• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

L’Fbi svuota la cassaforte di Trump

Almeno sei volte nella campagna elettorale del 2016 Trump disse che “chiunque fosse sotto indagini dell’Fbi non è qualificato ad essere presidente degli Stati Uniti”. Si riferiva a Hillary Clinton. Adesso Trump stesso è sotto indagine. Di Domenico Maceri

di Domenico Maceri | 14 Agosto 2022

“La mia bella casa, Mar-A-Lago a Palm Beach, in Florida, è attualmente sotto assedio, perquisita e occupata da un grande gruppo di agenti dell’Fbi”. Con queste parole, Donald Trump ha confermato l’inaudita azione dei servizi segreti di perquisire la residenza di un ex presidente forzando persino la sua cassaforte. L’atto anomalo, però, non dovrebbe sorprendere poiché il 45esimo presidente si è spesso comportato in modi poco convenzionali.

Gli agenti della Fbi per perquisire la residenza di un cittadino devono avere buone ragioni da spiegare a un giudice federale. Questi esamina le informazioni e decide se esistono buone possibilità che un reato sia stato commesso e le indagini meritano di proseguire. Ecco cosa hanno fatto gli agenti in questo caso. Non si tratta però di un cittadino comune ma di un ex presidente e quindi con ogni probabilità la procedura sarà stata approvata dai vertici alti del Ministero di Giustizia, soprattutto da Christopher Wray, direttore dell’Fbi, nominato da Trump nel 2017 e mantenuto dal nuovo presidente Joe Biden.

I rapporti fra Trump e l’Fbi sono stati tortuosi e come ha fatto con tante altre agenzie l’ex presidente ha sempre cercato di modellarla per servire più i suoi interessi che quelli del Paese. Gli inizi dei suoi rapporti con l’agenzia governativa di polizia federale furono vantaggiosi per Trump. Va ricordato che James Comey, predecessore di Wray dal 2013 al 2016, annunciò un’indagine sulle email di Hillary Clinton due settimane prima dell’elezione del 2016. Ebbe un effetto negativo sulla campagna elettorale della candidata democratica perché amplificava le accuse di Trump che cercava di dipingerla come corrotta. Con l’elezione di Trump, Comey rimase nel suo incarico ma dopo avere aperto l’indagine che condusse al Russiagate, Trump lo licenziò. Quest’azione di Trump mirava a bloccare le indagini sulle interferenze russe nell’elezione americana del 2016 che tanto lo disturbarono anche se non fu incriminato poiché un presidente in carica era immune.

Trump però subì due impeachment confermandoci i suoi comportamenti anomali. Non fu condannato dal Senato in nessuno dei due casi. Nel secondo impeachment solo 57 dei 60 senatori necessari per la condanna gli votarono contro, incluso 7 repubblicani. Le sue anomalie però vanno oltre con la sua lunga abitudine di strappare documenti che a lui non erano graditi. Ciò è illegale e lui era stato informato parecchie volte. Nel caso dei documenti cercati dall’Fbi si tratta di informazioni che l’ex presidente aveva portato nella sua resort in Florida quando uscì dalla Casa Bianca. Lo fece illegalmente poiché non gli appartenevano e dovevano rimanere proprietà del popolo americano nel National Archive a Washington D. C. Una volta che i funzionari dell’ufficio degli archivi si resero conto che una parte dei documenti non erano stati consegnati ne fecero richiesta a Trump. Una quindicina di scatole furono eventualmente consegnate ma almeno una parte fu mantenuta da Trump in suo possesso. Erano questi documenti che l’Fbi ha cercato di trovare nelle otto ore di perquisizione della proprietà dell’ex presidente. Evidentemente vi erano state negoziazioni con l’ex presidente ma non si conoscono tutti i dettagli perché Trump si era tenuto una parte di documenti, alcuni dei quali sono top secret e potrebbero compromettere la sicurezza del Paese oppure nascondere reati.

Trump avrebbe potuto fare chiarezza rilasciando la dichiarazione giurata ricevuta dalle forze dell’ordine spiegando di cosa si trattasse specificamente. Avrebbe potuto fare completa trasparenza anche rilasciando l’inventario di quello che hanno trovato gli agenti che per legge gli hanno consegnato subito dopo la perquisizione. Non lo ha fatto, preferendo girare l’azione giuridica in politica dove si sente a suo agio. Non ha nemmeno attaccato il giudice che ha firmato la dichiarazione giurata come è solito fare. È stato coadiuvato da noti membri del suo partito che hanno condannato l’azione dell’Fbi senza sapere i dettagli. Mike Pence, ex vice presidente che aveva rotto con Trump, adesso ha dimenticato che il suo ex capo mise in pericolo la sua vita negli eventi dell’insurrezione al Campidoglio il sei gennaio 2021. L’ex vicepresidente ha inviato un tweet in cui “condivide la preoccupazione di milioni di americani per la perquisizione senza precedenti” di un ex presidente. Kevin McCarthy, leader della minoranza repubblicana alla Camera, è andato oltre minacciando il ministro di Giustizia di prepararsi a testimoniare una volta che il suo partito vincerà le elezioni a novembre e lui sarà lo speaker.

Silenzio completo da Mitch McConnell, senatore repubblicano del Kentucky e presidente della minoranza nella Camera Alta. Interpellato mentre si trovava nel suo Stato, McConnell ha detto che era lì “solo per parlare delle inondazioni” che stanno devastando lo Stato da lui rappresentato. I democratici anche loro sono stati silenziosi eccetto per Nancy Pelosi, speaker della Camera, la quale si è limitata a dire di “credere nel sistema giudiziario”.

Essere preso di mira dall’Fbi dovrebbe fare andare con cautela ma le sparate spesso diventano memorabili. Almeno sei volte nella campagna elettorale del 2016 Trump disse che “chiunque fosse sotto indagini dell’Fbi non è qualificato ad essere presidente degli Stati Uniti”. Si riferiva a Hillary Clinton, la sua avversaria nell’elezione presidenziale del 2016. Adesso Trump stesso è sotto indagine non solo dall’Fbi ma dalla giustizia in Georgia, New York, e con ogni probabilità dal ministero di Giustizia federale. Vuol dire che non si candiderà per il 2024?

Domenico Maceri

=============

Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della  National Association of Hispanic Publications.

Pubblicato in : #Pensalibero24, SituazioneTag: campagna elettorale, campidoglio, casa bianca, elezioni, hillary clinton, polizia, senatore

Info Domenico Maceri

Domenico Maceri, PhD, University of California, scrive su politica americana. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della National Association of Hispanic Publications.

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Luca Bagatin su Spagna e Francia in piazza, l’Italia bipopulista: Europa a rischio sfascio…
  • Gianni su Emergenza casa: tra legalità calpestata e la distorsione del welfare nazionale
  • Luca Bagatin su Nobel a Pillay, uno schiaffo alla lotta contro l’antisemitismo
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgia, credimi: pace impossibile con la jihad
  • Leone Vincenzo su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Ugo Malasoma su Naza non è un film documento ma verità amputata
  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti