
L’Unione Europea e diversi Paesi arabi hanno condannato duramente il nuovo piano di espansione israeliano nell’area E1 in Cisgiordania.
Il progetto edilizio rischia di isolare definitivamente Gerusalemme Est dal resto dei territori palestinesi. La comunità internazionale avverte che questa mossa compromette la continuità geografica di un futuro Stato palestinese.
L’Unione Europea definisce l’espansione illegale secondo il diritto internazionale.
I Paesi arabi parlano di una provocazione che mina la stabilità regionale.
L’ONU esprime profonda preoccupazione per l’impatto sulla soluzione a due Stati.
I leader palestinesi denunciano il tentativo di forzare una annessione di fatto.
L’area E1 si estende su circa 12 chilometri quadrati tra Gerusalemme Est e l’insediamento di Maale Adumim. La costruzione di nuove case in questa zona divide in due la Cisgiordania, separando il nord dal sud. Questo blocco rende quasi impossibile la creazione di uno Stato palestinese unito e indipendente.La diplomazia internazionale chiede l’immediato congelamento dei cantieri per evitare un’ulteriore escalation di tensioni.
La verità è che l’area E1 non è solo una striscia di terra contesa: è il sigillo definitivo su un’illusione diplomatica. Mentre l’Europa si arrocca dietro i suoi consueti e sterili comunicati di condanna e il mondo arabo solleva proteste di facciata, la realtà sul campo procede con la forza implacabile dei fatti compiuti. Abbiamo assistito per decenni al teatrino delle risoluzioni formali, ma la storia non si ferma con gli inchiostri dei trattati. Questa espansione non cancella solo la continuità geografica di un ipotetico Stato palestinese; cancella l’ennesima bugia che l’Occidente racconta a se stesso per non guardare in faccia il fallimento della sua stessa diplomazia. La soluzione a due Stati, oggi più che mai, somiglia a un fantasma evocato nei salotti internazionali per coprire il rumore delle ruspe e l’urlo di una terra che non troverà mai pace.
Giuseppe Basilico

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