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L’errore più grave, peggio di un errore

Tutto il Novecento avrebbe dovuto insegnarci che il nazionalismo è un fenomeno nocivo per chi lo applica esattamente come per chi lo subisce. L’Italia che ha provato il suo lungo momento nazionalista accanto alla Germania è finita in rovine. L’Europa del dopoguerra a parte la ricostruzione, si è trovata a dover fare i conti con il suo passato più recente. La Francia con l’esperienza coloniale che non intendeva esaurire. Il nazionalismo francese spacciato per Grandeuer.

di Riccardo Bruno | 22 Agosto 2026

Tutto il Novecento avrebbe dovuto insegnarci che il nazionalismo è un fenomeno nocivo per chi lo applica esattamente come per chi lo subisce. L’Italia che ha provato il suo lungo momento nazionalista accanto alla Germania è finita in rovine. L’Europa del dopoguerra a parte la ricostruzione, si è trovata a dover fare i conti con il suo passato più recente. La Francia con l’esperienza coloniale che non intendeva esaurire. Il nazionalismo francese spacciato per Grandeuer. Dopo le batoste subite in Indocina ed in Algeria la Francia si è data una dimensionata. La Germania divisa a metà, la Spagna abbandonava il franchismo e nel 1985 avveniva un miracolo chiamato Schengen, il libero scambio fra merci e persone. Per la prima volta nella storia del continente europeo ci si comportava come se si fosse un solo grande paese dove circolare senza barriere e controlli. Schengen, oltre che un trattato che regola, le frontiere, è un’idea di unione transnazionale europea.

Anche per questo bisognerebbe capire se un governo accecato da se stesso, convinto di essere palingenetico anche quando ricalca al più le orme del governo Goria, abbia sospeso Schengen considerato un bersaglio. Allora non si tratterebbe solo di un errore, per quanto grave sia stato, ma proprio di una vocazione nefasta per il popolo italiano ed europeo. Soprattutto sui migranti, pensare che l’Italia sia in grado di gestirli da sola, significa cadere più nella irresolutezza che nella mitomania. Le opposizioni si sono messe a gridare all’effetto boomerang, al vaso di Pandora e fortunatamente anche loro hanno sbagliato. Spagna e Francia hanno mantenuto il sangue freddo evitando di cedere alla ritorsione. O almeno, la Spagna è furiosa per Schengen e restituirà all’Italia pan per focaccia, ma si tiene i suoi dublinanti come la Francia. A contrario della Germania, Francia e Spagna capiscono esattamente la natura del problema. Sui migranti non c’è soluzione possibile a meno che tutta l’Europa non sia compatta. In particolare, i paesi del Mediterraneo devono saper cooperare fra loro, tanto più che si sono accorti di non potersi fidare della Germania e nemmeno dell’Austria e guarda un po’ della Finlandia. Purtroppo l’Europa si è spaccata. Grazie alla Francia e alla Spagna non tutto è perduto.

Fosse solo per l’Italia, sarebbe stata una catastrofe, perché se senti il bisogno di rafforzare i confini, lo fai a tua discrezione e non sospendi Schengen. C’è il precedente del Covid, che anche non è edificante. Il Covid circolava lo stesso, essendo già in circolazione. Quello che ha fatto l’Italia adesso è stato pure peggio. Non c’era nessuna ragione di sospendere Schengen per i fatti di Ceuta e rischiava quello che stava per accadere, cioè che tutti gli altri paesi si sentissero le mani libere e scaricassero i loro migranti proprio sull’Italia. Spagna e Francia ci hanno salvato e forse questo loro atteggiamento responsabile aprirà gli occhi al governo Meloni. Anche se al punto a cui siamo giunti, è difficile sperarlo.

Riccardo Bruno

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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