
Le inchieste della Procura di Milano mettono sotto accusa le multinazionali del food delivery, Glovo, Deliveroo, e rivelano una realtà di sfruttamento schiavistico.
Quella che la propaganda ideologica aveva definito simpaticamente la “gig economy”, l’economia dei lavoretti, è in realtà un modello di business che riduce il lavoratore a mera appendice di un algoritmo, creando condizioni infernali di lavoro in cambio di una paga insufficiente a vivere una vita dignitosa.
Secondo le indagini della Procura, i rider vengono pagati mediamente tra i 3 e i 4 euro a consegna, i turni sono massacranti fino a 10-17 ore al giorno, 7 giorni su 7, e i guadagni netti sono spesso inferiori del 75-90% rispetto a quanto previsto dai contratti collettivi nazionali.
Ma la notizia di ieri è anche quella dell’azione giudiziaria verso i grandi marchi della ristorazione e della distribuzione organizzata. Società come McDonald’s, Burger King, Esselunga e Carrefour sono state chiamate a esibire i propri modelli organizzativi (ex d.lgs. 231/2001). L’ipotesi degli inquirenti è che i committenti non possano ignorare le condizioni di sfruttamento lungo la filiera: chi trae profitto dal servizio di consegna è ritenuto corresponsabile della verifica dei sistemi di controllo interni, per evitare che l’esternalizzazione diventi uno schermo per l’illegalità.
L’obiettivo è la regolarizzazione dei rapporti di lavoro e l’adeguamento delle paghe ai parametri di dignità sanciti dall’Articolo 36 della Costituzione.
In assenza di una normativa nazionale organica -nonostante gli impegni sul recepimento delle direttive UE che definisce subordinato il lavoro dipende dalle piattaforme digitali-sulla presunzione di subordinazione- la magistratura sta ridefinendo per via giudiziaria i confini della Gig Economy, equiparando il controllo digitale alle forme più arcaiche di intermediazione illecita di manodopera.
Vengono da fare molte considerazioni e da porre molti quesiti sul comportamento dei politici della maggioranza di destra che guida il nostro Paese.
Come è possibile che il governo nazionale, sempre pronto ad intervenire con decretazione d’urgenza su ogni fatto di cronaca, non senta la necessità di varare una legge organica contro queste forme aberranti di sfruttamento, che inasprisca le pene verso chi calpesta i diritti lavoratori e viola in modo tanto palese principi di umanità e di solidarietà sanciti nella nostra Costituzione?
Perché non si interviene e si lascia che la magistratura svolga un ruolo suppletivo rispetto alla politica?
Perché Meloni non ha ancora fatto uno dei suoi numerosi tweet e perché, come suo solito, non grida “vergogna”?
Perché Salvini, sempre pronto a fare dichiarazioni perentorie, questa volta invece non si schiera, senza se e senza ma, dalla parte di questi lavoratori?
Perché il ministro Nordio, tra le tante e sguaiate critiche che quotidianamente rivolge alla magistratura, non sente la necessità di eesprimere con parole appropriate un giudizio positivo sull’azione della procura milanese?
La realtà è che a questo governo nulla interessa delle condizioni di vita di centinaia di migliaia di lavoratori poiché tutta la sua attività è volta a difendere e far perpetrare lo sfruttamento più bieco e il dominio del profitto e del capitale.
Ma un’altra considerazione, ancora più grave, lega inevitabilmente le indagini della procura di Milano al dibattito e al referendum sulla riforma della giustizia.
Se dovessero vincere i sì l’effetto certo è che si produrrebbe un indebolimento della magistratura, e si ridurrebbe la sua autonomia, quindi la sua capacità di intervenire e fare indagini per tutelare i diritti dei cittadini e dei lavoratori.
Sempre ieri, Nordio ha dichiarato che dopo il referendum provvederà ad emanare disposizioni per stabilire le priorità degli interventi della magistratura; ciò che sostanzialmente significa ledere il principio della obbligatorietà dell’azione penale.
C’è qualcuno che può pensare seriamente che questo governo potrà mettere tra le priorità dell’azione giudiziaria la lotta allo sfruttamento schiavistico e la difesa dei lavoratori?
Il cerchio si chiude. Questa riforma della giustizia ha un obiettivo sociale chiaro: tutelare di più i potenti e indebolire la difesa dei più deboli.
A ben vedere i politici della destra leghista e neofascista rispondono anch’essi ad un algoritmo preciso: quello degli interessi del capitale e del profitto senza limiti.
Enrico Rossi

Lascia un commento