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L’errore della ricerca

di Angelo Giubileo | 10 Luglio 2019

L’erede di Agenore narra come ai piedi del gelido Atlante
si distenda un luogo protetto da un bastione invalicabile,
e come al suo ingresso abitassero due gemelle,
figlie di Forco, che si dividevano l’uso di un occhio solo;
come lui con destrezza glielo carpì, inserendo la propria mano
mentre se lo scambiavano; come attraverso sentieri sperduti
e impervi, attraverso orridi nell’intrico di foreste,
giunse alla casa di Gorgone, e qua e là in mezzo ai campi,
nei sentieri gli avvenne di vedere figure di uomini e belve
mutati da esseri vivi in granito per aver visto Medusa.
Ma lui aveva scorto, riflessa nel bronzo dello scudo
che reggeva col braccio sinistro, l’orrenda immagine,
e mentre un sonno pesante gravava sui serpenti e su lei stessa,
le spiccò il capo dal collo: quasi fosse linfa materna
dal sangue nacquero Pegaso, l’alato destriero, e suo fratello.

Ovidio, “Metamorfosi”, IV 772-786

Il più grave errore della ricerca, che ha trovato largo spazio nella fisica classica, è stato quello di chiudere lo spazio dell’analisi in due rami tenuti del tutto separati, il ramo dell’intelletto dal ramo dei sensi. E infatti, quella che diciamo la conoscenza da parte di entrambi – pur presentando un elemento di diversità, riconducibile corrispondentemente a uno spazio o elemento di continuità o viceversa di discrezione – è in tutti i casi riconducibile a un profilo esclusivamente “formale”. Niente a che vedere con un profilo “sostanziale”, termine creato dal linguaggio di Aristotele e poi diffusosi nell’uso comune di ciò che è stato viceversa erroneamente inteso e quindi rappresentato.

Fino a Parmenide (e Platone, e mi affido in particolare alla testimonianza di Plutarco resa nell’adversus Colotem), la questione dell’essere è correttamente intesa come rappresentazione e quindi “fenomeno”, divisivo rispetto sia all’intelletto che ai sensi, e in ogni caso necessario, delle “cose divenute” che – sottolinea Plutarco – i filosofi postsocratici avrebbero fatto bene a “denominare cose divenute e non, come invece fanno costoro, cose che sono”.

L’errore è stato ed è quello di avere introdotto e introdurre nell’intero discorso, e quindi in ciò che i Greci chiamano logos, uno “scompiglio”, e cioè, dice sempre Plutarco: “aver creato scompiglio nelle parole”. Tale scompiglio, raggiunto il vertice della costruzione, come già accaduto alla forse più nota torre di Babele, porterà Aristotele (o chi per egli) a introdurre il termine equivalente di “metafisica”. Ovvero, l’assunto fondamentale della filosofia greca postsocratica che consuma la metamorfosi – perché lo abbiamo detto e lo ripetiamo: sempre e soltanto di una rappresentazione fenomenica si tratta – dalla “vecchia” metafisica presocratica dell’epoché alla “nuova” metafisica per l’appunto postsocratica della religione.

Un, il vero e proprio ritorno a Parmenide deve dunque essere inteso non alla maniera di Severino, bensì correttamente come il ritorno a un’esperienza assolutamente formale e plurimillenaria che precede la sintesi rappresentativa che l’Eleate compie brillantemente attraverso i frammenti della sua opera a noi pervenuti. Nell’attualità, ciò significa:

  • l’impossibilità perenne di prescindere da una rappresentazione formale, che ancora oggi diciamo “umana”;
  • l’incapacità di risolvere la questione della fisica che oggi si dibatte tra due impostazioni, entrambe fenomeniche, denominate “classica” e “quantistica”;
  • l’attuale capacità “aumentata” d’intervenire nei processi di trasformazione delle cose, ciò che diciamo divenire, così che davanti a noi si apre uno scenario che già oggi chiamiamo postumano.                                                                                                                Angelo Giubileo
Pubblicato in : Cultura ed eventi, MetamorfosiTag: discorso, diversità, filosofi, religione, severino

Info Angelo Giubileo

Angelo Giubileo (Torchiara, Salerno, Italy 1 aprile 1965), filosofo, giornalista e scrittore.
Già cultore della materia presso le cattedre di “Filosofia del diritto”, “Teoria dell’interpretazione” e “Logica giuridica” all’Università degli Studi di Salerno (aa.aa. 2000-2003).
Autore di numerosi saggi e articoli, pubblicati in Italia e all’estero.
In qualità di redattore:
– dal 2007 collabora con “Pensalibero” (Vicedirettore dal 2016 al 2023);
– dal 2016 collabora con “Il Quotidiano di Salerno”;
– dal 2018 al 2022 ha collaborato con “Antiche Curiosità” e la rivista “Destrutturalismo”;
– dal 2018 al 2023 ha collaborato con “Asino Rosso”;
– dal 2019 collabora con il “Nuovo Giornale Nazionale”;
– dal 2024 collabora con “PaeseRoma”;
– dal 2025 collabora con il movimento poetico-artistico d’avanguardia “DinAnimismo”.
Tra i saggi, si segnalano: “Scritti politico-liberali” (2016), “Pensioni: modello cileno per l’Italia?” (AA.VV. 2018), “L’essere e il nulla nell’era della tecnica” (2018), “La Macchina del tempo” in “TDay” (AA.VV. 2019), “L’alba del Mondo Nuovo” (2020), “Da Parmenide a Heidegger e ritorno” (2023), “Tutto è eterno” (2024); tutti disponibili in qualsiasi store.
Nel 2022 è stato cofirmatario dell’appello “Per una nuova bandiera euro-nazionale” pubblicato su Le Journal du Dimanche. In quanto autore dell’articolo “L’essere oltre la profezia”, pubblicato in “Dell’anno 2100” (AA.VV. 2023), è stato citato da Günter Berghaus nel suo periodico catalogo “A bibliography of Publications on Futurism” (2023). Nel 2025, è stato autore della prefazione “Il volo” alla versione italiana del saggio “Meccanica irrazionale” del fisico transumanista Giulio Prisco.

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