La nuova legge sulla prescrizione, voluta e difesa con il sangue dai 5 gatti, a tanto si è ridotto il firmamento pentastellato, è frutto dell’ipocrisia che ha minato le fondamenta di questo movimento sin dagli albori.
L’autopresunta verginità, la pretesa fosforescenza di ogni candidato, la ricerca maniacale di persone candide e capaci senza macchia e senza peccato.
Il risultato: la riduzione ad un gruppetto di dilettanti puri si, ma soprattutto duri, con casco incorporato di serie.
L’uomo, inteso con uguaglianza di genere, non può essere puro se ha maturato esperienze di vita, di studio, lavorative, di carriera, ecc., degne di essere considerate tali.
Un uomo non può non aver sbagliato, meditato, recuperato, essere caduto ed essersi rialzato, aver cercato e combattuto per il bianco pur essendo immerso nel nero, mediato anzichè aver stroncato, essersi posto obiettivi nobili pur adattandosi ad ambienti laidi, sofferto, pagato, riprovato.
Certo chi si rigira i pollici non sbaglia mai.
Un imprenditore, un professionista, un tecnico, un impiegato, un operaio con responsabilità si formano, soprattutto in Italia, tra mille esperienze, errori e compromessi a volte pesantissimi, un uomo migliora di errore in errore, ma sino alla fine rimane sempre un uomo e quindi fallace.
Anche senza esperienze di vita vissuta non servono grandi letture per comprenderlo, basta qualche metafora evangelica, ma qui siamo fermi all’interpretazione delle figure di Tex: duro e puro.
Granitico il nuovo “capo politico” sulle “3 virtù fallimentari”: purezza, durezza, inflessibilità.
Risultato: dilettantismo.
Con il PD piegato “a novanta” tremo, ma prendo atto, al pensiero che sia Matteo Renzi l’ultimo baluardo contro l’abominio del “fine processo mai” e che alla fine per amor di sofà si arriverà probabilmente al “fine processo quasi mai”.
Mi perdonerà Enzo Tortora per il furto di citazione: “Orrore”.
Fiorenzo Da Ros

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