• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

L’Europa quando critica Israele si faccia un bell’esame di coscienza e poi taccia

Gli ebrei sono fuggiti dall’Europa per colpa degli europei, non degli arabi, e non hanno nessuna intenzione di tornarci a causa dei sentimenti dominanti ancora oggi nei loro confronti.

di Fabrizio Amadori | 19 Maggio 2019

Un titolo provocatorio?

Mica tanto. Se gli ebrei sono andati in Israele devono ringraziare il continente più antisemita del mondo, ossia l’Europa. Che proprio l’Europa alzi il ditino, magari a partire dagli amici francesi,  sempre molto volenterosi quando si è trattato di discriminare gli ebrei, che proprio l’Europa alzi il ditino, dicevo, contro gli ebrei, e contro gli statunitensi, storicamente meno antisemiti degli abitanti del Vecchio continente almeno a livello di elite, che proprio l’Europa faccia questo è assolutamente vergognoso.

Che prima l’Europa si faccia un bell’esame di coscienza, e poi ne riparliamo.

Del resto, che il continente storicamente più imperialista della storia, l’Europa, si faccia difensore dei palestinesi, ha del comico. I francesi, i grandi difensori degli arabi contro Israele, sono quelli che sino all’altro giorno li bombardavano, gli arabi.

Gli israeliani vogliono espandersi su altri territori? Benissimo, possiamo discuterne, ma non con la saccenza dei francesi, che per tenere l’Algeria, una grande Cisgiordania ai piedi della Francia, hanno massacrato migliaia di arabi.

Per i francesi, infatti, l’Algeria doveva diventare Francia (e gli algerini che si dimostravano assimilati dovevano diventare francesi…). Sono stati gli algerini che, a suon di bombe, hanno fatto cambiare idea ai cugini d’Oltralpe. Non sto dicendo che le bombe siano state  un bene, né da una parte né dall’altra: semplicemente, sto descrivendo quanto è successo (purtroppo). E se gli algerini hanno usato le bombe è solo perché i francesi stavano a casa loro, diciamo così.

Ma torniamo al punto, all’Europa e agli israeliani.

E’ proprio vero che si tollerano certi peccati solo se li compiamo noi, e li troviamo insopportabili quando sono altri a commetterli: ma una logica del genere, non ce lo dimentichiamo mai, nasconde un pregiudizio.

In questo caso, un pregiudizio contro gli ebrei. E quindi i francesi non sono credibili quando bacchettano gli israeliani, tanto più se lo fanno per ragioni morali. Ma non lo sono neppure, credibili,  quando si prendono a cuore gli arabi, perché un simile atteggiamento, smaccatamente paternalistico, è uno spettacolo di cui personalmente farei volentieri a  meno.

I francesi, che sono stati capaci di far saltare incontri intergovernativi ai massimi livelli per ritorsione contro le politiche di Gerusalemme, sarebbero più credibili se non usassero la violenza – quella stessa che dicono di vedere nella strategia israeliana nei confronti dei palestinesi – contro gli africani, i governi dei quali spesso attaccano – politicamente e, talvolta, militarmente – quando non agiscono come Parigi vorrebbe.

Parigi non ha vergogna. Eppure non è un Paese in guerra. Non è una piccola Israele sempre a rischio di invasione armata da parte di nemici molto più grossi di lei. A rischio di invasione o di conflitti. Conflitti sostenuti dai suoi numerosi nemici esterni, comprese alcune delle dignitosissime e simpaticissime (agli europei, e ai francesi in primis, ma anche agli italiani direi) dittature del Golfo, nonché la iperdemocratica Turchia…

No, la Francia combatte solo le guerre che ha scelto di creare a tavolino per tornaconto, nei poverissimi paesi africani che tiene sotto il tacco per sfruttarli. La Francia è una sfruttatrice di paesi poveri. Un paese vampiro. E, quindi, non è la nazione giusta per fare la morale. Neppure a Gerusalemme. Se la fa è proprio per quei motivi per cui gli ebrei sono stati spinti a scappare dall’Europa, e a causa dei quali sono a maggior ragione disponibili a combattere in Medio (o meglio, Vicino) Oriente con grande determinazione, sapendo che dietro alle loro schiene si trova solo il mare, non l’Europa da cui in gran parte provengono. L’Europa: cioè un continente che sembra non vedere il neocolonialismo ancora attualissimo di alcuni suoi membri, ma che nota benissimo gli errori degli ebrei in Palestina. I quali ci sono, per carità, anche troppi.

Gli ebrei hanno sbagliato quando applaudivano sin dal 1948 le decisioni dell’Onu allorché li favorivano, e viceversa; o quando hanno evitato di reintegrare nei loro territori i rifugiati palestinesi che erano fuggiti (per ordine degli stati arabi in guerra con gli ebrei, occorre precisare); o quando non hanno rispettato il cessate il fuoco per annettere ulteriori territori, e questo a partire dai primi conflitti, dal 1948, dal 1956 e dal 1967: tempi ormai lontani, ma in cui si è contribuito a seminare ciò che si raccoglie ancora oggi. Infine, hanno sbagliato quando hanno rivendicato una teoria dell’eccezionalità (un po’ come i sudafricani bianchi prima del crollo dell’apartheid, sostiene, forse esagerando, il grande storico Guy de Bosschere), per poi sentire le voci discordanti di chi, pur ebreo, non capisca come si possa credere in una Terra promessa finalmente acquisita senza l’arrivo preliminare di un Messia. La tesi di fondo era, ed è, che prima venga il Messia, e poi si ottenga la Terra promessa: o no?

Tutto questo – va detto – nel contesto di una politica britannica dell’epoca dissennata e pavida, a dimostrazione una volta di più della necessità di un “Libro nero” sul colonialismo di quell’isola fredda e piovosa, nonché arrogante e sciocca quando ha voluto atteggiarsi a Dominatrice del mondo sulla pelle di popoli che non potevano difendersi con armi moderne e con la mentalità guerrafondaia propria degli europei (e in effetti, se ci pensate, gli inglesi si sono sempre ben guardati dal tentare di “colonizzare” il Vecchio Continente, abitato da genti armate sino ai denti e bellicose quanto loro: genti capacissime addirittura di invadere la “Perfida Albione” – con Napoleone e con Hitler ad esempio – se non fosse stata difesa dal mare).

Detto ciò, non è stando seduti comodi sulle poltrone di Bruxelles, Londra, Parigi o Roma che si possono comprendere le cose. E le cose sono, ripeto, che gli ebrei sono fuggiti dall’Europa per colpa degli europei, non degli arabi, e non hanno nessuna intenzione di tornarci a causa dei sentimenti dominanti ancora oggi nei loro confronti.

Se c’è Israele è perché c’è un’Europa fatta in un certo modo: e se Israele sbaglia è perché ha sbagliato innanzitutto il Vecchio Continente.

Mettere a confronto gli errori è sempre difficile: ma non direi che gli europei si possano considerare migliori degli israeliani. Solo partendo da tale ineludibile premessa si può fare un ragionamento serio sulla questione palestinese.

 

Fabrizio Amadori

Pubblicato in : EditorialeTag: bruxelles, europa, francia, la nazione, mare, mondo, nazione, parigi, roma

Info Fabrizio Amadori

Genovese, nato nel 1971, diplomato al liceo classico “Mazzini”, laureato in filosofia all’Università Statale del capoluogo ligure, amo la letteratura in lingua tedesca e russa. Residente a Milano dal 1999, dopo varie esperienze, prima come responsabile di pizzeria (Germania) e poi come docente in Italia e all’estero (Zambia), mi occupo da gennaio 2007 di comunicazione per le aziende (dalle piccolissime alle multinazionali). Al mio attivo ho numerose pubblicazioni – articoli e interviste – su giornali e riviste culturali nazionali (“Ideazione”, “Filosofia”, “Poeti e poesia”, etc.). Da studioso in ambito letterario ho scritto soprattutto di teoria della scrittura (si veda, ad esempio, il mio breve saggio “Ragionare alla Poe”, “Avanguardia” n. 59). Sono stato il primo a parlare di “narratologia deduttiva” (“Prometeo” n. 145).
Ottenuta nel 2000 una borsa di studio e ricerca da una Fondazione italo-americana per sviluppare il discorso iniziato col mio pamphlet “Giovani e potere” – o “Giovani, sesso e potere” a seconda dell’edizione – (prefazione di Dino Cofrancesco), ho potuto lavorare a stretto contatto, tra gli altri, con Anita Desai e Philip Levine. Polemista, ho scritto per i giornali anche di cultura. Di recente ho iniziato a pubblicare alcune poesie – o “testi rimati” come li definisco io – sulla rivista “Poeti e poesia”. Già membro della segreteria della “Enzo Tortora” di Milano e Consigliere generale della “Coscioni”, mi sono occupato come oratore del referendum per l’abrogazione della Legge 40 portando a casa anche un importante risultato: convincere il quotidiano “Liberazione” – di ispirazione comunista – ad usare come allegato per la campagna il materiale dell’associazione radicale.

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Luca Bagatin su Cedere al ricatto di Zelensky significa trovarsi in casa 100 milioni di migranti 
  • Luca Bagatin su Cedere al ricatto di Zelensky significa trovarsi in casa 100 milioni di migranti 
  • Fabio Maiorano su Il Miracolo di San Gennaro: quando il giornalismo diventa superstizione
  • Antonio di Meco su Fermare le macchine per salvare la democrazia
  • Angioletta Massimino su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Angioletta Massimino su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Luca Bagatin su Trump e Putin, l’asse dell’arroganza contro un’Europa che non si piega
  • Luca Bagatin su Spagna e Francia in piazza, l’Italia bipopulista: Europa a rischio sfascio…
  • Gianni su Emergenza casa: tra legalità calpestata e la distorsione del welfare nazionale

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti