Perché la Germania non vuole gli Eurobond che rappresenterebbero sicuramente un vantaggio a beneficio degli Stati europei maggiormente indebitati come Portogallo, Irlanda, Grecia, Spagna ed Italia. La conseguenza è che rischia tutta l’Europa.

Per Eurobond si intendono titoli di debito sovranazionali di cui ogni Stato europeo si accollerebbe pro-quota l’onere del rimborso. Nel caso in cui uno degli Stati emittenti non fosse in grado di rimborsare la propria parte di debito, interverrebbe la garanzia solidale degli altri Stati europei. Ad esempio, laddove l’Italia non fosse nella condizione di far fronte alla quota di debito di propria competenza, gli altri Paesi europei si accollerebbero gli oneri del debito del nostro Paese.
Questo strumento finanziario rappresenterebbe sicuramente un vantaggio a beneficio degli Stati europei maggiormente indebitati come Portogallo, Irlanda, Grecia, Spagna ed Italia, definiti anche “Paesi periferici”, i quali attualmente pagano ai propri creditori tassi di interesse molto elevati e difficilmente sostenibili nel lungo periodo. Nello stesso tempo, però, l’emissione degli Eurobond aggraverebbe il carico finanziario e le responsabilità per i Paesi virtuosi e con un elevato merito creditizio, quali la Germania, la Finlandia e l’Olanda.
La Germania, in particolare, osteggia gli Eurobond perché essi indurrebbero i Paesi periferici a quell’atteggiamento che in finanza è comunemente definito “azzardo morale”. In parole povere questi Paesi, sapendo di poter contare sulla garanzia degli Stati con un tasso di fiducia più elevato, sarebbero indotti a comportamenti poco virtuosi. E tutti i torti la Germania potrebbe non averli, visto che in passato i Greci non hanno esitato a truccare i propri conti pubblici pur di rientrare nei parametri fissati dal Trattato di Maastricht. Ecco perché la Germania spinge per una politica fiscale comune e, soprattutto, allineata agli standard tedeschi, in particolare su aliquote d’imposta, età pensionabile e contrattazione salariale.
Ma la vera ragione del rifiuto e delle resistenze tedesche all’introduzione degli Eurobond non può essere
solo questa. Da più parti comincia ad insinuarsi il dubbio che la Germania ritenga di non aver ormai bisogno dell’Europa, considerata più una zavorra che un’opportunità. Di fatto il Governo tedesco ha continuato negli ultimi mesi a spingere sulle esportazioni, curandosi poco dei disavanzi commerciali e della crisi degli altri Paesi europei. Si è, inoltre, avvantaggiata dei tassi di interesse molto bassi pagati per finanziare il proprio debito pubblico. Ciò ha favorito un notevole guadagno di competitività del sistema tedesco rispetto agli altri Paesi. Se, ad esempio, il sistema Italia paga su un Euro di debito il 5% in più rispetto alla Germania, questa rilevante differenza inevitabilmente si ripercuote negativamente sulla competitività del nostro sistema imprenditoriale e sugli investimenti.
Si deve dunque sospettare che la signora Merkel ritenga che la Germania possa andar avanti da sola e che abbia intenzione di abbandonare al proprio destino gli altri Stati Europei? Se così fosse sarebbe il caso che la Cancelliera riflettesse a lungo e approfonditamente sulla politica che sta adottando.
Innanzitutto giova ricordare che la Germania si è avvantaggiata notevolmente dell’avvento dell’Euro, che ha messo fine alle svalutazioni competitive da parte di altri Paesi. Se guardiamo infatti al saldo corrente della bilancia dei pagamenti, cioè al saldo tra esportazioni ed importazioni di un Paese, notiamo che negli anni precedenti al 2000 esso era positivo per l’Italia, ossia le esportazioni superavano le importazioni, e negativo per la Germania. Dal 2000 in avanti, esso è divenuto negativo per l’Italia e positivo per la Germania. E questo è solo uno dei tanti esempi che potrebbero essere addotti per dimostrare quanto la Germania abbia guadagnato dall’avvento della moneta unica.
Ma ancora più eloquente è la ponderazione di quello che la Germania potrebbe perdere da una eventuale crisi dell’Euro. Oltre a considerare il brusco calo delle esportazioni che subirebbe l’economia tedesca nel caso in cui gli altri Paesi europei fossero ridotti alla fame, occorre ricordare che l’esposizione delle banche tedesche nei confronti dei Paesi periferici è ingente e non così facilmente riassorbibile. Dunque le motivazioni con cui la Merkel osteggia gli Eurobond, forse per un supposto tornaconto elettorale, appaiono ragionevoli ma in realtà sono miopi. Non a caso le ultime consultazioni elettorali in Germania sono state penalizzanti per la CDU.
Certo una maggiore unione politica e fiscale in Europa è auspicabile ed il “fiscal compact” è un primo passo in tal senso. Ma, realisticamente, ci vorrà ancora del tempo prima che gli Stati europei abdichino alla propria sovranità per arrivare ad una reale unione politica. Nel frattempo la Germania è chiamata ad aiutare gli altri Paesi acquisendo la consapevolezza dei vantaggi reciprochi che la moneta unica assicura a tutti.
Anche la memoria del passato dovrebbe aiutarla.
Come ha dichiarato l’ex vice cancelliere Joschka Fischer in una recente intervista, la Germania, nel secolo scorso, ha distrutto per due volte con mezzi militari se stessa e l’ordine europeo. Sarebbe tragico se la Germania unita, con mezzi pacifici, causasse la distruzione dell’ordine europeo per la terza volta in cent’anni. L’Euro non è solo una moneta, è un progetto politico. Se cade la moneta unica va in frantumi anche il sogno dell’unità europea. Concetti analoghi ha espresso recentemente anche l’ex cancelliere Schröder, che ha indicato nell’accelerazione del cammino verso l’unità politica europea l’unica via da seguire. Come nel 1947 gli Stati Uniti con il Piano Marshall contribuirono alla ricostruzione dell’Europa prostrata dalla lunga guerra, anche per puntellare le democrazie europee e spingere i loro Governi verso una politica di pacifica integrazione, allo stesso modo oggi la Germania dovrebbe esercitare il ruolo di leadership non solo economica, ma soprattutto politica in un’ottica europea. Fa indubbiamente bene ad invitare gli altri Stati ad ispirarsi alla rigorosa dottrina tedesca di bilancio, ma dovrà evitare di annientare i partner europei. Se questo avvenisse, sarebbe davvero un brutto ritorno al passato.

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