Devo qualche spiegazione ai lettori di Pensalibero sull’appoggio dato a “Punto e a Capo”, lista civica che ha partecipato alle elezioni comunali di Firenze. La conclusione è nota: Dario Nardella, non ha soltanto vinto. Ha trionfato, perché uscire da cinque anni di amministrazione ed essere confermato, di questi tempi, con il vento che soffia contro chiunque detenga a lungo il potere, al primo turno e a larga maggioranza, significa trionfare. Tutto merito suo: ha indovinato e gestito personalmente la sua campagna elettorale: ci complimentiamo sinceramente e gli auguriamo buon lavoro.
Netta, invece, la sconfitta di Punto e a Capo. Abbiamo, secondo me, sottovalutato due fattori. Sottovalutato, non che li ignorassimo. Il primo, la mancanza di un adeguato sostegno economico: quando c’era bisogno di qualche spicciolo, ci siamo frugati in tasca. Spiccioli, appunto. Almeno per me, questa è stata una scelta deliberata. Vetero-romantica, forse. Ma, almeno per le elezioni “di vicinanza”, per usare un termine in voga, considero irrinunciabile questa condizione. A livello comunale, i problemi dovrebbero conoscerli tutti. Non è necessario il “bombardamento”. Ma queste non erano elezioni normali. Nemmeno per il Comune di Firenze. E qui entra in ballo il secondo fattore che abbiamo sottovalutato. Lo scontro all’ultimo sangue tra europeisti ed anti-europeisti, tra Lega e 5Stelle per il governo nazionale, tra centrodestra, impegnato nell’assedio della roccaforte più emblematica del PD da espugnare, e PD altrettanto impegnato a difenderla. In questo contesto, richiamare l’attenzione sui problemi di Firenze, ragione per la quale siamo nati, era non solo difficile ma anche inutile.
Perché lo abbiamo fatto autonomamente, scegliendo la via più difficile? Per portare una voce nuova e diversa nelle istituzioni fiorentine. Non siamo stati e non saremo mai “nemici” di Nardella, come non lo eravamo di Bocci o di qualsiasi altro. Ed abbiamo tentato di risvegliare dal torpore che avvolgeva la città e riguardava tanto la maggioranza che l’opposizione (che, infatti, proprio nell’epoca della grande crescita della Lega, ha registrato il suo peggiore risultato nella sfida per la conquista del Comune). Abbiamo messo assieme un bel gruppo di giovani e meno giovani che hanno vissuto l’avventura, a cominciare dal candidato sindaco Mustafa Watte, che hanno visto crescere giorno dopo giorno la loro passione per la politica. La semina certamente qualche frutto lo darà.
C’era veramente bisogno di questa avventura? Penso sinceramente di si, in una città che discute per decenni gli stessi problemi, spesso senza risolverli. Pensiamo ad una coincidenza che più emblematica non ci potrebbe essere: nel giorno del trionfo di Nardella, il TAR ha riaperto un problema che si trascina da trenta anni e che sembrava giunto al traguardo, l’adeguamento dell’aeroporto. Era stato finalmente deciso di si e ci sono i soldi. Ora si riparte daccapo. Ma senza avere messo un punto fermo.
Nicola Cariglia

come previsto, ma meno voti di casa pound non è possibile!