Si può essere miliardari di successo e manifestarsi con la rozza arroganza di un capobastone di provincia. Les chiens ne font pas des chats, si dice in Francia per le nostre rape da cui non si cava sangue. L’americano padre padrone della Fiorentina, tutt’altro che nuovo alle piazzate sguaiate, è convinto che basti avere i soldi per urlare impunemente ogni fesseria.
Semmai ci fossero stati dei dubbi sul suo savoir faire, ecco che ha scelto i giorni in cui si ricorda il centenario di Artemio Franchi, Richelieu indiscusso del football europeo, per dire che lo stadio di Firenze, a Franchi intitolato, esattamente quello in cui la squadra viola gioca, lo stadio per il cui restauro l’Italia spenderà 100 milioni, “è il più merdoso mai inventato”.
Questo e non altro, alla faccia di chi traduce con complice benevolenza, significano le parole di Rocco Commisso “the shittiest thing that’s ever been invented”.
Se non fosse che la legge tutela il diritto di proprietà, se oggi il futuro della Fiorentina non dipendesse dai suoi danari, se chi rappresenta Firenze ne interpretasse con orgoglio storia e dignità, ce ne sarebbe abbastanza per affibbiare a questo signor miliardario un sonoro calcio nel didietro.
Ma senza giungere a tanto, tra le reazioni sdegnate di questi giorni dovrebbe brillare la ferma risposta delle istituzioni. Invece niente. Silenzio. Non uno capace di ricordare a Commisso chi è, dove è venuto e che la sua Mediacom vale zero rispetto alla storia secolare di Firenze, della Fiorentina e dello stesso stadio Franchi, manufatto che il mondo intero, non i suoi sodali analfabeti, ritiene semplicemente opera d’arte. Non è solo questione di imbarazzo. E’ questione che non c’è chiarezza e che davanti ai miliardi si può far finta di niente.
Questo post ha già molto criticato gli esordi burrascosi di Commisso con la sua tetra filosofia ‘pecunia omnia vincit’, il ‘fast fast fast’ a tutti i costi, l’idea malsana di un nuovo stadio a Campi e la fin troppo evidente impreparazione alle cose d’Italia che lo trascinava in un astio rabbioso, tanto offensivo quanto inconcludente.
Anche la squadra ne ha sofferto fino a rischiare la retrocessione, e i successi di quest’anno sembravano finalmente frutto di una saggia resipiscenza, mentre con i milioni del Pnrr si risolveva anche il problema dello stadio Franchi. Invece il signor Commisso pare negato per la diplomazia. I troppi miliardi lo accecano e come il toro davanti alla muleta attacca a corna basse senza riguardi tutto ciò che si oppone ai suoi desideri, fino ad aver torto anche dove può aver ragione.
Però la tifoseria senza cervello applaude, la stampa casalinga non osa più di tanto stante che senza Fiorentina non si vende. A parte poche corsivesse per lo più ossequiose, nessuno che gliele canti come si dovrebbe.
Quanto alle stelle delle istituzioni tacciono coraggiosamente e restano a guardare intimorite, non capendo che anche Commisso rappresenta Firenze nel mondo. La sua intervista al Financial Time conta colà dove si puote molto più di ogni vuota chiacchiera del sindaco Nardella e dell’ubiquo presidente toscano Giani ospitata sulla stampa cittadina.
Già, ma l’americano ha parlato male della mafia del calcio e dell’odiata Juventus degli Agnelli. A Firenze questo sembra sufficiente.
Riccardo Catola (da facebook)

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