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L’esiguità delle pene è colpa delle leggi

È necessario riformare l’ordinamento attuale, che conferisce troppa discrezionalità ai giudici.

di Roberto Fronzuti | 15 Aprile 2017

Il cattivo funzionamento della giustizia è uno dei maggiori problemi che affligge il nostro Paese. Ma non è colpa dei magistrati se le cose non vanno bene da decenni nei tribunali. I giudici applicano le leggi approvate dal Parlamento; questo è il problema. Non c’è proporzione nell’entità della pena, fra chi uccide e chi commette dei reati nell’ambito di un’amministrazione aziendale. Volendo fare un esempio… A Verdini sono stati inflitti nove anni di carcere per il  fallimento  del Credito Cooperativo Fiorentino; può essere anche una condanna giusta, ma non c’è proporzione con  le condanne per omicidio, spesso risibili. In alcuni casi, anche al disotto dei dieci anni. L’omicida di Giuseppina Invernizzi, la titolare dell’agenzia matrimoniale di via Vitruvio a Milano (uccisa per futili motivi), venne condannato a 14 anni. Infierì con 30 coltellate, dopo averla uccisa con un pugno; con vari  sconti di pena è già libero. Non è neppure pensabile che ci siano solo cinque anni di carcere di differenza, fra un reato di tipo finanziario ed un efferato delitto.

La verità è che il sistema giudiziario italiano è complesso e comporta infinite lungaggini. Tutto questo tiene lontani la maggior parte degli imprenditori stranieri dal nostro Paese, che viceversa investirebbero volentieri in Italia. Per rimediare a tutto questo, che fare? Anzitutto bisognerebbe riordinare e riformare le leggi, che in Italia sono troppe. Occorrerebbe riordinarle, stabilendo la giusta proporzione delle condanne, in base alla gravità dei delitti. È necessario riformare l’ordinamento attuale, che conferisce troppa discrezionalità ai giudici (da un minimo e un massimo non dovrebbe esistere; il legislatore deve indicare l’entità della condanna). È di questi giorni la notizia che arriva da Pimonte, in provincia di Napoli, Dodici giovanissimi, colpevoli di aver violentato a turno una quindicenne (un delitto efferato e ripugnante) sono stati affidati per sette mesi ad una comunità e poi lasciati liberi con una ramanzina del giudice e con la raccomandazione di praticare lo sport. È assurdo! Il legislatore deve prevedere delle condanne precise, da scontare effettivamente, abolendo gli sconti di pena. Noi siamo favorevolissimi alle detenzioni alternative al carcere, per tutti i reati che non contemplino violenza nei confronti di donne e bambini. Braccialetto, affidamento ai servizi sociali, arresti domiciliari sono una valida alternativa alla detenzione in carcere, per cercare un percorso rieducativo, ma anche come risposta di fronte al sovraffollamento delle prigioni, Leggi giuste da parte del Parlamento, niente discrezionalità ai giudici che devono applicare la giusta pena prevista dai codici. Siamo contrari all’ergastolo; è giusto che sia data una speranza lungo un percorso rieducativo, ma la condanna deve essere reale, senza sconti. La buona condotta può essere premiata con il lavoro in carcere.

 

Roberto Fronzuti

 

Pubblicato in : Primo pianoTag: amministrazione, anni, italia, lavoro, milano, napoli, notizia, parlamento, servizi sociali, speranza, stranieri

Info Roberto Fronzuti

Fronzuti Roberto, editore e giornalista. Nel 1967 Inizia l’attività giornalistica collaborando con varie testate. Nel 1968 Fonda e tuttora dirige il settimanale d’informazione “L’Eco di Milano e Provincia”. Ha fondato le riviste di settore mensili, “Stampare” e la pubblicazione “F & C Magazine” tradotta anche in inglese e spedita in altri paesi. Dal 1970 al 1980 ricopre incarichi a livello amministrativo nel Comune di San Donato Milanese, nel ruolo di assessore alle Finanze e Commercio. Nel 1992, su nomina del Presidente dell’0rdine dei Giornalisti, entra nel Consiglio di Presidenza dell’Istituto per formazione al Giornalismo Carlo De Martino. Dal 1992-1997, viene eletto nel Consiglio direttivo dell’Associazione Lombarda dei giornalisti. Dal 1997 ad oggi, è Segretario Nazionale della Associazione onlus “Tribunale per la Tutela della Salute”.
Ad oggi, Editorialista del settimanale on-line www.pensalibero.it, dal 1
gennaio 2016 è stato nominato direttore de Il Globulo, la rivista dei Donatori di Sangue dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

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