
Oltre la mera cronaca dell’evento, e dell’analisi della sua valenza strettamente politica, e’ necessario e persino doveroso raccontare chi sono le persone che stanno affollando la Leopolda da tre giorni raccogliendo l’invito e la possibilità di portare le loro proposte all’attenzione di tutti.
Va detto subito, per smentire una volta per tutte la favoletta riduttiva del “giovanilismo renziano”, che sul palco si sono alternati giovani e persone mature, studenti e professori, piccoli imprenditori sconosciuti e quelli di grande successo, amministratori locali e semplici cittadini – l’elenco potrebbe continuare, ma ciò che ci preme sottolineare e’ la trasversalità che ha caratterizzato i partecipanti al Big Bang, una trasversalita’ generazionale, di ruoli, di
opinioni, di proposte, ma fortemente marcata da un comune denominatore che e’ emerso da tutti gli interventi. La percezione, netta, precisa, inequivocabile ed avvertita a tutti i livelli sociali ed in ogni fascia d’eta’, di una società bloccata, paralizzata, cristallizzata da un sistema chiuso ed autoriferito che poggia rigorosamente sul clientelismo, sul corporativismo, su un modello sociale che non si ispira ne’ mira alla condivisione ed alla partecipazione, ma al contrario si fa forte dei blocchi corporativi, dei gruppi chiusi, impedendo così una crescita che possa contemporaneamente tradursi in evoluzione ed innovazione investendo tutti.
Questa percezione e’ la vera protagonista dei tre giorni della Leopolda, riportata, analizzata, fotografata da ogni intervento, una sorta di pre-condizione imprescindibile per avviare un confronto sulle idee e sulle proposte per il cambiamento. Da questa percezione e’ conseguita, sensatamente e logicamente, ogni risposta che e’ stata data alla domanda di partenza uguale per tutti: se tu fossi Presidente del Consiglio cosa faresti? E si e’ capito subito, dall’intervento di apertura di venerdì sera, fatto da Davide Faraone, membro dell’Assemblea Regionale siciliana, che cosa potevamo aspettarci, perché Faraone ha detto: noi non siamo indignati, siamo invece molto ostinati e non intendiamo arrenderci.
Non abbiamo dunque assistito all’esposizione di un lungo elenco di cahiers de doleances, come da più parti era stato in parte paventato ed in parte forse – per piccolo calcolo politico – augurato alla vigilia, e questa e’ stata l’ennesima dimostrazione, semmai ne avessimo ancora bisogno, che i cittadini italiani sono di gran lunga migliori di chi li governa o si candida a farlo. Gli interventi che abbiamo ascoltato – alcuni più articolati, altri più immediati, tutti certamente mossi da una autentica volontà di partecipazione – non muovevano ne’ contenevano lamentele, hanno dato per acquisito, con estremo realismo, uno stato di cose a dir poco insoddisfacente, e da quello sono partiti per andare oltre.
La grande assente della Leopolda e’ stata quindi l’antipolitica, e questo crediamo sinceramente che costituisca il vero indiscutibile successo della manifestazione, e ne marchi tanto la differenza con il generico velleitarismo degli Indignados quanto la portata politica. Se migliaia di persone, provenienti da tutta Italia, a spese loro, decidono di incontrarsi non per protestare, non per sventolare bandiere od agitare striscioni, ma per mettere a confronto idee e progetti elaborati in base alla propria esperienza individuale e messi al servizio di un progetto di rinnovamento capillare del nostro paese, in una fase storica, politica ed economica fra le più buie che abbiamo mai vissuto, questo evento va letto come la migliore e più convincente risposta data dai cittadini all’antipolitica ma anche come la più potente e fertile sollecitazione data dagli stessi cittadini alla politica.
Perché in tre giorni nessuno – tranne Giulia Vincenzi, ma questo non ci meraviglia affatto -ha nominato Berlusconi, e questa sarebbe già una notizia, ma nessuno ha nominato qualche altro politico, ne’ ha evocato scenari di ipotetiche alleanze o future coalizioni; per tre giorni le voci ed i volti della Leopolda hanno dato la precedenza alle idee, hanno portato proposte, hanno contribuito ognuno secondo le proprie possibilità, capacita’ e competenze, come dovrebbe accadere normalmente e quotidianamente in una democrazia matura, funzionante ma soprattutto aperta.
In tutta la fase precedente a questo evento, Matteo Renzi ha ripetutamente affermato che il Big Bang doveva realizzare “le primarie delle idee” e da questo punto di vista l’obbiettivo e’ stato ampiamente raggiunto. Se i cittadini riescono a dare una tale prova di maturità sociale, civile ed anche politica, allora questo paese ha ancora la possibilità di risorgere dalle proprie ceneri ed uscirne migliore. Ma non può farlo senza una classe politica totalmente nuova e determinata quanto gli elettori a promuovere il cambiamento, la crescita e l’innovazione. Perché come recita lo slogan sulle magliette in vendita alla Leopolda, i brontosauri non si sono estinti da soli.

Spero proprio che il bang sia grande…e solo dallo scoppiettìo del “fuoco amico” le speranze sembrano fondate. Solo cambiando il “sistema ” ,che è il brodo di coltura dei dinosauri citati , potremo tornare a parlar di politica …che sembra significasse ( un tempo ) cura della polis ,della comunità , e non degli interessi personali dei ” nominati”. Avete mai pensato che il vero ” conflitto di interessi ” nasce dalla tornata elettorale ? E che non si può andare alle urne ( elezioni anticipate ) se non sono trascorsi i giorni necessari per…”andare in pensione” ? Meditate ,gente ,meditate…se ne siete ancora capaci !
Chiara, il tuo interlocutore ha cominciato con un piccolo grande errore: sulla sua origine doveva scrivere Pieve a Sfondoni. Poi ha proseguito.
Caro Carlo, ti risponderei volentieri ma su basi diverse. Quantomeno rispettose dei fatti, e ripeto fatti. Uno su tutti: quando Matteo ha iniziato a fare politica ed ha votato per la prima volta, la Dc non c’era più. E mi fermo qui.
Tema in classe di un alunno di Pieve a Stopponi
Titolo:Matteo Renzi Sindaco di Firenze
Svolgimento :
Le prime notizie che ho avuto di Matteo Renzi , Sindaco di Firenze sono quelle che è stato un bravo amministratore in Provincia ( quelle Provincie che rarebbero da abolire – ma solo per gli ” antiplitici ” ). Subito dopo sono venuto a sapere che ha iniziato a far politica da giovane nella DC, quel partito che è il principale responsabile del debito pubblico italiano accumulato negli ultimi 30 anni di governi italiani . L’ho perdonato perchè non è colpa sua se i suoi genitori erano troppo impegnati nel lavoro e non hanno potuto educarlo con cura e attenzione. Diventa Sindaco di Firenze (non di Pieve a Stopponi , dove sono nato io) . Matteo è un ragazzo fortunato . Capita una volta su un milione. Ma è capitatao. D’altra parte , nella vita , un po’ di fortuna ci vuole ! E poi esiste un proverbio che vale anche nelle elezioni per fare il Sindaco a Firenze , che dice : tra due (o più litiganti ), Matteo gode! Appena diventa sindaco di Firenze ( non Pieve a Stopponi ) ,Matteo si schiera subito a favore del progetto ferroviario detto “alta velocità “che prevede l’attraversamento sotterraneo di parte della città con tanto di trapanamento sotterraneo di case e anche della Fortezza da Basso ( che a Pieve a Stopponi non c’è ) , con talpa meccanica di ultima generazione . Matteo ama Firenze e la vuole moderna e dinamica ( non come Pieve a Stopponi ) . D’altra parte Matteo dice che non si può perdere mezz’ora di tempo in treno da Milano a Roma , passando in superficie e fuori dalla città. Matteo decide che vale la pena spenderci una marea di soldi e poi , tra l’altro , parecchi. glieli prestano , per cui, non ci sono problemi. Fa anche una consultazione cittadina , alla quale non partecipa quasi nessuno , poichè nessuno aveva capito di cosa esattamente stava parlando Matteo Renzi, sndaco appena arrivato. Poi , siccome Matteo ama Firenze ( non Pieve a Stopponi) vuole un aereoporto internazionale , anche se c’è già Pisa ( ma lui non è pisano e non ama Pisa come Firenze ) anche se l’areoporto di Firenze è nato e progettato per i voli charter o poco più. In conclusione quando ci sono decisioni da prendere con un sacco di soldi nel mezzo , Matteo decide rapidamente e senza Leopolda, mentre invece quando c’è da parlare di prospettive , strategie , visioni, organizzare incontri, meeting , manifestazioni ( tutta roba che costa poco ) allora è accattivante e promettente , è simpatico, invita tutti. Invece che gli show alla Leopolda , sarebbe meglio ri -facesse il referendum cittadino per l’alta velocità, perchè adesso che ho capito come funziona e gli direi che sono contrario , come tutti i miei amici p.s.. Chiedo scusa agli abitanti di Pieve a Stopponi
Carlo,ma non l’hai mai sentita quella del “meglio un morto in casa che un pisano all’uscio”? E non dirmi che l’ha inventata Renzi ! (anche se dev’ esser vera ) .Nè che la TAV in sotterranea l’ ha inventata lui…Una cosa appare veritiera : quando c’ è da spendere denari pubblici ,gli “inventori” non badano mai a spese…ma ti ricordi chi sono ? Potresti chieder loro un prestito…per offrir da bere agli abitanti di Pieve a Stopponi…Una esortazione personale : ..la strada la sai…
Cara Ippolita, naturalmente mi ricordo di te. Sono ancora qui alla Leopolda, Matteo e’ appena venuto in sala stampa a parlare e ti assicuro che l’ho visto grintoso e determinato come non mai. Dunque siamo ottimisti.
Brava Chiara, sono daccordo su quello che dici e questi 3 giorni alla Leopolda siano stati così profiqui.
Faccio a Matteo Renzi tutti gli auguri possibili e spero che il risveglio che sta dimostrando sia duraturo e non ci deluda.
Ci siamo conosciute a Pensalibero con Adalberto Scarlino.
Cari saluti. Ippolita