
Ora che le furberie per eludere la liberalizzazione del mercato energetico sono finite, e che da gennaio (per il gas) e aprile (per l’elettricità) entrano in vigore norme decise oltre dieci anni fa e poi rinviate all’infinito, avremo – dopo l’ipocrisia – la prova verità.
Partono infatti dal 10 dicembre le aste per l’offerta ai clienti delle migliori condizioni di prezzo e non solo, e qualcuno farà una brutta figura, perché ha tentato anche su questo la solita caccia al voto con annessa bugia.
Il punto debole e fuorviante della vicenda è aver chiamato “mercato tutelato” quello delle bollette gestite dall’Autorità dell’energia, come se chi stava sul mercato libero fosse esposto alle peggiori tempeste. Per moltissimi e concreti aspetti è accaduto se mai l’opposto e solo da poco qualcuno si è accorto della presa in giro, quando sono partiti patetici strilli su una nuova “tassa” Meloni.
Un bel paradosso, perché la Meloni è stata l’unica ad opporsi per anni alla liberalizzazione ed ora, proprio lei, ha dovuto richiamare al rispetto dei patti europei Governo e Parlamento. Altro che pacchia finita. Le è toccato di sottolineare la serietà degli impegni presi e ricordare che l’ultimo incasso dei miliardi europei era connesso alla contestuale adozione di queste misure. Io Bruxelles ti do la rata convenuta, ma tu Roma piantala con i rinvii. Una questione di serietà.
La Meloni si è comportata bene, mentre Elly Schlein che non c’era ai tempi delle liberalizzazioni Bersani (uno di destra?) forse perché impegnata ad occupare per protesta qualche sede Dem, non si era accorta che il suo partito aveva sempre sostenuto questa politica e non era quindi il caso di accusare il Governo di affamare il popolo con le bollette.
E pensare che, a proposito di coerenza, c’era se mai l’occasione di richiamare la Meloni al rispetto di ben altri impegni presi con l’Europa. Ad esempio, il Mes, il sistema di salvataggio in caso di gravi crisi che – unici su 27 Paesi – i fratelli e sorelle d’Italia non hanno voluto ratificare (fino ad oggi, prestissimo lo faranno) in nome non dell’interesse nazionale (nell’azienda Mes ci sono tanti soldi italiani) ma in nome della residua retorica antieuropea pur già abbondantemente contraddetta.
E che dire del “trucco” che si sta tentando per evitare l’applicazione della direttiva Bolkestein del 2006 sulla concorrenza? L’ultima trovata è quella di aver allungato le spiagge della “nazione” di ben oltre 4000 km, per poter dimostrare che non è necessario tutelare la concorrenza tra balneari, visto che esistono sterminate distese vista mare liberamente accessibili!
Tornando alle bollette di elettricità e gas, si diceva della imminente prova verità delle aste.
I dati di cui si dispone raccontano che la miglior “tutela” per i consumatori è stata nel 2022 quella del mercato libero! L’anno scorso, secondo Arera, il prezzo medio pagato dai malcapitati “tutelati” è stato di 402 euro per Mgw, mentre quello degli autolesionistici “liberi” è stato 282 euro! Quanto al futuro, si calcola che con tutta probabilità il risparmio complessivo per questi ultimi sarà di circa 200 milioni. Una “tassa” al contrario.
Attenzione, però, perché bisogna dirlo in un Paese che parla spesso di pericolo liberista senza sapere cosa è, ma fa fino demonizzarlo. Attenzione: il mercato va su e giù e nessuno ti garantisce che sul libero vi siano per sempre vantaggi. Prima del 2022, si pagava di più. Già, perché la libertà di mercato ha tanti pregi, ma non quello di garantire la comodità. E infatti c’è qualche dubbio sull’opportunità della norma che, per quanto riguarda gli utenti “fragili” (quasi 5 milioni di utenti), che devono restare nel “tutelato”, anche quando non tutela…
Ora vediamo le aste che cosa proporranno, nel presupposto che la competizione tra le centinaia (sic) di fornitori di energia può di fatto esercitarsi prevalentemente sul costo della materia prima, essendo il resto tasse, accise, costi comunque non comprimibili. Per il gas siamo quasi al 50%.
Resta il fatto che il consumatore è un po’ abbandonato a sè stesso, con quella storia della “miglior tutela”. Da quando mondo è mondo, la tutela vera è quella della competizione. Chiamala se vuoi liberismo.
Beppe Facchetti

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