La principale continuità nell’elezione di Leone XIV, l’ancor giovane cardinale agostiniano Robert Prevost, nato a Chicago e pastore in Perù per 20 anni, è la conferma della bassa capacità professionale dei mezzi di comunicazione. Dopo l’improvvisa morte di Francesco, hanno scritto per settimane che sarebbe stato eletto di nuovo un Papa italiano. Scelto tra tre nomi, il Segretario di Stato Parolin, il Presidente della CEI Zuppi e il Patriarca di Gerusalemme Pizzaballa. Tutti assai Bergogliani, in specie Zuppi e Pizzaballa cattolici di sinistra e quest’ultimo addirittura molto sensibile ai palestinesi antiisraeliani.
Ebbene, quattro sole votazioni hanno provato ancora una volta che la mentalità dei giornalisti non è osservare i fatti ma aver la fissa di prevederli col fiancheggiare la moda dei più potenti al momento. Così non fanno il loro mestiere e indicano strade irrealistiche.
Preso atto di tale continuità non professionale , resta da capire il significato dell’elezione di Leone XIV. Non intendo fare un errore analogo attribuendo al neo eletto intenzioni da lui non ancora espresse ma rispondenti alle abituali contrapposizioni (progressisti gli anti Trump, di destra i pro Trump e i pro Meloni)dell’ossessivo schierarsi caro ai giornalisti. Per questo motivo, in attesa che la linea di Leone XIV emerga e si consolidi, mi limiterò ad alcune osservazioni circa i suoi atti iniziali e circa i concetti usati dal nuovo Pontefice (prima nel presentarsi in Piazza S.Pietro e il giorno dopo nell’omelia della Messa ai Cardinali).
La scelta del nome Leone XIV è probabilmente dovuta ai legami che il Papa Leone XIII ebbe con gli agostiniani, legami di famiglia e maturati con il Papato sia per gli aiuti materiali che risollevarono gli agostiniani in crisi, sia per aver dato loro tre cardinali e alcuni santi (tra cui la ben nota Santa Rita da Cascia). Non dimenticando neppure che Leone XIII fu il primo Papa a porre attenzione sull’America nella sua Enciclica del 1895.
Il primo discorso ai fedeli , non a braccio ma letto, inizia invocando “la pace del Cristo risorto, una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante. Proviene da Dio”. Sono parole essenziali. Non solo per l’evidente richiamo a quanto sosteneva il Papa all’epoca della Prima Guerra Mondiale, ma perché sottolineano l’origine divina della pace. La quale non deriva dal riconoscere in Terra un qualche potere umano da ossequiare insieme, bensì dall’accettare la fede nel Dio che tutti ama. Questo non è un concetto ovvio neppure nel mondo cattolico. Al di fuori di questo mondo, si deve magari osservare che si tratta della medesima impostazione usata da Papa Leone XIII, il Papa della dottrina sociale cattolica e della Rerum Novarum. Vale a dire un’impostazione imperniata su un reale problema specifico da risolvere ma priva di una via efficace sul come risolverlo.
Di fatti, subito dopo, Leone XIV ha detto “Dio vi ama tutti e il male non prevarrà. Siamo tutti nelle mani di Dio”. Insomma asserzioni fondate esclusivamente sul credo spirituale e non sulla ricerca e sulla conoscenza sperimentali degli umani.
Lo ribadscono le parole “cercando sempre di lavorare come uomini e donne fedeli a Gesù Cristo, per proclamare il Vangelo, per essere missionari”. La logica determinante è aver fede ed essere disposti alla missione per diffonderla. Il fulcro è “una Chiesa sinodale, una Chiesa che cammina, una Chiesa che cerca sempre di essere vicino specialmente a coloro che soffrono”. Dunque una missione rivolta a tutti senza privilegiare qualcuno.
E’ chiaro che il primo discorso di Leone XIV in Piazza S.Pietro centra il pontificato sulla missione di diffondere la fede utilizzando appieno lo strumento Chiesa. Concetto agostiniano ribadito nell’omelia durante la Messa per i Cardinali.
Leone XIV ha sottoleato “il dono di Dio e il cammino da percorrere per lasciarsene trasformare, dimensioni inscindibili della salvezza”. Il compito del Papa “è che il Vangelo sia annunciato ad ogni creatura…è che con l’aiuto di Dio, la Chiesa sia sempre più città posta sul monte, faro che illumina le notti del mondo…..non tanto grazie alla grandiosità delle sue costruzioni, quanto attraverso la santità dei suoi membri”.
Pertanto Leone XIV focalizza la attenzione sul come vivere la fede nella coerenza della divinità e sull’urgenza della missione contro la mancanza di fede che origina drammi. “ I contesti in cui alla fede si preferiscono altre sicurezze, come latecnologia, il denaro, il successo, il potere, il piacere.. anche oggi non mancano i contesti in cui Gesù, pur apprezzato come uomo, è ridotto solamente a una specie di leader carismatico, e ciò non solo tra i non credenti, ma anche tra molti battezzati, che finiscono così col vivere in un ateismo di fatto”.
L’idea desumibile dall’insieme di simili concetti trova conferma nei primi atti del Pontefice “fino ad altro provvedimento” (Parolin rimane segretario di Stato, l’asiatico Tagle diviene prefetto di Propaganda Fide, il brasiliano Montanari guida il dicastero dei vescovi al posto di Prevost e il cardinale di New York Dolan, vero kingmaker di Leone XIV, diviene capo delle finanze vaticane).
L’idea per ora desumibile è che il pontificato di Leone XIV avrà un carattere agostiniano, procederà senza enfasi, innoverà con cautela rispetto Francesco I, tornando al rigore dottrinale di Papa Ratzinger. Nel complesso sembra che il nuovo papato accentuerà il carattere di una religione che ha il suo pernio nella verità rivelata annunciata dalla Chiesa di Dio. In tale quadro, gli umani sono chiamati a vivere quella verità e risulta vano il loro impegnarsi nella ricerca di una conoscenza del mondo, irraggiungibile perché divina. Del resto, il principale strumento della convivenza non è il voto nelle urne per decidere bensì la partecipazione senza voto alla comunità ecclesiale che realizza le indicazioni della Chiesa in nome di Dio.
E’ ovvio che il mondo laico sperimenterà nel concreto le iniziative di Leone XIV. Tuttavia i suoi primi passi danno l’impressione che il Papato in corso confermerà le irriducibili differenze culturali tra il mondo religioso cattolico (imperniato sulla verità della fede) e l’insieme dei conviventi (che sperimentano di continuo i risultati dello loro libere iniziative nel reciproco conflitto secondo le regole). Differenze culturali che, in nome della insopprimibile diversità tra conviventi liberi, i laici accettano senza problemi. Pur nella più volte verificata consapevolezza che l’evolversi nelle strutture del convivere non verrà dalle illusioni religiose.
Raffaello Morelli

Lascia un commento