Faccio da oltre cinquanta anni il giornalista e ricordo benissimo cosa si insegnava, all’epoca, ai giovani che si avvicinavano alla professione. La raccomandazione più ripetuta era che il primo compito della stampa consisteva nel fare da guardiano al potere. C’era tanta retorica e, almeno in Italia, altrettanta ipocrisia. Infatti, se si voleva criticare un giornalista che aveva fatto un’intervista a qualche politico di primo piano, lo si accusava di avere rivolto le sue domande “in ginocchio”, cioè di non avere “tolto la pelle all’intervistato”, come sarebbe stato suo dovere, ma di avergli lisciato il pelo. E, quanto alla gente comune, ben pochi se ne curavano fra i colleghi di questa bella professione. In compenso i politici hanno scontato con gli interessi l’antica genuflessione della stampa al loro cospetto, diventandone il bersaglio facile (dunque preferito) dopo che avevano perso ogni potere e prestigio in seguito al riuscito golpe mediatico-giudiziario di Tangentopoli.
Oggi, a Dio piacendo, siamo in epoca di populismi e, come che siano coniugati, è il popolo che comanda. Il “verbo” al potere è quello della società civile. Almeno così argomentano tutti coloro che prendono le difese di questo governo e accusano tutti noi che lo critichiamo di essere mossi dal desiderio di difendere vecchi privilegi e interessi delle caste. Ma non mi pare che, neppure oggi, ci sia qualcuno che si rivolga ai detentori del potere, cioè al popolo e alla società civile, con l’intento di “togliergli la pelle”. Al contrario, le ginocchia si sono spellate a quasi tutti i giornalisti per la posizione tenuta tutte le volte che parlano del nuovo potere, cioè del popolo. E proprio non c’è motivo alcuno di essere così accondiscendenti. Perché tutto quello che si è ascoltato e letto sulla nostra amata penisola, “italiani brava gente”, “cuore e mandolino” “gli italiani non sono razzisti”, etc., come minimo va completato con altri caratteri connotativi. Cioè, in Italia ogni anno si evadono al fisco 191 miliardi di euro, cioè un quarto delle imposte e tasse dovute. Non sono quisquiglie perché è il doppio della nostra spesa pubblica in campo sanitario. E, come se non bastasse, l’abusivismo edilizio, nel 2015 ha raggiunto il 19,7%, come a dire che ogni 100 costruzioni autorizzate dai Comuni, quelle realizzate illegalmente sono venti.
Dunque, ridimensionati i politici, la disonestà non sembra affatto diminuita. La “società civile” lo è così tanto, da mettersi in tasca un quarto dei soldi rubati al fisco e da gravare l’equilibrio del nostro territorio con un quinto delle costruzioni che sono abusive e, dunque, illegali. Ora, il resto della stampa continui pure a riportare tutte le manifestazioni della “società civile”, anche le più assurde e le più volgari, come fossero Vangelo e senza battere ciglio. Ma non vi meravigliate se tutte le volte che vi rivolgete a Pensalibero rimproverandogli di non tenere sufficiente conto del grande seguito popolare del governo pentaleghista, personalmente mi sento confortato. Significa che continuo a tenere conto dell’antico insegnamento che mi venne impartito all’inizio della carriera giornalistica: fare da guardiano al potere. Quanto meno provarci.
Nicola Cariglia

sono d’accordo ma la mia replica è solo dovuta a questo drammatico frammento che dovrebbe fare il giro d’Italia
https://video.repubblica.it/edizione/roma/frosinone-autista-cotral-prende-a-calci-e-pugni-passeggero-nero/339185/339783?video&ref=RHPPBT-BH-I230805290-C4-P3-S1.4-F4
andrea
191 milioni sono un quarto delle tasse? A me pare che le imposte e tasse siano molte di più…si parla di miliardi! Riveda il dato.
La ringrazio per la segnalazione dell’errore. Si tratta, ovviamente, di miliardi.
Perfetto! Viviamo da decenni ritenendo fondato l’assunto: popolo sano, politica malata. Non è vero affatto. Corruzione, incapacità, egoismo, ipocrisia eccetera sono connotazioni del popolo italiano, presso il quale la storia ha lasciato profondo e diffuso un sentimento anti-Stato