Alle femministe non piacerà ciò che scrivo, e come prefiche ne potrebbero fare una crociata, come al solito inutile e dannosa. Ma il trasferimento della finale della Super Coppa d’Italia venduta all’Arabia, dove le donne sono ancora oggi discriminate è roba peggiore della prostituzione. Per lo meno il meretricio, come scriveva Montanelli, al netto della prestazione trova la giusta ricompensa, merito riscontrabile in poche altre circostante in questo paese. Questo è il risultato di un popolo, è l’espressione di chi, come qui da noi accade, considera il calcio non come sport ma solo come una questione d’affari e di trastulli da Fanta calcio. Siamo alla deriva, allo sbando. Questa è la realtà questa è la tristezza. Provate a chiedere agli inglesi se la loro Charity Shield Cup possa essere giocata fuori da Wembley! Per esempio in Arabia Saudita. Gli inglesi se le godono le finali di pallone, giustamente nel loro splendido Stadio. L’Italia ha perso ogni dignità; non da oggi. Già il campionato è in mano alla malavita e alla continua corruzione che si manifesta spudorata ogni piè sospinto, è il caso di dire, in molte partite. Questo è il risultato di anni e anni miserevoli, da più di una gestione per lo meno imbarazzante di quello che si dovrebbe chiamare Sport. Un esempio, parlando d’immagine italiana, fu la finale vista alcuni anni fa sugli schermi di tutto il mondo, dove lo Stato soggiacque alla delinquenza di una curva, davanti al nome di Jenny la Carogna. Vergogna! vergogna!!. Fu una umiliazione, che tutto il mondo vide in quelle scene da delirio. La gente perbene di tutta Italia deve assolutamente protestare davanti a questi amministratori dello sport indegni. Bisogna sapere ancora vergognarsi, perché vuol dire avere la conoscenza dei propri limiti e la volontà quindi di superarli. Questo paese che non ne ha, e priva di forza non sa cacciare questa federazione gioco calcio che non ha limiti per ingordigia e miseria più volte dimostrata; anche in questa estate esprimendosi in difesa di certe società di pallone che non meritavano assolutamente giustificazione per il fair play finanziario. La storia delle donne che in Arabia non posso andare in tribuna se non accompagnate da un uomo c’entra poco, è una copertura per nascondere altro: basta fare come la giovane campionessa mondiale di scacchi ucraina Anna Mazychuk, che lo scorso anno si rifiutò di partecipare ai campionati mondiali di scacchi in Arabia Saudita non ostate le ingenti offerte di guadagno in dollari, perché le donne ancora sono obbligate laggiù a portare il velo. Questa sì che è stata una donna maiuscola e non una meretrice, per buona pace di queste, come invece da anni la Lega calcio italiana dimostra di essere nei fatti, senza essere equa nelle sue prestazioni.
Enrico Martelloni

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