
L’Unione Europea si ritrova sedotta e abbandonata. A sedurla, per poi lasciarla in mezzo al guado, sarebbe stato Donald Trump. Il tycoon l’ha spinta verso una linea dura contro la Russia inducendola a rinunciare al gas e al petrolio acquistati a prezzi vantaggiosi e in seguito ha portato la presidente Von der Leyen a firmare con gli Stati Uniti un contratto ventennale per l’acquisto di energia a costi quattro volte superiori a quelli praticati da Mosca. A questo si è aggiunto il nuovo impegno nella corsa agli armamenti, un capitolo da oltre mille miliardi. Fin qui la cronaca. Il paradosso è che, dopo tanti sacrifici politici ed economici l’Europa si sente oggi liquidata da Washington con toni sbrigativi se non sprezzanti. Trump ci ha definiti falliti e nelle strategie americane che circolano in questi mesi il vecchio continente non appare più come la dama privilegiata invitata alla Casa Bianca. È un segnale chiaro: il rapporto speciale, per quanto asimmetrico, sta cambiando. Europa ingenua? Non proprio. Piuttosto un’Europa convinta di poter continuare a esercitare un fascino antico, forte della sua storia e della sua cultura, verso un alleato che da decenni la protegge ma che, altrettanto da decenni, chiede maggiore autonomia e responsabilità. Abbiamo coltivato l’illusione degli specchietti e delle perline colorate immaginando che la nostra raffinatezza potesse bilanciare la geopolitica, ma non è più così e forse non lo è mai stato. Per quasi ottant’anni gli Stati Uniti ci hanno garantito sicurezza militare e un ombrello politico globale. In cambio abbiamo pagato, cooperato, sostenuto. Abbiamo però vissuto troppo a credito rinviando una discussione seria sull’autonomia strategica europea e oggi ne paghiamo il conto. Possibile che a oltre vent’anni dalla nascita dell’euro non siamo ancora riusciti a costruire un’unione politica degna di questo nome? La verità è che siamo stati sedotti e abbandonati, ma soprattutto abbiamo sedotto e abbandonato noi stessi. Ventisette Paesi che competono tra loro sul piano fiscale e industriale, con eserciti minuscoli e spesso frammentati, scoprono ora di avere più generali che soldati. Eppure, messi insieme, i 27 valgono ancora moltissimo dal punto di vista economico e rappresentano una delle aree più ricche e istruite del pianeta. Non una debolezza strutturale, quindi, ma una fragilità politica. Chi oggi si stupisce della freddezza americana è ingenuo o in malafede. Gli Stati Uniti chiedono da tempo all’Europa di diventare adulta e ora, forse brutalmente, ce lo hanno ricordato nero su bianco. La domanda non è più cosa farà Washington ma cosa farà l’Europa, perché la storia insegna che chi non guida il proprio destino finisce guidato da altri. Dopo essere stata sedotta e abbandonata, l’Unione Europea non può permettersi un altro giro a vuoto.
Angelo Santoro

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