Una volta c’erano le città tradizionali. Centro, semi centro, semi periferia, periferia, magari ad anelli concentrici con le mura che tra il Mille e il 1500 possono aver segnato lo sviluppo urbano, sociale ed economico. Poi sono arrivate le cittadelle diffuse, quelle a satellite, pezzi di città fuori dalla città collegati da assi urbani, traducesi strade veloci con cavalcavia e ponti. I caselli delle autostrade erano lontani, in estrema periferia, quasi in campagna e c’erano quelle tre o quattro porte in lande più o meno desolate.
Anni sessanta e settanta. Discorso a parte per le grandi barriere dei tratti di accesso alle grandi reti metropolitane, tipo Milano Sud, Roma Nord e via ricordando. Poi tante barriere sono state tolte e molte autostrade sono diventate un serpentone continuo per cui si può andare da Milano a Napoli senza dover accedere a varchi obbligatori. Nel contempo è cambiato il rapporto tra le autostrade e le città e i paesi che lambiscono.
Sono nate vere e proprie nuove città all’uscita (o entrata) dei caselli autostradali. Prendete Affi Lago di Garda Sud sull’Autostrada del Brennero tra Verona Nord e Ala Avio: come uscite vi trovate di fronte ad una concentrazione di supermercati, negozi, alberghi centri servizi, uffici, magazzini da far invidia ai vecchi e spesso sorpassati “zai” zone artigianali industriali. Alberghi anche di pregio, ristoranti anche di valore, magazzini, centri commerciali, uffici di riferimento depositi; è la nuova “ragnatela Italia” dei caselli autostradali attorno ai quali si è sviluppata la nuova economia dei commerci, degli incontri e degli scambi.
Il problema è far sì che non diventino terra di nessuno nelle ore morte e che non siano candidate a diventare aree di vario degrado a lungo andare. Per ora si salvano e si sviluppano. Bisogna abbellirle sempre più e trasformarle da deposito utile in paesaggio gradevole.
Prendete l’uscita di Anagni Fiuggi che fa accedere direttamente sulla provinciale che conduce alla nota località termale: c’è una vera città nel raggio di un chilometro o due: alberghi maestosi, trattorie per tutte le tasche, distributori di carburante ad ogni cento metri, magazzini commerciali, sportelli bancari, officine meccaniche, artigiani di varie categorie e merceologie, parcheggi e via sviluppando.
Vabbè poi ci sono i caselli più recenti dove non c’è quasi niente, e sono una porta di autostrada nel vuoto (per ora) della campagna: è il caso del casello Valsamoggia costruito di recente per sostenere la mobilità a favore ci imprese e centri produttivi della zona, oppre il casello Campegine Terre di Canossa che ha come punto di riferimento una bella rotonda con le insegne di un lambrusco pregiato della zona e nulla più. Ma forse sarà solo questione di tempo. Il casello di Mantova Sud per anni era considerato il secondo casello della città virgiliana e da quando è stato realizzato il centro commerciale Città della Moda è diventato famoso e fa concorrenza alla più commerciale entrata-uscita di Mantova Nord. Un po’ come quello di Fidenza sulla Autostrada del Sole, prototipo e madre di tutte le iniziative outlet d’Italia: praticamente ti ritrovi a Fidenza appena uscito dal casello tra osterie che sprigionano profumo di culatello e negozianti di vino e di altre prelibatezze alimentari della provincia di Parma. Si potrebbe dire che le bontà di Fidenza ti vengono a prendere già in autostrada. Fidenza Village è stato storicamente il primo outlet pensato e costruito all’inizio degli anni 2000. Una rivoluzione per il commercio e i territori. Non a caso proprio gli Outlet sono tutti vicini alle entrate-uscite dei caselli autostradali. Esci da Barberino del Mugello e ti ritrovi già un villaggio tra negozi, alberghi e spacci di carne dove puoi navigare al profumo di fiorentina e patate arrosto fior di rosmarino.
Al casello di Imola fai trenta metri e sei in pieno villaggio commerciale, industriale e dei servizi, compreso un ristorante di tutta vaglia, esci a Rimini sud e ti devi sbrigare a scegliere dove andare: a destra verso Rimini sulla corsia centrale verso San Marino, qui addirittura trovi una superstrada che è una cittadella fitta fitta di capannoni e centri commerciali, molti ex tali. Firenze Nord: un attimo ti rtrovi sulla superstrada che porta all’aeroporto e hai industrie, alberghi, depositi e capannoni ovunque più il Polo scientifico dell’Università. A Padova Est sulla Serenissima esci e sei praticamente nel parcheggio di un albergo, e poi ti si apre il vialone con burger, centri commerciali e centri direzionali. Diversamente a Ferrara Sud esci e ti trovi gli svincoli per centro o per Porto Garibaldi. A Rovigo un incrocio, ma la città del Polesine si riserva di svelare le sue sorprese in centro. Ve lo dico: a me Rovigo piace. A Firenze nord come a Modena Nord storicamente ci sono stati i primi alberghi dentro l’area del casello, a Firenze Nord pure la chiesa.
Cittadelle racchiuse tra svincoli e parcheggi, bar e ristoranti a cavalcavia, città diffuse appena fuori il casello con le direzionalità più diverse con sviluppi paralleli, a stella, concentrici, longitudinali e via di fantasia geometrica. E che dire di Verona Sud: qui non puoi nemmeno permetterti di aver sbagliato l’uscita, sei costretto a prendere i viali che portano ai quartieri della Fiera o verso Est e la prima rotonda per tornare indietro la trovi vicino agli ex mercati generali. Un attimo e sei a Porta Nuova. Tra torri avveniristiche centro commerciali quasi infiniti, il grattacielo del pandoro che ha fatto il nome dolce di Verona e una miriade di locali mangerecci per giovanissimi e anzianotti. Eh Verona è così. Se ci entri anche per sbaglio magari eri sovra-pensiero, ti devi comunque accomodare fino, almeno alla fiera per trovare una rotonda invertire la marcia in tutta sicurezza e tranquillità
Va così. Il casello è diventato una nuova città ed è anche, per molti, una nuova caccia al tesoro.
Fabrizio Binacchi

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