Dal 1 gennaio 2007 Bulgaria e Romania sono Paesi membri dell’Unione Europea. L’Italia (come la Francia) ha votato per l’ingresso ma con alcune restrizioni: vi saranno porte aperte solo per lavoratori nel campo dell’edilizia, del turismo, dell’agricoltura, del settore metalmeccanico e dell’assistenza domiciliare. La questione che più preoccupa è sicuramente quella dei Rom e di un loro eventuale arrivo massiccio. Già i campi ora presenti, sparsi per il territorio, destano polemiche e insofferenze da parte dei cittadini italiani; molti connazionali lamentano scarsi controlli e situazioni di degrado. Vi sono delle contraddizioni di fondo da risolvere: occorre smettere di definire queste popolazioni come “nomadi” in quanto la quasi totalità sono ormai stanziati da diversi anni. E in quanto “non nomadi” e immigrati regolari, hanno il diritto e il dovere ad una casa, di mandare i propri figli a scuola, di rispettare la legge italiana. Verso di loro sono stati presi dei provvedimenti particolari, come nel caso del “Patto di socialità e legalità” del campo nomade del comune di Opera. In questo documento si sottolinea la provvisorietà del campo e una serie di comportamenti che i Rom devono tenere per assicurare la legalità e una civile convivenza.
Era proprio necessario introdurre elementi che non possono che essere identificati come tentativi di cittadinanza differenziata? Perchè questa discriminazione? Non bastava semplicemente evitare la formazione di questi campi, soprattutto di quelli numerosi, ancor più difficili da controllare e fonti di criminalità e azioni illegali? I campi nomadi sono stati eliminati dappertutto, solo l’Italia è ormai famosa per essere il “Paese dei campi”. Stanno assomigliando sempre più a dei ghetti. Occorre un salto culturale che permetta di guardare questa popolazione come componente stabile del nostro Paese, occupandoci soprattutto dell’educazione dei loro figli e estirpandoli dalle consuetudini che li vedono protagonisti di furti e episodi di accattonaggio.
Stefano Casati

Gentile Stefano Casati,
la provocazione da parte mia viene letta benevolmente e condivido che siamo di fronte ad un ingiustificato timore diffuso tra molti cittadini italiani alimentato ad arte.
Quanto ai problemi concreti legati alla presenza di lavotraici e lavoratori stranieri in Italia c’è la ” latitanza delle istituzioni e della legalità”.
Gino Di Maro
Gentile Avv. Di Maro,
il titolo, volutamente provocatorio, non allude ad una realtà in corso, ma al timore diffuso tra molti cittadini italiani. Una paura spesso immotivata e montata dai media. Non siamo vittime di invasioni barbariche nè lo saremo in seguito all’allargamento, come ritiene anche l’ambasciatore italiano in Romania Mancini. Ma purtroppo, ascoltando i commenti della gente, in molti si sentono vittime indifese di invasioni straniere. Un sentimento dovuto in parte agli stereotipi e ai pregiudizi, in parte alla latitanza delle istituzioni e della legalità.
Stefano Casati
I barbari nella cultura classica
La stessa sillaba ripetuta che forma la parola (bar-bar) fa riferimento ad un suo altro significato affine: balbettante, per prendere in giro i tentativi degli stranieri di parlare in greco.
Da qui nacque la distinzione tra elleni e barbari. E` interessante ricordare che gli sciti erano considerato dai greci come il piu` barbaro tra i popoli. Successivamente all’ellenismo il significato viene a modificarsi: ogni uomo partecipe della cultura e della cività ellena è elleno, i rimanenti sono gli incivili i barbari. Lo stesso significato è assunto anche a Roma.
Anche il cristianesimo ha utilizzato il termine Barbaro nella sua eccezione ellenica: l’apostolo Paolo lo usa nel Nuovo Testamento (Lettera ai Romani 1:14) per indicare i non-greci o chi semplicemente parla una lingua diversa (Prima lettera ai Corinzi 14:11).
Greci e barbari per Paolo si distinsero rispettivamente per sapienza ed insipienza, ma San Taziano pone in rilievo la superiorità della cultura dei barbari (cioè gli Ebrei) rispetto a quella vana dei filosofi greci.
Sono propenso a credere ,anche considerato il contenuto dell’articolo,che il sig.Casati abbia usato il termine in questa sua prima accezione.Diciamo che si è trattato di un intelligente trucco giornalistico,per richiamare l’attenzione sui problemi poi posti nel corpo dell’articolo,che sostanzialmente condivido,con l’esatta puntualizzazione di Gino De Maro.
Gentile Sig. Casati,
Mi permetto di osservare che il titolo del Suo articolo è fastidioso la dove si usa anche impropriamente il termine di “Barbaro” anche se poi il contenuto dello stesso articolo è profondo e stimolante e ne do atto.
La problematica che Lei pone e la relativa preoccupazione dell’allargamento dell’Europa alla Bulgaria e Romania non è connessa alla problematica ROM in primo luogo perché la problematica ROM è già esistente da sempre e poi perché anche per i Bulgari ed i Rumeni, quali cittadini neo-comunitari, sui doveri non si faranno sconti.
Sono d’accordo con Lei che bisogna affrontare il problema e superare, uso il termine superare, i c.d. “campi” che altro non sono che ghetti ed inoltre gli stessi si trasformano in zone franche ove la legge difficilmente riesce ad imporsi.
Purtroppo abbiamo un governo e dei Ministri che sulle problematiche tutte connesse alla presenza degli stranieri in Italia dormono da mesi o comunque non hanno innovato nulla rispetto ad una realtà che è molto più complessa dei soli campi ROM. Ad una specifica domanda sulla “sorte” di lavoratrici e lavoratori extracomunitari che lavorano in Italia, e che all’Italia stanno danno ricchezza, un Ministro ha dichiarato che non conosce quale sarà loro la “sorte”!!!
Figuriamoci il resto.
Avv Gino Di Maro