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Ilva, l’acciaio che perdiamo: se ne va un altro pezzo d’Italia!

Federacciai e 14 imprese siderurgiche italiane hanno manifestato interesse per gli stabilimenti di Taranto. Una buona notizia, certamente, ma con un particolare decisivo: l’area a caldo dell’ILVA resta fuori dai giochi. Qui sta il cuore del problema perché il rischio è di salvare la trasformazione dell’acciaio rinunciando progressivamente alla sua produzione primaria.

di Paola Bergamo | 22 Agosto 2026

La riflessione di Biagio Marzo uscita qualche giorno fa a proposito dell’Ilva, sul “de profundis della siderurgia pubblica” e sulle responsabilità della magistratura e della politica, trova proprio in queste ore un nuovo capitolo.

Federacciai e 14 imprese siderurgiche italiane hanno manifestato interesse per gli stabilimenti di Taranto. Una buona notizia, certamente, ma con un particolare decisivo: l’area a caldo dell’ILVA resta fuori dai giochi.
Qui sta il cuore del problema perché il rischio è di salvare la trasformazione dell’acciaio rinunciando progressivamente alla sua produzione primaria.
Il presidente di Federacciai Antonio Gozzi ha osservato che approvvigionarsi all’estero di 4-5 milioni di tonnellate di bramme non rappresenterebbe, nel lungo periodo, una buona operazione industriale.
Da produttori stiamo rischiando di diventare semplici trasformatori di acciaio prodotto altrove. E, soprattutto, da esportatori a importatori.

È l’ultimo atto di una situazione che si trascina da quattordici anni.
Governi di diverso colore, commissariamenti, investitori, sindacati, magistratura: nessuno è riuscito a sciogliere il nodo fondamentale: coniugare produzione, lavoro, salute e ambiente.

Le responsabilità politiche sono trasversali. La sinistra, che ha governato a lungo, non ha saputo costruire una politica industriale capace di modernizzare e rendere ambientalmente sostenibile il maggiore polo siderurgico italiano. Ma la destra oggi al Governo non può continuare a indicare le responsabilità di chi l’ha preceduta: aveva promesso una soluzione e non l’ha trovata.

Così sull’area a caldo incombe lo spegnimento per via giudiziaria.
La magistratura deve tutelare salute e legalità, ma quando il destino di un settore strategico finisce nei tribunali significa anche che la politica ha abdicato al proprio ruolo e funzione.

Resta una domanda: prima di rassegnarci allo spegnimento dell’area a caldo abbiamo davvero esplorato fino in fondo il mercato mondiale per salvare l’ILVA? Nelle diverse procedure la platea dei candidati all’intero complesso si è progressivamente assottigliata fino a pochi operatori stranieri. Perché non siamo riusciti ad attrarre altri grandi gruppi siderurgici mondiali tra i quali ci sarebbero anche i colossi asiatici?

Prima di spegnere un altoforno, una grande nazione dovrebbe poter dire di averle tentate tutte. L’Italia ha saputo utilizzare capitali e partnership asiatici e anche cinesi dalla nautica di Ferretti all’energia di Ansaldo, fino a Pirelli e all’automotive: perché non verificare, con tutte le garanzie del Golden Power, anche l’interesse dei grandi poli siderurgici asiatici per Taranto?

C’è che l’ILVA è soltanto la punta dell’iceberg.
Dietro l’acciaio c’è l’altro grande problema italiano: l’energia. Non esiste industria competitiva senza energia abbondante, sicura e a costi sostenibili. Energia cara significa minore competitività, meno investimenti, delocalizzazioni, perdita di occupazione e dipendenza dall’estero.

Una grande nazione non si deindustrializza per risolvere un problema ambientale: investe in tecnologia, bonifiche e innovazione perché industria, salute e ambiente possano convivere.

Acciaio ed energia sono sovranità industriale. E un Paese che rinuncia a produrre ciò di cui ha bisogno non diventa soltanto più povero.
Diventa meno libero!

Paola Bergamo

Pubblicato in : Editoriale

Info Paola Bergamo

Paola Bergamo è una rinomata imprenditrice italiana, si occupa di Turismo e di Sport.
Esperta di relazioni pubbliche e internazionali è apprezzata scrittrice e opinionista seguita in Italia e
all’estero promuovendo il concetto di giustizia tra le genti e il dialogo per la Pace attraverso la
cultura.
E’ presidente del Centro Studi MB2 Monte Bianco-Mario Bergamo per dare un tetto all’Europa
(www.centrostudimb2.eu) attraverso il quale tiene vivo il pensiero politico filosofico di suo Nonno,
Mario Bergamo, politico del ‘900, perseguitato dalla dittatura Fascista e grande europeista.
E’ Presidente del Circolo Culturale “La Caduta”, think thank che si occupa di politica, geopolitica,
temi di natura filosofica, culturale e di attualità.
E’ Presidente del Premio Italiano Mario e Guido Bergamo e del Premio Scoiattolo d’Oro

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