
Ancora una volta a Milano il Leoncavallo torna a far parlare di sé non per attività culturali, ma per l’occupazione dello spazio pubblico senza regole. Giovedì 15 maggio, a partire dalle 9.00 del mattino, si è tenuto un presidio definito “resistente” contro il possibile sgombero dello storico centro sociale. Una folla si è radunata davanti allo stabile di via Watteau per un mercato agricolo e un evento con DJ set e musica dal vivo, come indicato nel volantino diffuso online.
Tutto lascia pensare che la manifestazione sia stata organizzata senza le necessarie autorizzazioni: nessuna ordinanza visibile, nessun piano di gestione della sicurezza, nessun rispetto per la quiete e la mobilità dei residenti della zona. L’ennesimo esempio di come certe realtà si sentano al di sopra delle regole che tutti gli altri sono tenuti a rispettare.
Il paradosso più grave è che, nonostante questa lunga storia di occupazioni abusive, eventi non autorizzati e incuranza verso le norme di convivenza civile, il Comune di Milano starebbe lavorando per offrire al Leoncavallo una nuova sede. Quello della giunta del sindaco Beppe Sala è un segnale istituzionale incomprensibile e scorretto nei confronti di chi, nella nostra città, investe legalmente in cultura, socialità e servizi nel rispetto delle regole.
Premiare chi ha disprezzato per decenni le regole del vivere comune rischia di minare la credibilità stessa delle istituzioni. La legalità deve essere un valore reale, non solo un principio sbandierato nei convegni. E i cittadini, quelli che ogni giorno rispettano vincoli, limiti e doveri, meritano rispetto almeno quanto gli “irriducibili” del Leoncavallo.
Luca Rampazzo

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