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2026: Sala e quale maggioranza?

Nel suo doppio messaggio di fine luglio e dei recenti Ambrogini, Beppe Sala ha ribadito la volontà di “non tirare a campare”. Una dichiarazione d’intenti che dovrebbe suonare come un colpo di gong per l’avvio dell’“ultimo miglio” del suo secondo mandato. Il problema, però, è che a correre sembra essere rimasto soprattutto lui. Attorno, una maggioranza frammentata, divisa da veti reciproci e priva di un orizzonte strategico condiviso. Il libro dei sogni per il 2026 – quello che il sindaco sta imbastendo tra San Siro, urbanistica-riparatrice, housing sociale e rilancio delle piscine civiche – è un’agenda ambiziosa. Ma è un’agenda di Palazzo Marino, non della coalizione. Ed è un dettaglio politico tutt’altro che irrilevante.

di Luca Rampazzo | 11 Dicembre 2025
Il Sindaco di Milano Beppe Sala in Prefettura in conferenza stampa dopo il Comitato provinciale per l’Ordine e la Sicurezza pubblica a Milano, 5 novembre 2022.

Nel suo doppio messaggio di fine luglio e dei recenti Ambrogini, Beppe Sala ha ribadito la volontà di “non tirare a campare”. Una dichiarazione d’intenti che dovrebbe suonare come un colpo di gong per l’avvio dell’“ultimo miglio” del suo secondo mandato. Il problema, però, è che a correre sembra essere rimasto soprattutto lui. Attorno, una maggioranza frammentata, divisa da veti reciproci e priva di un orizzonte strategico condiviso.

Il libro dei sogni per il 2026 – quello che il sindaco sta imbastendo tra San Siro, urbanistica-riparatrice, housing sociale e rilancio delle piscine civiche – è un’agenda ambiziosa. Ma è un’agenda di Palazzo Marino, non della coalizione. Ed è un dettaglio politico tutt’altro che irrilevante.

Azione: l’unico alleato convinto, ma senza assessore

Il paradosso più evidente è forse quello di Azione: l’unica forza che sposa integralmente l’impianto programmatico di Sala, ma che continua a rimanere fuori dalla porta della giunta. Avrebbe numeri e profilo politico per esprimere un assessore, e in diverse città italiane i centristi sono già parte dell’esecutivo. A Milano, invece, no: i veti incrociati di Verdi e Partito Democratico hanno chiuso in anticipo la partita. Una scelta dettata più da logiche di bandierina interna che da una riflessione sulla governabilità complessiva della città.

Il risultato è un sindaco che parla a una coalizione nella quale l’unico partito pronto a seguirlo con coerenza è anche quello che non può contare su una rappresentanza di governo.

Il resto della maggioranza? Un mosaico balcanizzato

La frattura non riguarda solo Azione. Le tensioni sui dossier urbanistici (tra garanzie ecologiche, necessità di far ripartire i cantieri e ricuciture politiche post-inchieste), la rigidità sui temi della sicurezza e il tira e molla continuo sul Piano casa mostrano un centrosinistra più simile a un mosaico balcanizzato che a una coalizione stabile.

Verdi e Sinistra spingono per una linea di compatibilità ambientale spesso poco conciliabile con la necessità di riattivare investimenti e cantieri. Il PD vive una fase di riposizionamento interno che si traduce in priorità fluttuanti: dal salario minimo comunale al tema sicurezza, ora improvvisamente riscoperto come bandiera identitaria. In mezzo, la Lista Sala e i civici, tradizionalmente collanti, oggi appaiono più spettatori che protagonisti dei processi decisionali.

A mancare non sono solo gli accordi; è la visione comune. Ognuno tira per sé, e ogni dossier diventa un terreno di negoziazione faticosa, spesso improduttiva.

Il programma del Sindaco come esercizio solitario

In questo contesto, il progetto di Sala – sul futuro di San Siro, sul recupero degli alloggi sfittti, sul modello gestionale delle piscine pubbliche, fino al rafforzamento della Polizia Locale – rischia di diventare un esercizio solitario di politica pubblica. Formalmente condiviso, sostanzialmente non metabolizzato dalla coalizione.

L’idea di accelerare a 18 mesi dalle elezioni potrebbe avere un senso amministrativo, ma senza una maggioranza coesa rischia di tradursi in un tentativo destinato a incepparsi, tra veti, diffidenze e tatticismi pre-elettorali. Un libro dei sogni, appunto: interessante da sfogliare, meno convincente da realizzare.

La vera domanda per Milano: con chi governerà Sala la fase finale del mandato?

Se il sindaco vuole davvero “non vivacchiare”, il nodo essenziale è un altro: definire con chiarezza quale maggioranza lo accompagnerà nella fase più delicata del mandato. Perché l’attuale assetto, con un unico alleato pienamente cooperativo ma escluso dalla giunta e una sommatoria di forze restanti sempre più divergenti, non è sostenibile a lungo.

Il 2026 non può essere un anno di promesse annunciate e poi appesantite dalle contraddizioni interne. Se Sala intende lasciare un’impronta politica, dovrà prima ricomporre un quadro che oggi appare sfilacciato. E dire in modo trasparente ai milanesi con chi intende farlo.

Luca Rampazzo

Pubblicato in : Editoriale

Info Luca Rampazzo

Luca Rampazzo, giornalista, laureato in giurisprudenza, è un imprenditore digitale, AD e cofounder di Leotech, libero professionista nel settore della comunicazione, copywrighter, commerciale e addetto stampa. Editorialista di “Milano Post” e “PensaLibero.it”. Nel tempo libero appassionato di politica e di cultura economica. Tutelato dal WWF in quanto liberista e conservatore, sogna un giorno di poter uscire dalla riserva in cui viene protetto in questo paese dove il liberismo viene trattato gratuitamente dal SSN.

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