
“Solo gli americani possono ferire l’America” Dwight D. Eisenhower
Martedì 30 settembre , il primo Segretario alla Guerra degli Stati Uniti, Pete Hegseth, ha riunito in una “convention” i massimi vertici militari statunitensi a Quantico, in Virginia. La riunione aveva l’obiettivo di annunciare in modo “chiaro e forte” una serie di cambiamenti radicali in tutti gli spetti e le fasi della gestione delle forze armate: migliori standard di cura personale, la forma fisica, nuovi criteri per le promozioni per alzare la carenza di leadership a tutti i vari livelli di comando, nuovi indirizzi e criteri nella gestione del Dipartimento, che era oramai diventato il Dipartimento dei “Woke”, la necessità di migliorare “i bassi standard per il reclutamento” ma soprattutto nuove regole di ingaggio per le situazioni di conflitto. Al termine dell’arringa di Hegseth è salito sul palco Trump che ha parlato per oltre un’ora e ha toccato argomenti e punti di vista suoi personali a riguardo l’impiego e gli obiettivi della forza militare . Ho preso il gusto di ascoltare tutti e due gli interventi. Trump, come è tipico dei provocatori, è partito lento , ha espresso il suo sostegno alle politiche, alle idee e agli obiettivi indicati da Hegseth e, poi ha cambiato passo e postura e, come nel suo stile, ha rilasciato numerose affermazioni incendiarie e divisive: “dovremmo usare alcune di queste pericolose città (degli Stati Uniti) come campi di addestramento per i nostri militari perché gli Stati Uniti sono ‘sotto invasione’ da parte di un nemico che abbiamo già in casa ma a differenza di quello straniero è per molti aspetti più difficile da individuare e combattere perché non indossano uniformi”.
Il disaccordo dei militari
Successivamente sul Post, sul NYT e sui social-media sono apparsi articoli con commenti di alti gradi delle tre armi e professionisti dell’intelligence ancora effettivi e in pensione che hanno espresso il loro disaccordo con le direttive del Segretario e con le pericolose dichiarazioni del Presidente. Un ammiraglio che ha parlato in anonimato al Post: “è stato incredibilmente sciocco riunire così tanti comandanti militari in uno stesso momento sotto lo stesso tetto, perché ha reso la difesa dell’intera nazione vulnerabile agli attacchi di un nemico dato che i loro comandanti erano impegnati a partecipare a una riunione non necessaria, che avrebbe potuto essere gestita tramite canali sicuri”. Per l’ex capitano dei Marines e alto ufficiale del Dipartimento di Stato, Matthew Hoh, il Segretario alla Guerra è “ossessionato dall’immagine e dall’estetica e rovinosamente guidato da un nazionalismo patriarcale cristiano bianco” e ancora “le direttive di Hegseth – come gran parte di ciò che Trump stesso ha proferito – riguardano l’apparenza più che la performance reale dell’apparato militare degli USA, di cui non sanno assolutamente nulla”. Il Contrammiraglio in pensione Michael L. Baker: “mi trattengo dall’imprecare come un marinaio nel riassumere l’evento: i due relatori non hanno presentato altro che roba da bulli macho. Si tratta di politiche dannose per l’organizzazione che minano la disciplina e l’onore dei reparti”. Per Mike Young, funzionario dell’intelligence in pensione ed esperto di efficienza organizzativa, il modo con cui Hegseth ha licenziando praticamente tutti i procuratori e gli avvocati dell’Ispettorato Generale ha indebolito il sistema di controllo: “ha già crato un serio danno rendendo più difficile perseguire leader tossici e nel denunciare aggressioni sessuali e abusi tra i ranghi… i commenti di Hegseth indicano chiaramente che ritiene queste situazioni principalmente false accuse, le sue opinioni contro le donne nelle forze armate sono ampiamente evidenti nei commenti pubblici e nel licenziamento senza motivazione di così tante donne anche di grado elevato”.
Gli ufficiali non rimarranno sempre fermi e in silenzio
Il commento più appropriato è stato del maggiore generale in pensione Dennis Laich, direttore dell’Eisenhower Media Network, seriamente preoccupato per la reazione che potrà esserci da parte degli ufficiali presenti : “Dopo aver accettato in silenzio il licenziamento immotivato di ufficiali superiori di valore, aver visto il servizio di donne, patrioti gay e lesbiche e afroamericani essere disprezzato, il Codice di Giustizia Militare calpestato e gli standard di reclutamento abbassati, il pubblico ha sentito il cadetto Bone Spurs (Trump) dire loro: ‘Se non vi piace quello che sto dicendo, potete lasciare la stanza. Certo, se ne va il vostro grado, se ne va il vostro futuro’. Gli ufficiali presenti sono restati in silenzio ma hanno certamente avuto una reazione emotiva che ritengo essere totalmente contraria al “cadetto”. E’ un silenzio che Hoh ha contestualizzato “I capi militari statunitensi presenti hanno servito silenziosamente e obbedientemente per decenni di guerre disastrose e controproducenti in Medio Oriente, Asia centrale e Africa volute da politici inetti e corrotti più interessati alla loro carriera politica che agli interessi della nazione, che non si sono mossi durante i licenziamenti di generali e ammiragli da parte dell’amministrazione Trump, per motivi politici, razziali o di genere, l’uso dell’esercito americano per esecuzioni extragiudiziali o l’impiego di Guardia Nazionale e Marines federali per favorire l’arresto, la brutalizzazione e la detenzione di cittadini americani e residenti legali nelle città americane. Ma non è detto che restino sempre fermi!”.
L’attacco MAGA
Hegseth e Trump in pieno delirio MAGA antepongono la lealtà al leader e alla sua ideologia rispetto ai principi della Costituzione e del bene della Repubblica e alimentano la consapevolezza, secondo Hoh che “il Presidente è un ignorante e un narcisista, circondato da utili idioti come Hegseth, che invece di perseguire la difesa della nazione immagina la gloria imperiale”. Un commento su cui riflettere è di Bill Astore ,ex professore all’Accademia Aeronautica, “le dichiarazioni di Trump e Hegseth dimostrano che la guerra ‘globale’ al terrorismo l’America le ha tutte perse perché la guerra contro quelle minacce è ora arrivata nelle città americane”, Astore si è dichiarato sconvolto dalla minaccia che “luoghi come Los Angeles e Portland possano essere pacificati da ‘guerrieri’ e combattenti americani, con centri di detenzione (campi di concentramento) per coloro che oppongono resistenza”. La conferma di questo indirizzo politico arriva dalla giornalista del L.A. Times, Ken Klippenstein, “il memorandum presidenziale ordina alle agenzie e ai dipartimenti governativi, tra cui l’FBI e le Joint Terrorism Task Forces, di operare contro un’ampia gamma di gruppi politici e individui negli Stati Uniti”.
Rifiutare la MAGAficazione
Al di là dei commenti e delle buone intenzioni resta l’interrogativo su cosa potranno fare le forze armate per evitare di essere ignominiosamente complici della MAGAficazione ed essere trascinati dentro possibili scontri armati di notevoli proporzioni fra cittadini, le varie polizie, come l’ICE, Guardia Nazionale, FBI, Marines . Nell’ipotesi di una dichiarazione di secessione da parte degli stati democratici cosa faranno le forze armate?. La soluzione migliore è valutare cosa realmente succede perché Trump ci ha abituati ad “avanzate francesi e ritirate trumpiane” con giravolte repentine di 180 gradi. Se la situazione si dovesse aggravare e gli alti ufficiali ritengono che il giuramento d’onore alla Costituzione, e non ai vari presidenti, sia una atto reale e non una dichiarazione formale dovrebbero chiedere il pensionamento anticipato con una dichiarazione congiunta sia di rigetto delle nuove regole di ingaggio che il rifiuto di partecipare ad una guerra contro cittadini americani e contro le istituzioni della Repubblica Federale. Come hanno fatto 300 fra ex comandanti dell’IDF e capi dell’intelligence israeliana che hanno scritto una lettera di dissenso a Netanyahu rispetto alla conduzione e agli obiettivi della guerra a Gaza. Nello stesso modo comandanti in servizio e ex militari in pensione anche dell’intelligence statunitense dovrebbero farsi carico maggiormente dell’onere di opporsi all’attacco che i MAGA stanno portando all’indipendenza delle forze armate. Soluzioni e decisioni non facili, i MAGA sono più insidiosi dei vietcong e dei talebani perché…non hanno divisa.
Fare la cosa giusta è una battaglia ardua ma necessaria.
“È facile criticare; molto più difficile realizzare un cambiamento positivo”, avverte il ricercatore senior Larry Wilkerson. “E tutto è complicato immensamente dal fatto che l’Impero americano è sull’orlo della disintegrazione, o peggio”.
Ray McGovern ci ricorda ciò che Thomas Paine scrisse nel dicembre 1776:
“Questi sono tempi che mettono a dura prova l’animo degli uomini. Il soldato d’estate e il patriota del sole, in questa crisi, si tireranno indietro dal servire il loro Paese; ma chi lo sostiene ora, merita l’amore e la gratitudine di uomini e donne.”
Il direttore associato Christian Sorensen indica il Memorandum presidenziale sulla sicurezza nazionale 7 (NSPM-7) come l’incarnazione di questa inevitabilità del ritorno della guerra.
Fulvio Rapanà

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