
Claudia,
dici che non è una questione artistica ma umana. Dici che non ti dividi, che Levante e Claudia sono la stessa cosa. Perfetto. Allora parliamo da persona a persona, non da ufficio stampa a pubblico.
Se l’Eurovision diventa una “questione umana” perché c’è Israele, allora l’umanità non può essere a corrente alternata. Il 7 ottobre 2023 ragazzi sono stati massacrati in un festival musicale. In un festival. Come quelli dove tu canti. Come quelli dove celebriamo la vita, la musica, la libertà. Sono stati uccisi, bruciati, rapiti. Non erano ministri, non erano generali. Erano ragazzi con i biglietti in mano e le casse accese.
Se trasformi un palco in tribunale morale, devi accettare che la memoria sia intera, non selettiva.
Il punto non è difendere un governo. Il punto è che quando si dice “non vado perché c’è Israele”, si finisce per colpire un popolo intero dentro un evento musicale che, per definizione, non è una riunione di gabinetto. L’Eurovision non è Netanyahu. È un palco. E su quel palco, dopo il 7 ottobre, cantare significa anche dire che il terrorismo non decide chi può esistere e chi no.
Quello che colpisce non è la tua posizione. È la tua semplicità. È l’elogio della banalità: una frase che suona giusta, che accende applausi prevedibili, che ti colloca dalla parte “buona” senza attraversare la complessità. Ma la complessità esiste. E ignorarla non è profondità: è comodità.
Tu dici che non vai a cena con Netanyahu. Nessuno te lo chiede. A cena con Hamas o i suoi capi ci andresti?
La musica non salva il mondo, ma può evitare di banalizzarlo .
Ti auguro comunque un buon Sanremo, sinceramente. E ti invito – se davvero Claudia e Levante sono la stessa persona – a leggere, studiare, ascoltare anche ciò che non conferma la tua posizione. Senza hashtag. Senza slogan. Con il peso intero delle parole.
Perché quando si parla di “questione umana”, l’umanità va presa tutta. Anche quella che disturba… Anche Israele.
Nico Kir

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