VENERDÌ 12 LUGLIO CON LA FANCIULLA DEL WEST SI LEVA IL SIPARIO SULLA 65° EDIZIONE DEL FESTIVAL PUCCINIANO, UNICO FESTIVAL AL MONDO DEDICATO A GIACOMO PUCCINI. SUL PODIO DELL’ORCHESTRA DELLA TOSCANA IL MAESTRO ALBERTO VERONESI(NELLA SECONDA RECITA DEL 26 LUGLIO ALLA DIREZIONE D’ORCHESTRA IL DEBUTTO ECCELLENTE DEL M° GIANNA FRATTA). Regia, scene e costumi di Renzo Giacchieri che torna a Torre del Lago – l’ultima rappresentazione per le celebrazioni del centenario (2010) – con un allestimento realizzato alla Cittadella del Carnevale di Viareggio dagli artisti del Carnevale di Viareggio.
SARÀ MARIA GHULEGHINA, IL PIÙ IMPORTANTE SOPRANO DRAMMATICO DELLA SUA GENERAZIONE, A SFIDARE LO SCERIFFO NELLA PARTITA A POKER AL DEBUTTO NEL RUOLO DI MINNIE CHE DEBUTTA A TORRE DEL LAGO PER LA PRIMA VOLTA.
«Minnie è la quintessenza di tutte le eroine di Puccini. – ci dice la soprano ucraina – Ho avuto numerose offerte dai più grandi teatri d’opera per cantare Minnie all’inizio della mia carriera, ma grazie a Dio sono stata abbastanza saggia nel saper dire “no”. Minnie non richiede solo una voce enorme e potente, Minnie ha anche molti passaggi lirici e teneri. C’è stato anche un tempo in cui dicevo “no” a tutti i teatri per Turandot, e ho deciso di debuttare il ruolo solo nel 2008 e da allora ho interpretato il ruolo quasi ovunque nel mondo con memorabili incisioni dal MET all’ Arena di Verona. Sono estremamente eccitata di questa straordinaria opportunità di debuttare a Torre del lago con due grandi artisti, il regista Renzo Giacchieri e il direttore Alberto Veronesi».
Dick Johnson sarà il bravissimo tenore spagnolo Alejandro Roy e Jack Rance Luca Grassi. Completano il cast Nick Fabio Serani, Ashby Ivan Marino, Sonora Luca Bruno, Trin Alberto Petricca, Sid Andrea Del Conte, Bello Francesco Lombardi, Harry Marco Voleri, Joe Tiziano Barontini, Happy Michele Perrella , Larkens Andrea De Campo, Billy Jackrabbit Alessandro Ceccarini, Wokle Annunziata Vestri, Jack Wallace Daniele Caputo, José Castro Massimo Schillaci, Un postiglione Matteo Bagni.
Il disegno luci è firmato da Nino Napoletano, assistente alla regia Luca Ramacciotti. Roberto Ardigò dirige il Coro del Festival Puccini .
Una breve ma significativa anticipazione ci viene proprio da Renzo Giacchieri:
«Contrariamente a quanto accadutomi con altre creature pucciniane – penso a Manon, a Tosca, a Cio Cio San – per le quali ci fu un innamoramento immediato, con la Girl (così decise di chiamarla il Maestro come si rileva dalla corrispondenza) le cose da parte mia andarono in modo diverso.
Inizialmente quasi indifferenza se non ironia per certe espressioni nostalgiche dei minatori, quando iniziai a studiarla a fondo per metterla in scena negli anni ’70 proprio qui a Torre del Lago e la mia guida era un compositore di notevole valore della seconda metà del secolo scorso, Vieri Tosatti, serio e profondo conoscitore della musica Wagneriana (non a caso..) caddi in piena trance identitaria con quei minatori, con i protagonisti, con l’ambiente tutto dove si svolgeva la vita di quella gente in cerca di fortuna o di amore.
E così anche con la Girl nacque un amore che nelle varie edizioni che ho nel tempo messo in scena è andato via via consolidandosi e crescendo. E d’altra parte Puccini stesso aveva molto e molto a lungo sofferto la gestazione di quest’opera (nel 1907 conobbe il dramma di Belasco e la prima di Fanciulla ebbe luogo a New York il 10 dicembre 1910) a causa di un non produttivo rapporto con i suoi nuovi librettisti Civilini e Zangarini i quali, per timore o per incapacità, non riuscivano a seguire le idee del Maestro forse tra le più meticolose se non maniacali mai indicate, assumendosi in tal modo la quasi totale responsabilità della creazione che anche in partitura segnava un periodo di vera e propria ansia di cambiamento. Si va per la prima volta verso un inusitato lieto fine.
“Ci siamo! – scrive a Ricordi il 26 agosto 1907 – la Girl promette di diventare una seconda Bohème, ma più forte, più ardita, più ampia” ed è la dinamica amore-redenzione ad offrire nuove opportunità alla drammaturgia pucciniana che in precedenza aveva saputo interpretare l’amore solo come motivo tragico, come colpa da espiare con la morte, ed è proprio in quest’opera che svetta il ruolo primario di Puccini non solo come drammaturgo ma come ideatore della messinscena pensata ed immaginata prima della composizione musicale. La scena di maggior effetto è quella finale dell’arrivo – a cavallo – della Girl che suscita commozione e pietà nei minatori e riesce così a salvare il proprio uomo provocando in tutti, in scena e in sala, un efficace effetto sorpresa con totale coinvolgimento. Finale che, come testimoniano alcune lettere, mostra la malattia californiana per “gli alti e grandi e addirittura colossali alberi all’aria aperta e con 10 e più cavalli e 60 uomini – e avrà un esito magnifico”. Altra novità assoluta di quest’opera è l’interessamento che il Maestro ebbe oltre che per libretto e scenografie, per i costumi descritti così minuziosamente da sembrare opera di un vero e proprio costumista. Insomma il libretto di Fanciulla contiene didascalie così dettagliate da sembrare redatte da un regista ed è corredato da una descrizione dei vari personaggi con molti particolari dedicati sì all’abbigliamento ma anche a tutte le caratteristiche tipicizzanti i vari ruoli. Puccini non aveva mai nascosto il suo debole per l’abilità scenica degli interpreti “non temo dichiarare che soglio riguardare per quasi tutte le mie opere prima alla parte teatrale e poi a quella vocale”.
Ecco, tranne che per l’assenza dei cavalli e qualche altro minore aspetto scenico, spero di non aver tradito lo spirito e la passione con cui Puccini si dedicò a questa Girl e da cui sono stato come ho detto, ammaliato. Anche perché il Maestro dorme qui a duecento metri da questo teatro a lui dedicato, e non vorrei che….»
Stefano Mecenate







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