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Lib lab liberal o liberale: Da buona liberale liberal liblab, che dir si voglia…

Francamente penso che la maggioranza degli italiani sia gente per bene, ma c’è la malerba e le mele marce che si sa cosa producono quando prendono inevitabilmente il sopravvento. Per questo ho sempre auspicato un governo a qualificata maggioranza e di larghe intese, fatto da gente moderatamente forte, di enorme buon senso e buona volontà. Non autoritario ma ricco di autorevolezza. Permettetemi di non definirlo in alcun modo. Non serve a nulla se non a esagitare qualcuno. E, forse, finalmente lo abbiamo trovato.

di Carla Ceretelli | 27 Ottobre 2023

Alcuni amici che mi seguono, bontà loro, qui e su FB mi accusano simpaticamente e bonariamente di qualunquismo. Insomma un po’ di qua e un po’ di là. E io a far comprendere che un liberale quale mi sento dall’età della ragione e del primo voto, dovrebbe osservare la realtà a trecensessanta gradi e abbandonare laicamente pregiudizi e preconcetti analizzando il più razionalmente possibile la contingenza. Faccio outing e confesso che non sempre l’ho esercitato nel mio periodo silviano (Berlusconiano ndr).
Inoltre sostengono che fa capolino una rivoluzione di stampo comunista, altri fascista. In somma non si riesce a staccarsi da queste categorie a mio avviso davvero obsolete e incancrenite. Anche se, sinuosamente serpeggiano ancora come vecchi stereotipi.
Io non temo nell’una nell’altra, nessuna deriva totalitaria. Magari sarò Alice ma credo davvero che lasciando gli estremi agli estremi e raccogliendosi al centro si possa fare qualcosa di positivo, ancora. Naturalmente è una mia opinione suffragata da sensazioni che comunque esistono e dalle quali è difficile prescindere, ma anche da raziocinio. I partiti maggiori, escluso il pentastellato che non è un partito ma realmente un’ accozzaglia di voti multiformi e multicolori, sono moderati. Chiedo venia se a qualcuno non piace il termine ma al momento non me ne sovviene un altro.. forse “equilibrati”..
Francamente penso che la maggioranza degli italiani sia gente per bene, ma c’è la malerba e le mele marce che si sa cosa producono quando prendono inevitabilmente il sopravvento. Per questo ho sempre auspicato un governo a qualificata maggioranza e di larghe intese, fatto da gente moderatamente forte, di enorme buon senso e buona volontà. Non autoritario ma ricco di autorevolezza. Permettetemi di non definirlo in alcun modo. Non serve a nulla se non a esagitare qualcuno. E, forse, finalmente lo abbiamo trovato.

Liberale liberal liblab
Tutta la differenza la farebbe la “e” finale. Un test che ho fatto, un giochino dei tanti che ti appaiono a tua insaputa sul web, mi ha definito liberal o liberale di sinistra. Mi dice che non voglio confondermi con i conservatori, che amo la laicità e non mi piacciono i benpensanti. Che difendo i diritti civili, credo nel progresso e sostengo di avere una spiccata sensibilità sociale. In campo economico, ritengo che lo Stato debba giocare un ruolo per assicurare a tutti uguali condizioni di partenza. Che spesso m troverei a disagio con i miei connazionali: li vorrei diversi, più colti, meno qualunquisti, più responsabili. Vengo considerata troppo di destra dagli amici di sinistra e troppo di sinistra da quelli di destra.
L’analisi non si discosta troppo dal vero. Anche se il mio cuore batte a destra.
Non mi piacciono le categorie etichettate e rifiuto le ideologie incorporate. Ormai l’unica categoria che accetto è il pragmatismo.
Dunque se essere liblab significa ispirarsi alle ideologie e agli orientamenti culturali dei liberali e dei socialisti riformisti e ne auspica una reciproca collaborazione, ebbene questa è la mia etichetta attuale.
Keinesiana secondo il giochino.
Il Liberale Classico, secondo l test, crede nel libero mercato e nella competizione, ma ritiene che lo Stato debba fare da arbitro, che può essere talvolta corrotto e quindi non vuole affidagli troppi poteri. Il pragmatismo prevale sull’ideologia. Ritiene che il liberalismo debba essere soprattutto un metodo e che ci si debba focalizzare sui singoli problemi. Ha idee precise, ma è pronto a rimetterle in discussione. Stavo per dire volterianamente, ma pare che non sia stato Francois Marie ad affermarlo bensì una sua biografa..
Diffida di coloro che dicono di avere la libertà in tasca. Crede che, per essere liberali, si debba essere anche liberisti, ma che non basti per essere considerati liberali: è condizione necessaria ma non sufficiente. Cavour e Croce ne sono gli ispiratori.
Dunque un liberale vecchio stile che se non indossa gli occhialii pince-nez alla Cavour è solo perché l’ottico non li vende più.
In parte mi ravviso anche in questa rappresentazione. Dunque?
Ma il limite dei liberali, come ho sempre sostenuto, è quello di essere troppo snob e pretendere di essere compresi dando troppo poco in cambio. Insomma affetti da eccessiva autoreferenzialità e caratterizzati da scarsissimo populismo, che oggi senza uno spruzzo di quello non si va da nessuna parte..
Da buona liberale liberal liblab, che dir si voglia.

Carla Ceretelli

Pubblicato in : EditorialeTag: buon senso, governo, laicità, Liberali, mercato, responsabili, socialisti

Info Carla Ceretelli

Nata a Sesto fiorentino, risiede da sempre a Firenze, attualmente nella Piazza di Santa Croce. Laureata in in Pedagogia qualche decennio fa, non ha mai amato l’insegnamento e ha scelto di affiancare il marito farmacista nella conduzione della Farmacia Logge del grano, nella Via de’ Neri, per oltre 25 anni. Impegnata in politica attiva sul territorio è stata Consigliere del Quartiere Uno Centro Storico dal 99 al 2009. Da qualche anno si è affrancata dal lavoro e si dedica a varie occupazioni nel sociale, nel volontariato e canta nel coro “Accademia del Diletto” di Giorgiana Corsini. Ha sempre amato scrivere e avrebbe voluto fare la giornalista ma da giovane non ne ha avuto l’opportunità e forse neppure il coraggio. Ma ha sempre scribacchiato in modo non professionale. E, per la serie non è mai troppo tardi, collabora ora molto volentieri con Pensalibero.

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