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Legge elettorale: quando la demagogia era sinonimo di preferenza

Sul banco della convenienza, l’ipocrisia non ha scampo. E della “salvifica” preferenza, più nessuno parla.

di Daniele Marchetti | 5 Giugno 2017

Ma non dovevano essere l’elemento irrinunciabile? La pietra angolare di ogni accordo? L’ultimo argine allo scollamento tra la politica ed il corpo elettorale? E poi, dove sono finiti i D’Alema, gli Alfano, gli Orlando, i Bersani, i Quagliariello, Di Maio e molti altri “mister preferenza” che si stracciavano le vesti per i capilista bloccati? Tutto evaporato!

Sul banco della convenienza, l’ipocrisia non ha scampo. E della “salvifica” preferenza, più nessuno parla. Oggi (come sempre) la vera questione è stata ed è la rappresentatività. Pardon, la sopravvivenza. Quel “primun vivere” che è la madre di tutte le battaglie e per la quale ancora molte cartucce potranno essere sparate (sopratutto sul Governo).

Certo, l’accordo c’è e sembra tenere al di là di ogni fibrillazione interna ai vari poli. Ma è sul testo della nuova legge elettorale che si giocherà la vera partita. Nessuno, neppure i più accreditati “consiglieri” alla D’Alimonte, tanto per non fare nomi, si sbilanciano molto. Nessuno sembra aver chiaro se vi sarà un premio di governabilità come invocano i grillini, e come esso, eventualmente, sarà strutturato ed assegnato. Ma soprattutto non è assolutamente chiaro come sarà mutuato dal sistema tedesco la combine uninominale-proporzionale alla luce del numero fisso (e non variabile come è in Germania) dei parlamentari.

Le uniche certezze, ad oggi, sembrano essere: la soglia di sbarramento al 5% e la rinuncia alle preferenze che saranno sostituite nella parte uninominale dalla presenza sulla scheda del nome del candidato (presumibilmente come avveniva per le elezioni provinciali) e per la porzione proporzionale da una sorta di mini-lista bloccata che il Cav ha introdotto (esagerando nella lunghezza) per primo con il cosiddetto Porcellum e che poi, coerentemente ed ostinatamente, ha sempre difeso e reclamato.

Anche l’idea (peraltro “copiata” dal Toscanellum) di riportare sulla scheda elettorale i nomi del “listino bloccato” più che un segno di chiarezza e trasparenza appare un’arma di distrazione di massa per imporre, senza colpo ferire e nel silenzio dei “mister preferenza”, un nuovo Parlamento di nominati.

Dall’Italicum al Nominaticum, viva L’Italia!

Daniele Marchetti

Pubblicato in : EditorialeTag: bersani, demagogia, elezioni, germania, governo, legge elettorale, massa, nuova legge, parlamento, porcellum, uninominale

Info Daniele Marchetti

Nato a Lucca nel gennaio 1965, sposato e padre di un furetto di nome Filippo, risiede a Firenze. Laureato in Scienze Biologiche, specializzato in Epistemologia presso l’Università degli Studi di Pisa e perfezionato in “Bioetica e Biotecnologie” all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, dal 1997 è abilitato alla professione di Biologo e dal 2003 è giornalista iscritto all’Ordine della Toscana e Direttore di alcuni periodici lucchesi. Già ricercatore presso l’Università degli studi di Firenze e titolare di una borsa di ricerca del Ministero degli Affari Esteri (bandita dall’Istituto Agronomico per l’Oltremare), nel 2000 ha pubblicato per lo Studio Editoriale Fiorentino (S.E.F.) il volume “L’Italia delle Agro-Biotecnologie”. Appassionato da sempre di politica (quella pensata più di quella “realizzata”), nel 2001 entra in Consiglio regionale della Toscana come funzionario e nel 2009 guida, con la carica di Dirigente, una Segreteria Istituzionale. Dal 2010 ha rivestito l’incarico di Responsabile dell’Ufficio stampa di un influente Gruppo consiliare.

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