
L’Unione Europea deve tornare a fare ciò per cui è nata: costruire pace attraverso la diplomazia. Oggi invece sembra aver smarrito questa vocazione. Ciò che Trump distrugge con la logica brutale dei rapporti di forza può e deve essere ricostruito dall’Europa. Il primo passo è riaprire i canali diplomatici con Mosca e Teheran, ponendo una condizione chiara: deporre le armi e tornare a investire nella pace e nella ricostruzione. Sarebbe una scelta di buon senso. Alla Russia converrebbe sul piano economico, ma converrebbe soprattutto all’Europa che potrebbe tornare ad approvvigionarsi di energia senza pagare i costi enormi di trasporti intercontinentali e riconversioni infrastrutturali. Anche con l’Iran esiste uno spazio possibile. Nel rispetto della sua complessa realtà politica e religiosa, l’Europa potrebbe favorire un dialogo che apra prospettive nuove soprattutto per le giovani generazioni, desiderose di conoscere il mondo e di far conoscere una civiltà millenaria. Ciò che invece appare sempre più difficile da accettare è che il destino economico degli europei sia condizionato dalle scelte di due leader: uno che ha fomentato l’assalto al Campidoglio degli Stati Uniti e un altro sotto il cui sguardo a Gaza sono morti decine di migliaia di bambini. Eppure le conseguenze ricadono anche su di noi, sotto forma di energia più cara e tensioni geopolitiche che arricchiscono pochi e impoveriscono molti. Se l’Europa vuole davvero cambiare rotta deve avere il coraggio di cambiare guida. Le dimissioni di Ursula von der Leyen aprirebbero la strada a una leadership capace di usare la vera forza europea: economia, finanza e diplomazia. Figure come Mario Draghi hanno dimostrato che queste armi possono essere più efficaci di qualsiasi arsenale. Resta una domanda semplice: davvero vogliamo che sia Trump, arrivando addirittura da oltreoceano, a ricucire i rapporti con Putin, mentre noi europei restiamo a guardare? Il buon senso direbbe il contrario. Perché la forza dell’Europa non è la guerra. È la diplomazia. E la diplomazia non parla lo slang.
Angelo Santoro

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