Gentile Direttore,
chi le scrive è nient’altro che un comune cittadino, la cui voce – ormai da molti anni – non trova più adeguati interpreti nel panorama politico Nazionale. L’intento di questa premessa – nella quale potrebbero riconoscersi senza fatica molti Italiani, a giudicare dalla sempre più esigua affluenza alle urne – non è banalizzare una situazione di oggettiva difficoltà, poiché ogni giorno vengono versati fiumi di inchiostro – il più delle volte in modo inefficace – sul popolo “sommerso e silenzioso” dei senza partito, con il rischio di aggiungere voci ad altre voci in una cacofonia inarrestabile. Al contrario, dichiarare – con dolore e con fatica – la propria delusione per la pluridecennale incapacità della politica Italiana nel ridare slancio alle famiglie politiche Europee – Popolari, Socialisti e Conservatori – capaci ancora di offrire, ovviamente fuori dai nostri confini, l’esempio di serietà che la politica richiederebbe, significa semplicemente fare un atto di coraggio in ossequio alla verità ed alla propria coscienza.
Purtroppo, è cosa nota che l’Italia sia un Paese ormai assuefatto alla perenne ricerca della novità politica, come se il passato – senza più distinzione tra storia e tradizioni politiche, tra personaggi e identità diverse, tra testimonianze positive di generosa dedizione al “bene comune” ed esperienze tra le più diverse, alcune delle quali addirittura irrilevanti per banalità e contenuti – dovesse necessariamente essere condannato all’oblio, in una condanna unanime e spesso ingenerosa di uomini, idee e partiti. Tutti accomunati, in una generale “rimozione” di massa, da etichette e parole d’ordine a beneficio di un sistema che si alimenta da solo e che trae vita non da progetti o identità storiche ma dalla contrapposizione ad uso di telecamera ( o di social, a seconda delle preferenze ).
Quale ne sia il risultato è ( o dovrebbe essere ) sotto gli occhi di tutti, senza ombre e tentennamenti: una crescente e preoccupante disaffezione all’esercizio democratico del voto, un personale politico talmente ” fluido” da non avere più remore nel cambio di casacca tra un’elezione e l’altra, l’esistenza di partiti privi di storia, senza più legami con il nostro passato, in cui possono addirittura coesistere – senza che ciò crei imbarazzo alcuno – identità che nel Novecento si erano fieramente – ed orgogliosamente – combattute. Questa sarebbe la ” modernità ” in nome della quale varrebbe la pena impegnarsi e riconoscersi?
Abbiamo trasformato l’opportunità che ci offriva il sistema Maggioritario, conquistato con un Referendum ai primi anni ’90, per ottenere una matura democrazia ” dell’alternanza ” tra due partiti del tutto omogenei – contrapposti per diverse identità e tradizioni ma fortemente radicati nel cuore Moderato del Paese – in una stucchevole e deprimente caciara tra opposte tifoserie, che nulla hanno da offrire se non l’illusione ottica di un bipolarismo muscolare in cui siamo diventati – nostro malgrado – unici rappresentanti in Europa.
Si ricorda, Direttore, quando i Politici ( la maiuscola non è a caso ) della tanto vituperata ” Prima Repubblica ” parlavano in televisione? Ricorda le proverbiali pause nei discorsi, che talvolta rafforzavano i concetti – e di quale spessore – molto più delle attuali abitudini in cui si premia la rapidità o chi possiede la battuta più fulminante, tipiche di una società in cui a prevalere è l’immagine sul contenuto? Se fa caso, l’abitudine a prevaricare il prossimo nel discorso – ad interrompere mentre si sta esponendo con calma un concetto – è diventata così pervasiva e diffusa da avere contaminato ormai pressoché tutte le nostre realtà, pubbliche o private.
Ecco, per invertire la rotta servirebbe proprio questo: un recupero del passato, non senza aver fatto – con onestà – un generale ” mea culpa ” per aver lasciato si disperdessero le più importanti e culturalmente valide tradizioni politiche l’Italia abbia mai avuto ed una grande operazione verità su cosa abbia davvero rappresentato – tra luci e ombre, certamente – la cosiddetta ” Prima Repubblica “. E quand’anche riuscissimo in un tale abnorme compito, occorrerebbe un drastico e coraggioso cambio di mentalità – quasi impossibile, per l’attuale società Italiana – capace di farci percepire chiaramente il limite di una realtà asfittica, nella quale tendiamo ad attribuire ad altri – l’Europa, i ” poteri forti “, gli immigrati – insuccessi che al contrario faremmo bene ad assumerci, secondo verità.
Mi lasci concludere dicendo che la vita sia già abbastanza dura, di questi tempi e che l’Italia non meriti il silenzio di una fetta sempre crescente di cittadini, orfani inconsolabili di un ” Cetaceo ” politicamente ancora nei cuori di tanti di noi.
Pietro De Montis

Lascia un commento