
Ecofin, Consiglio europeo, G7, NATO, Commissione UE per l’ampliamento, e riunione del formato E5 Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Polonia: sono questi i prossimi e vicinissimi appuntamenti dell’Europa con la propria capacità di incidere sullo scenario della politica internazionale. Il primo è in corso mentre scriviamo. Tra i temi all’ordine del giorno del Consiglio Ecofin -oltre a regole sulla flessibilità anche come sostegno alle famiglie per la conversione energetica- il 21° pacchetto di sanzioni che l’UE si appresta a varare contro la Russia, e i 9 miliardi della prima tranche di aiuti da erogare all’Ucraina entro la fine del mese.
L’incontro del 10 giugno del cosiddetto formato E3, Regno Unito, Francia e Germania, con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ha ribadito il sostegno dei tre Paesi alle proposte di Zelensky, in particolare a fissare come punto di partenza per i negoziati l’attuale linea del fronte, e alla proposta di “dialogo diretto” tra Ucraina e Russia, con la partecipazione di Stati Uniti ed Europa, contenuta nella lettera indirizzata dal presidente ucraino al presidente russo Vladimir Putin giovedì 4 giugno.
Putin aveva risposto di non vederne “l’interesse” prima di raggiungere un accordo per porre fine alla guerra, confermando che la Russia non deflette dalla rivendicazione del possesso dell’intero Donbass. Nella stessa giornata del 10 giugno due annunci.
Il primo: la Bulgaria ha notificato attraverso il suo primo ministro Rumen Radaev, vicino alle posizioni di Mosca, che non fornirà più armi provenienti dalle proprie scorte militari a Kiev, pur mantenendo il ruolo di uno dei maggiori produttori europei di munizioni destinate all’esercito ucraino. Il secondo: il presidente Zelensky ha confermato l’utilizzo da parte dell’esercito ucraino di missili FP-5 Flamingo di propria produzione per colpire lo stabilimento militare russo a Ceboksary che rifornisce l’esercito occupante di componenti per droni e missili, a circa mille chilometri dal confine tra Ucraina e Russia, nella Repubblica Ciuvascia. Il presidente ucraino ha affermato che farà sempre più ricorso a questo tipo di missili capaci di colpire in profondità nel territorio russo per costringere il Cremlino a negoziati diretti.
Intanto all’incontro del formato E3 ha fatto seguito nella giornata di ieri quello degli ambasciatori dei tre Paesi a Mosca con il ministro degli Esteri Sergej Lavrov e alcuni rappresentanti del Ministero nel tentativo di riaprire un canale negoziale. Una doccia fredda ha però subito spento le aspettative e le prime intempestive dichiarazioni degli ambasciatori. Le condizioni poste da Francia, Germania e Gran Bretagna per la pace in Ucraina sono “inaccettabili” ha affermato Maria Zakharova portavoce del ministero degli Esteri russo. I leader di questi Paesi fanno solo finta di chiedere la pace, ha chiarito Zakharova.
Il torto dei Tre non è stato certo quello di ritenere che il disimpegno americano sia ormai conclamato e che non si debba attendere un improbabile ripensamento di Trump, per definire un ruolo europeo più attivo. Ad apparire paradossalmente intempestiva è l’improvvisa accelerazione che Germania, Francia e Regno Unito hanno impresso alla ricerca di un canale negoziale dopo tanto ritardo. Una scelta contestata dal governo italiano e da quello polacco che hanno ottenuto di essere coinvolti nel prossimo incontro che sarà, appunto, “formato E5”.
Al tavolo del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno a Bruxelles i capi di Stato e di governo dei Paesi membri dell’Ue, il presidente del Consiglio Antonio Costa e la presidente della Commissione Ursula von der Leyen troveranno dunque poche novità riguardo alla guerra in Ucraina.
In ogni caso importante sarà il nuovo pacchetto di sanzioni che l’Unione Europea sta per mettere in campo nei confronti della Russia e che dovrebbe colpire alcune personalità vicine a Vladimir Putin quali il patriarca Kirill I°, capo della Chiesa ortodossa russa, che sarà ricordato per l’arrogante indifferenza con cui accolse l’appello di papa Francesco a farsi con lui mediatore della pace, e Arkadij Dvorkovič presidente della Fide, il Consiglio della Federazione internazionale degli scacchi, e vicepremier russo fino al maggio 2018.
La Fide ha vietato per tre anni alla Russia di organizzare tornei di scacchi nei territori occupati dell’Ucraina, in Crimea e nelle regioni di Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhia e Kherson: la conferma della sanzione sarà posta ai voti alla prossima Assemblea generale. 44 scacchisti russi firmarono all’inizio dell’invasione dell’Ucraina nel 2022 una lettera aperta a Putin chiedendogli di fermare l’aggressione. Tra essi anche Jan Nepomnjaščij uno dei due campioni che si sfidarono per il titolo mondiale nel 2023. Dall’inizio del conflitto più di 200 scacchisti russi hanno cambiato nazionalità sportiva. È inoltre probabile che, malgrado le voci di dissenso, l’UE tenga fede al ruolino di marcia stabilito per l’integrazione dell’Ucraina nell’ambito delle istituzioni europee, e che il 15 giugno, come previsto, l’Ucraina possa accedere, dopo due anni di attesa, al primo dei sei “cluster di negoziazione”, cioè alle aree legislative che il Paese dovrà riformare per adeguarle agli standard UE. Un’altra opzione non sembra alle viste, ma considerate le difficoltà soprattutto di ordine economico frapposte da alcune nazioni all’ingresso dell’Ucraina, potrebbe accadere anche l’inatteso.
La seduta del Consiglio europeo sarà preceduta da un G7. L’incontro previsto dal 15 al 17 giugno Évian-les-Bains in Alta Savoia, vedrà la partecipazione di Zelensky. Si tratterà anche della crisi di Hormuz che sembra risolversi in queste ore ma il favore di Israele alla proposta di pace resta dubbio. La novità annunciata dal presidente francese Emmanuel Macron sarà la presenza dei leader di Egitto, Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti. Una presenza che, nell’intreccio della politica internazionale, potrebbe giocare un ruolo indiretto per il fronte ucraino, anche in considerazione degli interessi russo-cinesi per la stabilizzazione dell’area mediorientale e del partenariato economico-politico-militare russo-iraniano.
In vista del vertice NATO che si terrà ai primi di luglio, l’esito della riunione del G7 avrà certamente un peso rilevante. L’Amministrazione americana starebbe già ritirando il proprio contingente dal Kosovo, ponendo un altro tassello nella realizzazione coerente della sua nuova politica di sicurezza occidentale decisa alcuni mesi fa, che intende per Occidente il continente americano e la sua proiezione nel Pacifico, abbandonando l’Europa agli europei ma senza trascurare le alleanze con i frazionisti e con le forze che si oppongono alla costruzione di una UE confederale e soprattutto di un’Unione federata.
D’altra parte la NATO mostra di essere in grado di trasformare velocemente il suo impegno di monitoraggio delle provocazioni che la Russia mette a segno nei cieli degli Stati aderenti, in impegno a distruggere gli strumenti di quelle provocazioni. Come è accaduto l’8 giugno quando un caccia Rafale francese schierato in Lituania nell’ambito della missione NATO di pattugliamento aereo del Baltico ha distrutto un drone russo intercettato nel cielo della Lettonia. Nelle ultime settimane Estonia, Lituania, Romania ma anche Svezia e Germania sono diventate target di voli spia o di disturbo dei droni russi o bielorussi. La tecnica sempre più diffusa di deviare mediante strumentazioni elettroniche i droni diretti sul territorio russo, è ormai recepita dai Paesi confinanti con la Russia e dall’Alleanza Atlantica come nient’altro che un attacco a cui rispondere senza più limitarsi al monitoraggio ma abbattendo l’intruso.
Claudio Rocco

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