Sono volati gli stracci, ma soltanto per fare ammuina, inimmaginabile una rogatoria attiva internazionale, per l’azione da commando del cardinale Konrad Krajewski da parte degli attuali rappresentanti della Nazione italiana; ma non tutti li gettarono in alto, alcuni hanno applaudito al “ meraviglioso gesto”; strano, tutti costoro erano quegli stessi che avrebbero dovuto provvedere ad alleviare questa povertà evidentissima e insopportabile per i quartieri che la ospitano da decenni. Gli uni e gli altri doppiamente colpevoli; per prima cosa per inadempienza del proprio dovere, quello di togliere sacche di povertà così persistenti ed evidenti, per seconda per aver sorvolato sulla difesa laica dello Stato. Carlo Arturo Jemolo, pur cattolico praticante, si sarà rigirato nella tomba.
E andiamo al di là del Tevere ad interrogarsi sul “garibaldino” Cardinale, il quale non ci passa neppure per la testa che abbia agito di sua iniziativa. Per cui nella Repubblica italiana oltre allo spread e stagnazione abbiamo un altro problema: l’ingerenza del Vaticano in casa nostra. Infatti quella azione così spettacolare e tutto sommato minimalista sta ad indicare che abbiamo due poteri che ci governano: uno repubblicano ed uno vaticano. Quello vaticano molto più autorevole, dobbiamo riconoscere, con ampie vedute, cultura, Storia, diplomazia, intrigo, ambiguità e quant’altro serva a dominare. Quello nostrano retto da uomini “nuovi” niente affatto conoscitori della seppur breve storia della Nazione, forse neppure delle cronache politiche dell’altro ieri. Un confronto impari.
Ma il “Garibaldi” che si annida a Santa Marta, dopo aver provato a scuotere le tonache teologiche con innovazioni non gradite dalla sua corte (vedi la comunione ai divorziati o la nullità matrimoniale gestita dai vescovi) si è rassegnato a far quello che gli riesce meglio: il politico. Per poter esercitare questa sua qualità, che gli riconosciamo, ha necessità di dimostrare alle nazioni ove svolge la sua missione politica che in Italia non è soltanto ospite ma anche un po’ dominus. Da qui l’invito ai cattolici italiani di farsi parte attiva in politica con il sostegno non soltanto gesuita. Questa vicenda così spettacolare ci ha permesso di contare le pecorelle nostrane, sia quelle che hanno belato scontente della frustata sia quelle felici per la stessa frustata.
A questo punto non farà male ricordare ai nostri rappresentanti del popolo una poesiola composta per i Deputati dell’epoca dal ministro Ferdinando Martini (Ferdinando Martini. L’ Uomo, il Letterato,il Politico. Di Guglielmo Adilardi e Carlotta Lenzi Iacomelli. Ed. Giuseppe Laterza,Bari,2011) in un occasione simile:
O mite bestiolina
che movi a testa china
e una tenera occhiata
volgi al guardiano iroso
se nel groppon lanoso
t’appioppa una pedata;
e se ti nuda il dorso
o al pascolo ti mena,
sei del pari serena
e non conosci il morso
o il rimproccio,
perché sai dir soltanto bè…e….
Io ti ammiro, o gentile,
animaletto vile,
che gli altrui passi pronti
seguiti lemme lemme
dai monti alle maremme,
dalle maremme ai monti.
T’è vanto, amore e legge
la stalla ove t’han messo;
purché ti sia concesso
di rimaner nel gregge,
non chiedi mai perché,
pronta a risponder bè…e…e.
Guglielmo Adilardi

In ogni caso un complimento a Guglielmo che ha sollevato una riflessione su questo argomento e soprattutto sulla inadeguatezza dei nostri politici nel non riuscire a risolvere i problemi della gente in difficoltà.
Tutti si dichiarano d’accordo nell’eliminare la povertà, ma da anni nessuno faceva niente in quello stabile.vedremo cosa succederà nel futuro.
L’articolo pone in luce una questione che personalmente vorrei commentare non tanto come ingerenza della chiesa, ma in quanto non opportunità pastorale del gesto compiuto dal cardinale Krajewski: Trovo diseducativo e non rispondente al principio della “carità” cristiana quanto fatto. Diseducativo perché indica a tutti, in particolare ai giovani, che è “buono e civile” il non rispettare le regole e omettere il pagamento dei debiti consolidati, quando lo stesso Cristo disse di “dare a Cesare quel che è di Cesare”.Di scarsa carità perché la Chiesa si è sempre distinta nel corso dei secoli per opere in favore dei più bisognosi: le alternative a quanto compiuto c’erano: una raccolta di fondi, anche nella questua domenicale, o il pagamenti in proprio del debito maturato. Entrare in conflitto con quanto stabilito da norme e regolamenti è stata una provocazione fine a se stessa che non ha risolto il problema in oggetto.