L’era delle post falsità. L’orologio batte 25 colpi.
L’orologio a pendolo ioneschiano scocca incontrollatamente rintocchi casuali e senza alcuna attinenza con il tempo. Fino a battere 25 colpi. Fuori dal tempo, pericolosamente.
Questo modo di fare politica è disgustoso, ma non è certo la prima volta che l’orologio batte 25 colpi. E certamente ahinoi non sarà l’ultima.
Il surrealismo ormai regna sovrano di questi tempi così come il caos caotico che ci
sta pian piano coinvolgendo e sconvolgendo le nostre ormai rare sicurezze. Amiamo il dubbio ma qualche volta gradiremmo anche alcune certezze. E speriamo che non ci distrugga fino a portarci al punto di non ritorno.
Fra pizzini siglati da iniziali stracciati e ricomposti, dazioni e avvisi di gogna. Non è la prima volta che l’agone politico si trasforma nel più bieco duello all’ultimo sangue. E’ successo per Bettino, Silvio e ora per Matteo.
Nota personale. Finire nelle grinfie di un movimento il cui probabile candidato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, non solo non usa i congiuntivi, oggi peccato veniale, ma si serve di consecutio improbabile “Se avesse vinto il referendum Verdini era un padre costituente”. Il Gigi in questione ci fa sapere anche che è arrivato in parlamento con 144 voti facendosene pure un vanto. Quando si dice raccattati dalla piena. Ecco, se si dovesse finire nelle loro grinfie ci sarebbe davvero da pensare a un bel viaggio senza ritorno nei mari del sud. Vero è che ho la sindrome della maestrina ma pretendo, da chi intende governare e si prepara poco in verità, sempre all’erta soltanto a gettare fango sugli altri e ripulire e spazzar via il proprio, almeno un livello culturale un zinzinino più elevato, anche senza sognar di tornare ai livelli culturali dei politici della prima repubblica che siamo ormai costretti a rimpiangere.
Ma torniamo a noi. Nessuno sa come andrà a finire la vicenda giudiziariamente. E allora tutti si affrettano a prenderne le distanze in favore dell’aspetto politico. Come se davvero si potessero bisecare. Insomma, che la giustizia faccia il suo corso ma intanto costoro , sempre garantisti conclamatissimi, hanno già condannato politicamente tanto da chiedere le dimissioni di un ministro. E non voglio dire dell’algido Coopy fine dicitore calmo e sussiegoso, composto ma sprizzante invidia e rancore da tutti i pori per non essere probabilmente stato preso in considerazione quanto si aspettava. E dunque si è trasformato nel più acerrimo nemico, anche mentre si sfianca a spiegare che non ce l’ha con Matteo. E che qualcuno, più di uno, ha definito sciacallo. Termine fortissimo e offensivo, è vero, ma non lontano dalla realtà. Come il governatore della Puglia, che in verità, stiimavo moltissimo prima dell’attuale vicenda.
Sulla base di mere e ipotetiche indicazioni pour parler fra faccendieri e probabili corrotti e corruttori, che hanno inserito fra le loro ciaccole, ancora non si sa come, il nome altisonante di un uomo per colpire politicamente il figlio. E meno male che sono garantisti. Standing ovation per Forza italia che non parteciperà o si asterrà dal voto, segnale politico e di reale garantismo più che voto essenziale ai fini del risultato. Anche se sappiamo, basta fare i conti, che andrà a finire in una bolla di sapone.
Per tornare al nostro surreale orologio, batte i suoi 25 rintocchi sempre al momento opportuno. Ricordiamo, uno per tutti, l’avviso di garanzia che raggiunse a Napoli Silvietto bello agli esordi della sua vittoria esaltante e del suo primo governo, il 51esimo di brevissima durata grazie al valido sostegno degli alleati. Mentre presiedeva una conferenza internazionale sulla criminalità organizzata “La notizia ha prodotto lo spettacolo del leader di un Paese dell’ Unione europea, alleato della Nato e membro del G7, che viene inquisito per corruzione”».
Ma le serpi si covano spesso in seno. Si sa.
Carla Ceretelli

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