
La parola è il mezzo di propagazione del pensiero.
Ogni idea nasce nella mente di un individuo, ma può sopravvivere solo se trova una forma capace di attraversare lo spazio e il tempo. Questa forma è la parola.
L’estetica della parola non riguarda soltanto la sua bellezza. Riguarda la sua efficacia. Una parola precisa trasporta un pensiero con minore dispersione. Una parola povera ne disperde una parte lungo il percorso.
In fondo il processo non è molto diverso da quello che avviene in natura. Tutto si propaga nello spazio e nel tempo: la luce, il suono, l’energia. Anche il pensiero.
Le parole sono il vettore che permette alle idee di viaggiare da una mente all’altra e da una generazione all’altra.
Ogni pensiero possiede una propria pressione. È la forza con cui cerca di diffondersi. Alcune idee si esauriscono nel momento stesso in cui vengono pronunciate. Altre attraversano secoli e continuano a parlare a uomini che nasceranno molto tempo dopo i loro autori.
La cultura nasce proprio dall’incontro tra pressione e tempo.
La pressione determina quanto lontano un’idea riesce a spingersi. Il tempo determina quanto a lungo riesce a sopravvivere.
Per questo il linguaggio non è un semplice strumento di comunicazione. È l’infrastruttura stessa del pensiero.
Quando il lessico si impoverisce, si impoveriscono anche le sfumature con cui osserviamo la realtà. Quando le parole diminuiscono, diminuiscono le prospettive. Quando tutto viene ridotto a slogan e formule elementari, anche il pensiero tende a contrarsi.
Una civiltà cresce quando riesce a trasmettere idee complesse senza perderne il significato. Decade quando semplifica il linguaggio fino a renderlo incapace di contenere la complessità del reale.
Oggi produciamo più parole di qualsiasi altra epoca della storia. Eppure raramente esse riescono a percorrere grandi distanze nel tempo. Nascono, si diffondono e scompaiono nel giro di poche ore.
La propagazione aumenta. La permanenza diminuisce.
E forse è proprio questo il paradosso del nostro tempo.
Parliamo sempre di più, ma comprendiamo sempre meno.
Perché quando le parole perdono densità e bellezza, il pensiero perde profondità.
E nel frastuono permanente della comunicazione globale, il mondo sta lentamente diventando muto e sordo.
Piero Terracina

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