Tutte le “Lezioni americane” argomento Trump che ci verranno impartite dovrebbero iniziare con una doverosa premessa: “Non ho capito nulla e quel poco che avevo capito non ho avuto il coraggio di dirlo al momento giusto, quindi date il giusto peso a quel che sto per dirvi”.
Pensare che il successo di Obama sia stato l’orto di Michelle è rassicurante perché fa illudere che non sia così necessario affrontare quattro anni di ostruzionismo parlamentare, centinaia di assemblee in tutto il continente e rischiare seriamente la pelle in attentati sempre possibili nella terra dell’American Rifle per permettere a trenta milioni di poveri di avere l’assistenza medica e scoprire che non è sufficiente ad avere il consenso maggioritario perché non si è saputo o potuto pensare anche ai penultimi che sono diventati più vicini agli ultimi che ai primi e non sono per niente contenti.
Lezione americana numero due: la “sinistra dei carini”, come l’ha definita Roberto Arditti in una nota post elezioni di Milano, si illude di godere di una superiorità che la tv prima ed il web poi sdoganando l’ignoranza in politica, assieme all’ “uno vale uno” preplatonico dei fuori corso grillini, ha spazzato via in un attimo.
Non ci sono scorciatoie, si deve scegliere chi e come rappresentare, affrontare il dissenso ed il confronto politico a viso aperto e sapere che la sconfitta elettorale può essere riscattata quando si ha una proposta politica che possa interessare potenzialmente una maggioranza, non perchè così è scritto non si sa bene dove.
Le lezioni americane continuano..
Franco D’Alfonso
MovimentiMetropolitani.it

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