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LEGISLATURA DI RUBY O LEGISLATURA COSTITUENTE?

di Elio Di Caprio

di Elio Di Caprio | 14 Febbraio 2011

In una legislatura che rischia di essere ricordata, se le cose vanno avanti così, come la “legislatura di Ruby” il governo del fare non poteva limitarsi alla tradizionale contestazione della magistratura senza dare l’immagine di una nuova e forzata vitalità, andando a scomodare tre articoli della Costituzione, prima sconosciuti- gli art.41, 97, 118 – da riformare immediatamente ( si fa per dire).

Ma domandiamoci, pur essendo abituati a tutto, in quale altro Paese d’Europa ( non diciamo del mondo, perché l’area sarebbe troppo vasta) sarebbe mai possibile che un Presidente del Consiglio voglia fare causa allo Stato – quale? rappresentato da chi?- perché si sente infangato dalla magistratura. Ma non fa niente, l’importante è che la corrida ricominci.

In quale altro Paese europeo si ritiene necessario addirittura modificare tre articoli della Costituzione, con procedura lunga e complessa, per ravvivare l’economia da domani mattina e insieme spingere per una riforma meritocratica della Pubblica Amministrazione in attesa di una cura più ricostituente di quella di Brunetta- questa volta però con l’imprinting costituzionale- contro i soliti fannulloni che non fanno niente ed intralciano tutto?

Ce lo immaginiamo il Ministro Tremonti che nei consessi finanziari internazionali annunci e prometta la riduzione del debito pubblico e la crescita del Pil italiano ( al 4 o 5 % all’anno..) modificando tre articoli della Costituzione? E se fosse così semplice perché non è stato fatto prima visto che basta spostare i controlli da ex ante a ex post per assicurare la libertà economica?

Gli interrogativi sono tanti come tanta è la confusione dei ruoli, è tanta la demagogia di annunci che non si possono avverare nei tempi previsti, è del tutto sproporzionata l’aspettativa che basti riformare solo tre articoli della Costituzione, neanche facenti parte dello stesso Titolo, per venire a capo di mali che l’ordinaria amministrazione di governo non è mai riuscita a risolvere. Dopo più di 60 anni di Costituzione vigente si scopre finalmente il grimaldello risolutivo, quello adatto a liberalizzare gli ordini e le professioni e superare le resistenze degli interessi colpiti. Possibile?

Pura propaganda: dalle lenzuolate di Bersani siamo passati alle scosse di Berlusconi, ma nulla si muoverà con questa maggioranza che per sopravvivere non può certo inimicarsi gli interessi protetti. Non c’è chi non veda come si tratti di mosse propagandistiche sempre utili se lo sbocco finale della crisi dovessero essere le elezioni anticipate, che ancora una volta si svolgeranno sul tema Berlusconi sì, magistratura no, libertà economica sì, statalismo no, tasse sì e patrimoniale no.

La vera materia del contendere è sempre la stessa da 15 anni ed è un’ulteriore dimostrazione di come la presunta Seconda Repubblica abbia aggravato i mali della prima. Ci si accorge, in ritardo e ad intermittenza, che se qualcosa di fondamentale è mancato nel passaggio – al di là degli incerti personaggi preposti al cambiamento incapaci di segnalare una linea di demarcazione decisa tra i due periodi- è proprio una revisione profonda della Costituzione che ridefinisse i poteri dello Stato per rimediare alle tante incongruenze e inefficienze che sono venute alla luce nel corso di decenni e a cui, anche ora, si tenta di porre rimedio con rattoppi frettolosi ed inadeguati.

Sono tanti gli articoli della Costituzione che negli ultimi tempi vengono strumentalmente richiamati come esempio da seguire o come ostacoli insormontabili da superare per venire a capo dei problemi più disparati. Non ci sono solo gli art.41, 97 e 118 che finalmente i cittadini distratti sono costretti a interpretare e decifrare per farsi un’idea di quanto la realtà abbia superato o contraddetto gli intendimenti dei costituenti.

E’ stato persino rispolverato come strumento di polemica politica contro il Premier, questa volta dalla sinistra, l’art.54 che impone ai pubblici servitori dello Stato di comportarsi con decoro ed onore.. Ma l’art.54 è un articolo che riguarda ben poco o non dovrebbe riguardare la figura del Presidente del Consiglio per la quale mai e poi mai gli ingenui Padri costituenti di 60 anni fa avrebbero mai immaginato di doverne sottolineare doveri e funzioni, dando per scontato che, come minimo, chi ricopre una carica così importante abbia un comportamento onorevole ed esemplare. Allora era difficilmente immaginabile che fossimo caduti in una legislatura appesa all’immagine di Ruby…

L’art.54 riguarda in primis i “civil servants” i pubblici funzionari subordinati alle istituzioni a cui si richiede un comportamento onesto e decoroso per dare credibilità complessiva alla macchina amministrativa dello Stato, non è stato concepito per chi governa le istituzioni, per le funzioni di Presidente del Consiglio o di Presidente della Repubblica. Eppure anche questo articolo costituzionale viene stravolto e piegato alle esigenze della lotta politiche del tempo presente.

Appigliarsi o scomodare i singoli articoli della Carta costituzionale per contestare i comportamenti degli avversari o per giustificare improbabili scosse economiche o per mettere in riga una burocrazia che da decenni è stata mortificata dalla partitocrazia sono inutili fuochi d’artificio che nulla spostano.

Passerà Ruby, passeranno pure Berlusconi e le sue fantasmagoriche promesse e noi saremo al punto di partenza, ancorati ad una Costituzione complessivamente inadeguata che nessuno vuole cambiare e a domandarci se siano più efficaci le autorizzazione ex ante o i controlli ex post….

Elio Di Caprio terzarepubblica.it

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