
L’Europa si interessa molto all’Ucraina, anche sbagliando molto, ma fa poco o nulla per Gaza.
La Russia si sanziona e con Israele si continua a commerciare le armi.
Di fame si muore, e non solo a Gaza.
Marah Abu Zuhri aveva vent’anni, era arrivata a Pisa per un’operazione umanitaria, accompagnata dalla madre. Ricoverata in ematologia, i medici hanno trovato davanti a sé un corpo distrutto dalla malnutrizione. Il 15 agosto il cuore non ha retto. È morta qui, in Italia. Ma è Gaza che l’ha uccisa.
Le Nazioni Unite lo ripetono da settimane: quasi 13.000 bambini ricoverati a Gaza in un solo mese per malnutrizione acuta. Mille camion di aiuti alimentari fermati o dirottati, solo dieci arrivati a destinazione. Un terzo della popolazione senza cibo per giorni interi. Centomila donne e bambini ridotti alla fame. Almeno 300 morti di stenti dall’inizio dell’anno. E mentre la carestia avanza, l’esercito israeliano apre il fuoco anche sulle file per il pane: 1.760 palestinesi uccisi in tre mesi mentre cercavano aiuti.
Tutto questo non è una catastrofe naturale, è una scelta politica. La fame usata come arma di guerra: proibita dalle Convenzioni di Ginevra, considerata crimine dalla Corte Penale Internazionale, condannata dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948, che riconosce il diritto al cibo come diritto umano fondamentale. Israele nega. “Nessuna carestia”, dice Netanyahu, bollando come menzogne le immagini di bambini scheletrici. È una campagna per cancellare l’evidenza: che la fame viene inflitta deliberatamente.
Una scelta che è paragonabile solo a quella dei nazisti verso il getto di Varsavia quando la fame divenne la principale causa di morte.
I nazisti usarono deliberatamente la fame come arma di sterminio degli ebrei di Varsavia dal 1940 fino alla liquidazione del ghetto nel 1943,
E l’Europa? Oggi torna a riunirsi insieme ai volenterosi.
Per l’Ucraina c’è chi si dice pronto perfino a mandare soldati sul terreno.
Ma perché non si convoca una riunione speciale per fermare l’uso della fame come arma a Gaza? Perché i “volenterosi” tacciono davanti a questo crimine?
Perché non si chiama in causa Trump grande sostenitore e amico di Netanyahu?
Il corpo senza vita di Marah smentisce tutte le menzogne. L’uso della fame come arma di sterminio non è una “fake news”.
Marah era una ragazza di vent’anni a cui è stato negato il diritto al cibo, che è il primo dei diritti umani.
La morte di Marah è arrivata fin dentro le nostre case, a ricordarci che l’umanità non si misura a parole.
Avevo proposto nei giorni scorsi un presidio di protesta continuo davanti all’ambasciata di Israele.
Un presidio, pacifico, di uomini e donne delle istituzioni e di comuni cittadini per dire semplicemente che noi non ci stiamo e far sentire la nostra voce e premere sul governo italiano perché si impegni di più politicamente e concretamente per salvare vite innocenti.
A mio avviso, è una proposta ancora più valida.
Enrico Rossi

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