
Nel turbinio ogni giorno più stressato della politica italiana, c’è un convitato che in teoria dovrebbe essere protagonista, ma di fatto è vittima: l’elettore normale, che cerca smarrito di interpretare un mare di polemiche, proclami roboanti, e soprattutto tanta propaganda.
Partiti e leaders lo strattonano e lo blandiscono, parlando sempre in nome suo.
Nel dibattito politico domina quindi la strumentalizzazione. Si rincorre la cronaca. Due miliardi per pochi centesimi di risparmio sulle accise e spiccioli per il mondo della non autosufficienza di anziani e invalidi che secondo 30 associazioni potrebbe costare un miliardo l’anno. Tutto è piegato all’ottenimento rapido del consenso, e data l’apatia e la diffidenza degli elettori, è necessario alzare la voce, suscitare emozioni forti, fare ricorso alla pancia.
Chi cerca di aprire un ragionamento è messo in disparte, conta poco, le parole moderato e riformista non eccitano nessuno. Anche stampa e TV hanno le loro responsabilità.
E’ come se in uno Stadio avessero la parola solo le curve, inesorabilmente accanite l’una contro l’altra. Il resto delle tribune è muto, non riesce a capire, e allora gli spalti progressivamente si svuotano, nessuno ha più voglia di andare alla partita. L’Italia al voto è diventata gradualmente per metà esacerbata e dominata dall’ira, se non dall’odio. L’altra letteralmente non c’è, e la politica non l’aiuta, con leggi elettorali che stroncano il rapporto elettore-eletto e premiano alla fine una delle due curve, sovrarappresentando quella con un voto in più del 42%.
Una volta la politica si decideva al centro, ora è una lotta tra estremismi, che usano le notizie false e, troppo spesso, vere e proprie bugie.
Fatti molto delicati e sensibili, come quelli del gioielliere e del marocchino morto in mano ai poliziotti, dovrebbero essere trattati con prudenza, non come occasioni solo da usare come clave. I poliziotti ovviamente non sono tutti assassini (magari come quello di Rogoredo, inizialmente elogiato, con tanto di visita del Presidente del Consiglio al suo commissariato). La replica ad una sentenza della Magistratura di duplice omicidio va ragionata, e la legge Salvini in materia si può discutere (bastava non presentarla a suo tempo come un “liberi tutti”). Ma perché far circolare due bugie, cioè la “grazia subito” con tanto di maglietta gadget, e “candidiamolo in Parlamento”, che sono due soluzioni escluse dalla legge? Se poi queste cose non arrivano, riparte rabbia e magari anche violenza.
Vero è che l’esempio viene dall’alto e ciò che fa il Presidente USA era addirittura impensabile, ma perché in Italia si giudica “folle” un riarmo che ancora non c’è (non si sta facendo niente e se ne parlerà forse in una legge di Bilancio piccola piccola) e si fa credere che i soldi eventualmente prestati dall’Europa saranno tolti al welfare? Il Ministro dell’economia lo ha spiegato con chiarezza al Senato, ma un ex Presidente del Consiglio in un comizio con la segretaria del PD, ha urlato che è tutta una montatura, e non c’è bisogno di difendersi dai russi. Ci pensino gli Ucraini.
Chi dunque può salvare, nella confusione attuale, il povero cittadino-elettore confuso e travagliato?
Non certo i social, che sono la moltiplicazione del peggio che alberga in tanti che usano la tastiera per personali frustrazioni.
Spetterebbe alle istituzioni. Quelle civili come Università, scuola, cultura, stampa, e ancor più quelle pubbliche. Ma anche il cittadino deve fare la sua parte, cominciando ad esempio ad esigere chiarezza nei programmi dei partiti. La destra ripropone se stessa, la sinistra non ha ancora scritto una riga. Non si tollerino giri di parole: Difesa si o no? Europa si o no? Patrimoniale si o no? Sono mille gli equivoci che ci siamo trascinati dietro per anni. Ora si parla solo di Vannacci: andrà o non andrà col centrodestra? Pare che la soluzione sia, con buona pace del pavido Tajani, quella di aggregarsi con lui per godere del premio di 70 deputati e 35 senatori, ma poi sperare di non averne bisogno alla conta post elezioni. Ipocrisia e furbizia anche nel mondo al contrario.
A questo deve ribellarsi l’elettore confuso, non rassegnandosi e non rinunciando al voto.
Beppe Facchetti

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