“All’estero, quando guardano l’Italia, non temono Grillo, ma Berlusconi”.

E quando gli è stato chiesto che cosa ne pensasse delle dichiarazioni di Jim O’Neill, presidente di Goldman Sachs, in favore di Beppe Grillo, Costamagna ha provveduto a spiegare quale fosse il pensiero del banchiere americano: “Jim voleva dire che il fenomeno Grillo, o chiamatelo come vi pare, esiste in tutti i paesi europei”. Già che c’era, ne ha approfittato per assestare un colpo da ko a Silvio Berlusconi. “La vera anomalia italiana non è Grillo ma Berlusconi. All’estero sono terrorizzati dal fatto che possa tornare al potere”. E tanti saluti al sultano di Arcore. D”altronde, come la pensasse Costamagna è chiaro a tutti da quando è stato assiduo consulente di Romano Prodi premier… Ancora: l’Italia vive un momento di grande incertezza, ha sottolineato Costamagna, che non ha precedenti nella nostra storia repubblicana. L’assenza di un governo si fa sentire come non mai, visto che la bizzarra prorogatio concessa a Monti non fa altro che allungare lo strazio di un immobilismo incomprensibile. Come ci vedono all’estero? Che idea si sono fatti di un paese che attende ogni giorno? “Siamo senza governo. A livello internazionale possiamo garantirci solo con un Presidente della Repubblica apprezzato all’estero e i nomi non sono più di tre: Amato, Prodi e Bonino”. In barba a Franco Marini che in questo momento sta dividendo, suo malgrado e forse definitivamente, il malconcio centro-sinistra.
Dopo la politica, è il turno dell’economia. E arrivano frasi che non ti aspetti, quasi una carezza alla scuola di management nostrano che, insieme al nostro capitalismo, riceve critiche quotidiane da ogni parte. “Nelle prime 30 imprese al mondo al top c’è sempre un italiano al vertice. Le capacità gli italiani ce le hanno, ma in Italia non c’è modo di valorizzarle. Bisogna cambiare la cultura degli imprenditori, che devono capire che l’impresa non è solo un valore personale, ma anche e soprattutto un valore sociale. I piccoli invece hanno sempre puntato alla proprietà, non allo sviluppo. Piccolo, come sono le aziende in Italia, non è sinonimo di bello, anzi, piccolo è brutto. In un mercato globale bisogna crescere a livello dimensionale per competere con i paesi extraeuropei”. E, a livello macro, Costamagna prova a chiarire come l’Italia non sia capace di far valere i propri punti di forza, primo fra tutti un bilancio che, al netto di un debito monstre, è tra i migliori in Europa. “La Francia, la Grecia o la Spagna sono messe peggio di noi e nessuna di esse può farcela da sola, a meno che non si voglia abbandonare l’economia capitalista e fare qualcosa di diverso. Dalla crisi possiamo uscirne solo tutti insieme”. Chi può dargli torto?

E’ lo stesso Costamagna del Panfilo Britannia?