I lettori che ci seguono da lunga data sanno che siamo lontani dal pensiero leghista. Ma quando il leader, Matteo Salvini, sottolinea il problema delle cartelle esattoriali in arrivo, ha tutte le ragioni di questo mondo. Dopo due anni di pandemia e il disastro che ne è seguito in termini di perdite umane, in questi ultimi mesi il problema riguarda il fallimento economico di famiglie e imprese. Al pari del “liberi tutti” dalle mascherine (un grosso errore), i governanti si sono dimenticati di milioni di famiglie esasperate dai problemi finanziari, ai quali si aggiungono gli esattori del fisco. Ci si chiede banalmente: se il cittadino, 26 mesi fa non ha avuto la possibilità di pagare il debito allo Stato, potrà farlo oggi, con la tragica situazione che ci lasciamo alle spalle?
Gli esperti stimano in 15 milioni le cartelle esattoriali in arrivo, che riguardano altrettante famiglie; l’equivalente di oltre 45 milioni di abitanti (un italiano su quattro).
Quello fiscale è un grande problema economico e sociale, che il governo presieduto da Mario Draghi, dovrebbe affrontare con decisione, prima che il malessere si diffonda nella popolazione.
Matteo Salvini ha lanciato la proposta di “una pace fiscale” attraverso la rottamazione delle cartelle di piccolo importo, riguardante gli anni 2918-2019.
Termini per la prescrizione
Per le tasse locali (quelle comunali: Tari e Imu) il termine di prescrizione è di 5 anni; per le imposte erariali (quelle riscosse dallo Stato: Irpef, Iva, imposta di bollo) i termini si raddoppiano (dieci anni).
Quando le cartelle vengono notificate al contribuente, dopo i termini sopra indicati, nulla è dovuto. È bene fare attenzione, una volta pagate le somme non dovute, non è semplice ottenerne la restituzione.
Questo mese, pensionati e lavoratori con reddito inferiore ai 35 mila euro, riceveranno una tantum di 200 euro; meglio di niente; ma l’esiguità della somma risulterà ininfluente sui bilanci familiari. La somma di 500 euro avrebbe avuto un senso.
Roberto Fronzuti

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