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Legge elettorale: collegi uninominali per una nuova classe politica designata dal popolo

Sarebbe la fine di valletti e vallette che ci gonfiano gli zebedei da un paio di decenni, con le loro cantilene recitate a memoria, e che nessuno sopporta più.

di Nicola Cariglia | 25 Luglio 2016

Il cono d’ombra sull’Italicum, già sistema elettorale dalle capacità taumaturgiche ed ora fortemente messo in discussione da tanti ex sostenitori ed ex interessati agnostici perché potrebbe fare vincere il Movimento 5 Stelle, ha, nella motivazione, aspetti insopportabili di indecenza. Ma potrebbe offrire addirittura l’occasione per porre rimedio al peggiore dei guasti di oltre venti anni di cosiddetta seconda repubblica. La quale, nel suo ventennio ha prodotto gli stessi effetti del ventennio di Benito buonanima quanto a desertificazione della classe politica italiana.

Per carità: nessuno vuole alludere a improponibili analogie oltre questo aspetto.

Nel ventennio fascista la classe politica democratica era stata dispersa, ridotta al silenzio, esiliata e incarcerata con la violenza. Nel ventennio immediatamente alle nostre spalle siamo arrivati al medesimo risultato pratico con mezzi più sofisticati. Tangentopoli aveva creato un grande vuoto. Che venne riempito da arrembanti ex seconde file, spinte in avanti da poteri finanziari, corporativi, confessionali, sindacali e da associazioni di vario tipo. Che se da un lato erano e sono inadeguate, dall’altro erano prive di qualsiasi collegamento con i cittadini. Quelli che una volta, a buon diritto, si definivano rappresentanti del popolo, rappresentano oggi uno strano miscuglio. Perchè devono la loro ascesa ai soggetti che, come detto sopra, li hanno sospinti in avanti. Le leggi elettorali che si sono succedute introducendo il metodo della selezione dall’alto, giornali e  televisioni usati per scopi di parte hanno fatto il resto. Abbiamo così una classe politica a tutto concedere “digitale”, con ottimi rapporti con i media e i loro padroni, ma totalmente avulsa da qualsiasi riferimento alla sovranità popolare.

Ora che l’Italicum potrebbe cadere per sentenza della Corte Costituzionale, chiamata a pronunciarsi sulla sua legittimità, o per i timori degli stessi partiti che pure l’avevano sostenuto, si presenta la grande occasione per dotare, finalmente, l’Italia di una classe politica degna di questo nome. Il metodo da privilegiare è quello dei collegi uninominali.

Eleggere i deputati e i senatori (quale che sia il ruolo della seconda Camera) mettendo uno contro l’altro i concorrenti, in collegi il più possibile piccoli, sarebbe una formidabile spinta, per tutti i partiti, a cercare i migliori da mettere in competizione con gli avversari. Sarebbe la fine di valletti e vallette riproposti in continuazione dai media scritti parlati e illustrati, che ci gonfiano gli zebedei da un paio di decenni, con le loro cantilene recitate a memoria, e che nessuno sopporta più.

Avremmo una classe di parlamentari selezionata per il proprio valore a giudizio degli elettori. E in grado, se lo volesse, di bilanciare, grazie alla forza data direttamente dal popolo, il potere delle oligarchie e delle burocrazie dei partiti.

Insomma: una vera ripartenza, almeno a livello politico. Che è una delle cose, non secondarie, di cui l’Italia ha bisogno.

Pubblicato in : EditorialeTag: 5 stelle, anni, classe politica, collegi uninominali, corte costituzionale, giornali, legge elettorale, movimento, politica italiana, repubblica, seconda repubblica, selezione, sentenza della corte, sistema elettorale, sovranità popolare

Info Nicola Cariglia

Nicola Cariglia ha svolto un’intensa attività giornalistica in RAI, dove entra nel 1970. Per vari anni è stato Vice Direttore della Direzione Esteri RAI (auttalmente RAI International), Direttore della Sede di Pescara e Direttore della Sede RAI per la Toscana.
Ha avuto anche una importante parentesi politico-amministrativa, ricoprendo tra gli altri incarichi quello di Vicesindaco di Firenze e Presidente della Società di gestione dell’Aeroporto di Firenze.
Dal 2002 è Presidente e co-fondatore del Gruppo dei Centouno e Direttore di PensaLibero.it
Dal 2009 è Presidente della Fondazione Filippo Turati, Ente Morale Onlus associato alle Nazioni Unite.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. valero giannellini

    26 Luglio 2016 alle 22:16

    pare che solo i politicanti siano contrari

    http://www.informarezzo.com/permalink/3963.html

    Rispondi
  2. valero giannellini

    26 Luglio 2016 alle 20:36

    un primo elenco di disponibili (salvo alcuni purtroppo scomparsi nel tempo del porcellum.italicum.)

    http://www.uninominale.it/home?page=7

    Rispondi
  3. NICOLA CARIGLIA

    26 Luglio 2016 alle 19:26

    Caro Federico,

    si può fare, penso. Una bella discussione che sfoci possibilmente in qualche proposta. Se le idee sono buone, prima o poi qualche frutto lo danno. Lavoriamoci….

    Rispondi
    • Federico Baldini

      27 Luglio 2016 alle 10:42

      Carissimo Nicola,
      su questa battaglia a favore del maggioritario uninominale (medicina amara ma necessaria anche per chi come me rimpiange l’epoca del proporzionale e dei partiti della Prima Repubblica..) io ci sono. Se pensate di organizzare qualcosa potete contare su di me.
      Un abbraccio

      Rispondi
  4. Marzio Siracusa

    26 Luglio 2016 alle 12:53

    Ma in costume da “Traviata”, I suppose.

    Rispondi
  5. Federico Baldini

    26 Luglio 2016 alle 12:26

    Carissimo Nicola,
    sarebbe una gran cosa se il referendum di novembre fosse l’occasione, anche se solo per una sparuta minoranza, per uscire dal gioco “pro o contro Renzi” o “costituzione più bella del mondo vs rinnovamento” e per parlare di una seria riforma dello Stato e della legge elettorale. Che ne pensi se ad organizzare un’iniziativa simile fossero gli amici di Pensalibero? Un abbraccio

    Rispondi
  6. Marzio Siracusa

    26 Luglio 2016 alle 08:54

    Nel complesso qua mi sembra si giochi all’ottocento. Il popolo? Ma quale? Il popolo non c’è più sostituito da stratificazioni generazionali variamente insoddisfatte e con pulsioni canine disomogenee non riducibili né armonizzabili in ideologie o opinioni e tantomeno in un esito elettorale. L’astensione crescente non è motivata dalla bassa qualità della classe politica ma dall’inconsistenza e dall’anonimato complessivo della polis priva di volontà culturale e ormai evanescente anche nei confini. Invece si continua a giocare all’ottocento, la maggioranza del popolo, vale a dire il popolo con dio, l’integrità dell’eletto, ecc. Cercasi allora deputati galantuomini con baffi e doppiopetto disposti a dare la vita per la missione sublime ricevuta dal popolo illuminato. Senza ironia, perché alla fine si raccatterà sempre un po’ di cattolicesimo politico destro, centro e sinistro per dare a intendere che la comicità sia verità e continuare a giocare all’ottocento e al popolo da illuminare.

    Rispondi
  7. Claudio Fogazza

    25 Luglio 2016 alle 21:03

    dopo questo lungo periodo di nominati la Classe politica è diventata una casta , i cittadini non hanno più un loro diretto rappresentante e quindi nasce la necessità di collegi uninominali per l’elezione della Camera dei Deputati e di un unico collegio uninominale nazionale per l’elezione dell’intero esecutivo, attualmente anch’esso nominato

    Rispondi
  8. Maria Teresa Vogel

    25 Luglio 2016 alle 19:54

    Egregio dott. Cariglia,

    grazie per il Suo messaggio. Spero che riesca a far capire alle persone l’importanza di provare a riflettere con il proprio cervello (pensalibero) prima di decidere. E’ovvio che il risultato non sarà uniforme, ed è giusto così. Importante è riflettere e formarsi una proprio idea che attraverso il tempo, di solito, è destinata a mutare.
    Cordialmente
    Maria Teresa Vogel

    Rispondi
  9. enzopalumboenzo palumbo

    25 Luglio 2016 alle 16:46

    caro Nicola e cari tutti, il 4 ottobre la Corte Costituzionale esaminerà sei questioni di legittimità costituzionale sollevate dal Tribunale di Messina in esito al mio ricorso. Dopo di che, tutto potrebbe essere diverso. Incrociamo le dita e facciamo un po’ di tifo, che incoraggia e comunque non guasta.

    Rispondi
  10. NICOLA CARIGLIA

    25 Luglio 2016 alle 12:50

    Caro Federico,
    per carità, illudersi mai. Però, intanto, i sostenitori dell’Italicum, che pure è una legge approvata nemmeno un anno fa, stanno battendo in ritirata. L’attuale classe politica è quello che è. Ma rischia seriamente di provocare macerie che la seppelliranno. E fare ipotesi e proposte “in positivo” non è esercizio necessariamente vano. Un carissimo saluto anche a te.

    Rispondi
  11. Federico Baldini

    25 Luglio 2016 alle 12:13

    Carissimo Nicola,
    condivido in pieno la tua analisi. Anche io ritengo che si dovrebbe passare ad un sistema maggioritario uninominale con collegi piccoli (andrebbe bene lasciare 630 per la Camera e magari abolire il Senato..) perché nel disfacimento del sistema politico italiano l’unico modo sarebbe ripartire dalla selezione dei parlamentari dal “basso”. Dubito però che ci possa essere qualche partito politico intenzionato a portare avanti questa riforma…

    Rispondi
  12. Marzio Siracusa

    25 Luglio 2016 alle 11:29

    Che la legge elettorale sia fondamentale è ovvio. Più ostico è rispondere alla domanda sul perché oggi, e non solo in Italia, la politica è il terreno di competizione prediletto dai mediocri.

    Rispondi
  13. NICOLA CARIGLIA

    25 Luglio 2016 alle 11:10

    Ringrazio l’On Palumbo per la sua illustrazione di una serie di sistemi in vigore in altri Paesi. Tutti questi sistemi dimostrano come sia possibile (doveroso) privilegiare il rispetto del diritto degli elettori di esercitare in maniera decisiva il loro diritto di scelta. L’On. Palumbo ha inoltre ragione nello spirito del suo intervento che credo sia lo stesso che emerge dal mio articolo: restituire ai cittadini la sovranità popolare è condizione imprescindibile per una scossa positiva che permetta di superare il torpore politico attuale.

    Rispondi
    • enzopalumboenzo palumbo

      25 Luglio 2016 alle 11:19

      @nicolacariglia. Grazie per l’attenzione e un cordialissimo saluto. Entrambi “pensiamolibero”, ma temo che “pensiamoinutile”: la nostra è chiaramente “vox clamantis in deserto”; oggi le leggi si fanno come i vestiti, però su misura per chi le fa (il sarto, cioé la maggioranza parlamantare), piuttosto che per chi ne è il naturale destinatario (il cliente, cioé il popolo).

      Rispondi
  14. enzopalumboenzo palumbo

    25 Luglio 2016 alle 11:00

    Bene i collegi uninominali, in cui ogni partito, per sperare di vincere, deve mettere in lista il candidato migliore possibile. Ma forse non basta, perché, in via di principio, sarebbe giusto valorizzare anche le seconde scelte.

    Nel panorama delle democrazie occidentali ci sarebbe comunque un’ampia possibilità di scelta tra tanti e diversi sistemi elettorali che hanno retto alla prova dell’esperienza ultradecennale se non secolare, senza doversi inventare, forse per mal posto provincialismo, un sistema tutto italiano che si è voluto definire “italicum”, prima che qualcuno arrivasse a definirlo “porcellum-bis”, rinnovellando la sulfurea ironia di Sartori a proposito del primo “porcellum”.

    La mia personale preferenza va per il sistema del voto alternativo (VA) in collegi uninominali (in vigore per alcune elezioni in Australia e, in parte, per il sindaco di Londra), che era il sistema preferito da Einaudi (1953), e che con qualche variante è stato oggetto di proposte di legge anche in Italia (Zanone nel 1992, Ichino e Musso nel 2010).
    In tal modo, se un candidato non supera il 50%, si valorizzano, con varie modalitò, anche le seconde scelte, sommandole alle prime, sino a che uno dei candidati non abbia raggiunto la soglia. Si tratta, praticamente, di un doppio voto ma in unico turno.
    E’ questa, nella sostanza, la proposta che Valerio Zanone aveva fatto nella sua ultima esprenza parlamentare in Senato (dal 2006 al 2008).

    Altro buon sistema, e però alquanto più complesso, è quello del voto singolo trasferibile (VST) in collegi plurinominali, in vigore per il senato australiano ed anche in Irlanda e Malta; in questo caso, ciascun elettore vota per i candidati della lista prescelta secondo un ordine di preferenza, e, per individuare i candidati da eleggere tra quelli che non hanno superato la soglia, si valorizzano anche i secondi, terzi, etc, voti, sino a che la soglia non venga superata.

    In entrambi i casi il voto di scambio, quando e nelle zone in cui esiste, diventa praticamente irrilevante, mentre l’elettore è libero di esprimere la propria scelta in termini gradati, tra i candidati nei collegi uninominali (nel VA), ovvero tra liste e tra i candidati della lista prescelta (nel VST).
    Ed alla fine verranno eletti i candidati più graditi o, almeno, quelli meno sgraditi, ed il potere dei partiti di nominare i parlamentari si riduce al lumicino.
    E comunque, nessuno viene eletto se non supera la soglia di gradimento (o di non sgradimento), normalmente corrispondente al 50 dei votanti.

    A parte quelli sopra indicati, che sono certamente i migliori possibili (ma che in Italia appartengono al libro dei sogni), ci sono anche altri sistemi elettorali in uso in Europa che potrebbero restituire agli elettori il diritto di scegliere i parlamentari (senza rischio di voto di scambio), a cominciare dal doppio turno in collegi uninominali in cui si vince il seggio col 50% dei voti e, se no, vanno al ballottaggio le liste che abbiano avuto almeno il 12,50% (sistema francese), ovvero anche in turno unico, purché sempre in collegi uninominali (il sistema inglese, il mattarellum italiano), o anche il sistema tedesco (proporzionale per la distribuzione complessiva dei seggi, col 50% dei seggi assegnato in collegi uninominali a turno unico, e 50% su lista nazionale rigida).
    Si tratta di sistemi che, in ogni caso, assicurano all’elettorale un certo spazio di libertà, massimo nei primi due sistemi (VA e VST) e via via decrescente negli altri sistemi.

    Ovviamente, trattandosi di sistemi che, in misura diversa, possono mettere in discussione il monopolio dei maggiori partiti nella formazione delle liste e nella nomina dei parlamentari, in Italia non se ne parla nemmeno, e si è introdotto invece un sistema ancora peggiore di quel “porcellum” che la Corte Costituzionale ha spazzato via; e spero che la stessa sorte tocchi all’italicum!

    Rispondi

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