
Non sappiamo ancora come si svilupperanno, ma certo è che le manifestazioni studentesche di questo inizio di anno scolastico hanno fatto registrare alcune novità , per lo più positive , delle quali faremmo male – per primo il ministero e il governo – a non tenere conto.
Da parte dei presidi la lettera aperta agli studenti, ferma nella denuncia di vecchi rituali e di atteggiamenti distruttivi, ma aperta alla collaborazione e all’accoglienza di proposte interessanti e di critiche sacrosante.
Da parte degli studenti , in molti casi , un atteggiamento propositivo, deciso ad evitare estremismi o cialtronerie e volto a mettere in luce i problemi – reali – della scuola : dai disagi per il sovraffollamento ( sono ancora tante, troppe, le classi con trenta alunni e anche più ), alle difficoltà per strutture carenti, insufficienti.
Da parte di molti insegnanti , inoltre, si è vista la volontà di sostenere gli alunni nelle loro intenzioni più serie, non dando per scontato – anzi ! – che i nostri giovani vedano nelle “occupazioni” o “ autogestioni” solo la voglia di cogliere l’occasione per far forca o godere una vacanza dallo studio.
Così abbiamo assistito a manifestazioni che si sono trasformate in lezioni all’aperto, nelle piazze cittadine . Pensalibero ha chiesto a due insegnanti dell’Istituto fiorentino Ginori Conti, Maria Iotti di biologia e Giulia Vera Marchetti di italiano e storia, quali siano state le intenzioni, il senso, l’utilità di queste lezioni – è il caso di dire straordinarie – volute da studenti manifestanti e da insegnanti di diverse materie ; e di fatto seguite dai giovani di varie classi, seduti magari sul sagrato di una chiesa, con autentica partecipazione. Studenti e insegnanti – ci hanno spiegato le due professoresse – hanno voluto “ mettere in piazza “, diciamo così, far vedere, sentire, toccare con mano, ai cittadini, quale sia , nonostante tutto, la qualità della didattica, come i nostri studenti sappiano, quando vogliono, il rispetto delle regole, la conoscenza dei diritti , ma anche l’esistenza dei doveri; e quanto ritengano utile unire alla denuncia motivata delle insensibilità ( governative, parlamentari, regionali, di destra e di sinistra ) la proposta documentata e costruttiva di interventi urgenti e necessari.
Un modo diverso dal solito, insomma, per dire forte che – nonostante tutto quello che manca – nella scuola italiana si insegna , si studia, si lavora; e che si chiede – di fronte ad atteggiamenti sordi quando non sprezzanti – di insegnare, studiare, lavorare meglio: con mezzi e in condizioni che una buona politica dovrebbe mettersi in grado – e in testa – di garantire , tra i primi progetti da realizzare per il bene delle giovani generazioni, quindi del nostro immediato futuro.

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