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I cecchini di Gaza

Nel giorno in cui, concordata la tregua, un sergente maggiore di 25 anni dell’esercito israeliano è stato ucciso da un cecchino a Gaza, abbiamo ascoltato, a Sky news, un operatore umanitario raccontare che quelli israeliani sparavano alla testa dei bambini. Un funzionario dell’Onu, che avrebbe il dovere di parlare nelle sedi preposte dal suo ufficio, raccontava alle piazze delle fosse comuni ancora da scoprire. Non mancano parlamentari italiani che continuano nella narrazione del genocidio, seppure interrotto.

di Riccardo Bruno | 13 Ottobre 2025

Nel giorno in cui, concordata la tregua, un sergente maggiore di 25 anni dell’esercito israeliano è stato ucciso da un cecchino a Gaza, abbiamo ascoltato, a Sky news, un operatore umanitario raccontare che quelli israeliani sparavano alla testa dei bambini. Un funzionario dell’Onu, che avrebbe il dovere di parlare nelle sedi preposte dal suo ufficio, raccontava alle piazze delle fosse comuni ancora da scoprire. Non mancano parlamentari italiani che continuano nella narrazione del genocidio, seppure interrotto.

La fiumana di gente che ritorna a Gaza sulle sue gambe, per non dire dei dirigenti di Hamas giunti al Cairo dall’aspetto ben nutrito, racconta che la stragrande maggioranza dei gazawi, avrà perso tutto, avrà passato due anni di inferno, avrà subito dolori profondi, ma ancora gode di una discreta salute. In Ucraina nel solo biennio ’32, ’33, l’Onu denunziò dieci milioni di morti nella repressione sovietica. Poi si corresse, solo tre milioni le vittime. Stalin era stato generoso. In Europa, dopo la fine della guerra, dai quattro ai sei milioni di ebrei rimasero inceneriti. In Ruanda, senza nemmeno una guerra, le carcasse dei tutsi uccisi a colpi di machete non riuscirono a contarsi. Si ritiene un massacro di mezzo milione, un milione di persone, avvenuto in meno di due mesi. Sarebbe interessante disporre di un quadro umanitario del Congo, del Niger, del Mozambico, del Sudan.

Né gli Ucraini, né gli ebrei, né i tutsi avevano compiuto atti di aggressione nei confronti degli Stati che li perseguirono, soprattutto non disponevano di milizie combattenti. L’Ucraina ne aveva ancora qualcuna cosacca di mera sopravvivenza, soprattutto nessuno aveva ostaggi. Tutti gli analisti, gli opinionisti, i comici riciclati che si sono esercitati nel raccontare la visione italiani della crisi di Gaza, non hanno mai preso in considerazione gli ostaggi israeliani, come se non esistessero. C’erano solo i bambini, che pure le milizie di Hamas arruolano dopo i dieci anni e mandano a combattere. E anche questo si è dovuto sentire, che a Gaza non c’era guerra, perché Gaza non ha un esercito, cioè una città con cinquecento chilometri di tunnel bunker sotterranei, sarebbe una vittima disarmata. Eppure anche adesso che c’è la tregua i leader di Hamas dicono di non le voler deporre le armi. E come mai ne disporrebbero, se non ce l’avessero un loro esercito?

C’è stata molta sproporzione nel conflitto in corso. Lo stesso presidente del Consiglio accusato a sua volta di concorso in genocidio presso la Corte fi giustizia dell’Aja, ha avuto modo di denunziare la sproporzionalità dell’intervento di Israele a Gaza. Di sicuro è sproporzionata la liberazione di milleduecento condannati per crimini compiuti contro la popolazione ebraica dalle carceri israeliane in cambio di 42 ostaggi di cui non si sa nemmeno in quanti siano vivi. L’offerta di territori di Israele è stata anche altrettanto sproporzionata. Non si era mai visto vincitore in battaglia rinunziare alle sue conquiste su un aggressore. Eppure Israele fu disposto a farlo, in cambio della pace. L’Egitto riottenne l’intero Sinai che mai si sarebbe ripreso con una quarta guerra. L’Egitto invece non chiese indietro Gaza, per cui non mostrò nessun interesse. Il siriano Asad, che non aveva nemmeno firmato la pace, pretendeva comunque indietro la città di Quneitra che gli fu ridata. La verità è che Israele non ha particolari ambizioni territoriali, quanto mai a Gaza che troverà una qualche amministrazione araba. Otto milioni di ebrei, non possono governare su una cinquantina di milioni di islamici. Eppure anche questo si è dovuto sentire, il ritorno della grande Israele, che pure si era conclusa in epoca romana. Già Golda Meir si considerava una palestinese.

Riccardo Bruno

Pubblicato in : Editoriale, EsteriTag: corte giustizia, Egitto, esercito israeliano, gaza, Onu, ostaggi, Sky news, tregua

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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