace in corso mettendo a disposizione le risorse e l’esperienza di cui l’Italia  dispone. Un’ultima considerazione.  A chi  avesse in mente di “flirtare” con la nuova edizione della Global Flotilla in corso di preparazione, è bene ricordare che il suo leader è il brasiliano Thiago Avila, noto supporter di Hezbollah.

Marco Mayer

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Marco Mayer

Nell’arco degli ultimi trenta anni Marco Mayer ha svolto un’ intensa attività in campo internazionale, ricoprendo una molteplicità di ruoli : dalle relazioni commerciali alla promozione del Made in Italy, dalle operazioni civili e militari di pace alle attività di ricostruzione e riconciliazione post/conflitto; dall’emergenza umanitaria alla cooperazione allo sviluppo . Nell’ultimo decennio Marco Mayer, a lungo negli anni Ottanta Assessore alla Cultura della Regione Toscana, ha messo a frutto la sua esperienza sul campo, dedicandosi prevalentemente alla ricerca ed all’insegnamento universitario presso l’Università di Firenze dove insegna “Politica Internazionale” Dal 2003 insegna, inoltre, “Responsibility to Protect” and Post Conflict Management al Master “Human Rights and Genocide Studies” , promosso dall’Università di Siena, Kingston University – Londra , Collegium Civitas – Varsavia, Universität Viadrina – Francoforte. . Dal 2011 partecipa, infine, al programma di ricerca “Global Governance Programme” promosso dal Robert Schuman Centre for Advanced Studies dell’Istituto Universitario Europeo di Fiesole.

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