Si trattava di elezioni per il Parlamento europeo e si sa che avranno conseguenze non piccole sulla politica italiana. Ma dall’Europa è giusto partire se si vuole tentare di interpretare il messaggio che gli elettori hanno inviato alla classe politica della Unione Europea. I timori di catastrofe della vigilia sono stati fortunatamente smentiti. Si temeva che l’avanzata delle forze euroscettiche ne avrebbe messo in difficoltà le istituzioni (Parlamento e Commissione) obbligandole addirittura alla paralisi. Non è stato così perché le famiglie dei partiti europeisti (popolari, socialisti, liberali), pur indebolite, mantengono una solida maggioranza. E la vittoria netta di “sovranisti” e di ultra conservatori in Paesi come Ungheria e Polonia è bilanciata dalla strepitosa avanzata in Germania di Verdi che non si limitano ad affermare i loro sacrosanti principi in difesa dell’ambiente ma dimostrano di possedere notevoli capacità di governo. Insomma, il quadro generale europeo è cambiato, ma l’Unione Europea è in condizione di trovare la forza di autorigenerarsi per imboccare finalmente la strada della integrazione politica oltre che economica.
In Italia, il risultato conferma, fino quasi ai decimali, i rapporti di forza tra maggioranza di governo e opposizioni. Ma all’interno della maggioranza si è rovesciato il mondo rispetto alle politiche di un anno fa. I voti che avevano i 5 Stelle (e qualcosa di più) li ha la Lega. I voti che aveva la Lega (e qualcosa di meno) li hanno ora i 5 Stelle. Nonostante le scontate dichiarazioni distensive di Salvini, difficile immaginare una situazione più precaria, soprattutto se si tiene conto del disaccordo pressochè totale fra i due partiti sui principali temi dell’agenda di governo. E la previsione di dovere, a breve, adottare tagli di spesa e/o misure fiscali da fare tremare solo a pensarci, non facilita le cose.
Sul fronte opposto, il PD di Zingaretti, a dispetto di tanti profeti di sventura, ha cominciato una risalita (cinque punti in più rispetto al disastroso risultato dello scorso anno) che rafforza il nuovo segretario e gli da modo di presentarsi (come ha già fatto) come possibile alternativa. Vale, al momento, come una dichiarazione di intenti, non come lettura della realtà. Si torna a parlare di bipolarismo: ma i soggetti dell’uno e dell’altro polo ancora non sono definiti. Davvero Salvini vorrà tentare l’avventura solo con la Meloni? Sarebbe, nell’immaginario e per quanto può valere, un polo di destra, non più di centrodestra. E Zingaretti se la sente di affrontare una alleanza con gli indeboliti 5 Stelle che ha dimostrato prevalenti umori di destra, visto che quasi la metà dei suoi elettori, in un anno, sono fuggiti verso Salvini? In ogni caso, sarebbe opportuno che nascesse, assieme alla lista + Europa, rimasta sotto la soglia di sbarramento ma con un non trascurabile 3,5%, un raggruppamento che metta assieme i sentimenti laici, liberali e riformisti. Sono largamente minoritari, ma sufficientemente diffusi. E una alternativa alla destra o centrodestra (che dir si voglia) da parte del solo PD, ancora troppo debole, non apparirebbe credibile.
Nicola Cariglia

purtroppo + Europa non spiega come la vuole questa più ; due cose da dire la funzionale Europa cresce assai mano dell’USA, non sa affrontare le crisi, che nei suoi trattati son riferite solo a quelle ambientali (terremoti et simil!). Si confronti l’anamento della produzione industriale prima e dopo l’EURO dei 4 paesi (IT-F-D-ES) e poi si capiscono tante cose.
Quest Europa non ha politica estera ,ne economica comune, dove sta l’Europa ? quella del nord che apre ai mercati che danneggiano la nostra agricoltura e difende i propri interessi.statale ) farebbero meglio a cercar di capire perché il popolo si muoveverso
Invece di demonizzre Populismi (che garda caso nascevano nella russia Zarista contro la burocrazia) farebbe neglio a cerca di capire perché il popolo si muove in quella direzione piutto sto che dar retta al detto Brectiano : se il governo non piace al popolo … sicambia il popolo !