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Le gite ad Auschwitz;  scontro sull’antisemitismo tra Segre e Roccella

E’ passato quasi inosservato lo scontro sull’antisemitismo tra Segre e Roccella. Al convegno Ucei sul dopo-Gaza sono scoppiate le tensioni interne alla diaspora italiana. È umanamente comprensibile la contrarietà amareggiata della senatrice a vita Liliana Segre di fronte alle parole del ministro per la famiglia Eugenia Roccella che ha detto: “Le gite ad Auschwitz incoraggiate perché insegnavano che l’antisemitismo era collocato nell’area storica del fascismo”. La polemica appare fuori luogo su più di un lato quando viene calata nel contesto attuale della politica internazionale e interna.

di Salvatore Rondello | 17 Ottobre 2025

E’ passato quasi inosservato lo scontro sull’antisemitismo tra Segre e Roccella. Al convegno Ucei sul dopo-Gaza sono scoppiate le tensioni interne alla diaspora italiana.
È umanamente comprensibile la contrarietà amareggiata della senatrice a vita Liliana Segre di fronte alle parole del ministro per la famiglia Eugenia Roccella che ha detto: “Le gite ad Auschwitz incoraggiate perché insegnavano che l’antisemitismo era collocato nell’area storica del fascismo”. La polemica appare fuori luogo su più di un lato quando viene calata nel contesto attuale della politica internazionale e interna.
La Roccella ha parlato come invitata all’importante giornata di studi promossa presso il CNEL dall’Unione delle comunità ebraiche italiane (UCEI) su La storia stravolta e il futuro da costruire. Si è trattato di un ampio giro d’orizzonte politico-culturale sulla crisi di Gaza, organizzato da tempo dalla diaspora italiana, in una data poi eccezionalmente coincisa con la vigilia della firma degli accordi di Sharm el-Sheik.
Fin dall’annuncio dell’appuntamento, cui ha partecipato anche l’ambasciatore di Israele in Italia, Jonathan Peled, la senatrice Segre non è risultata fra i relatori. Il programma, strettamente mirato all’attualità, fra crisi mediorientale ed escalation dell’antisemitismo globale, è esploso quando si è fatto riferimento diretto alla Memoria della Shoah.
Ai lavori ha preso parte, fra gli altri, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, primo responsabile dell’ordine pubblico nel governo Meloni (da sempre a fianco del governo israeliano) e in quanto tale oggetto di critiche aperte del presidente della Repubblica Sergio Mattarella per il contrasto ai primi cortei pro-Pal della sinistra giovanile e antagonista. Manifestazioni che sono poi dilagate, attaccando direttamente anche la senatrice Segre.
Roccella avrebbe sintetizzato in un giudizio: “Fra i manifestanti che accusano oggi (da sinistra) Israele di “genocidio” in Palestina vi sono certamente alcuni partecipanti a gite scolastiche ad Auschwitz, uno tra i tanti siti del tragico genocidio nazifascista. Vi sono probabilmente anche ex studenti che hanno potuto ascoltare la testimonianza dell’Olocausto dalla viva voce della senatrice; ma che oggi contestano anche lei per i sessantamila morti di Gaza”.
Una chiave di lettura che ha innescato la polemica, che ha visto come obiettivo immediato della senatrice un ministro del governo Meloni. Sembra tuttavia che la stessa problematica possa essere ritrovata in una novità libraria: “Ebrei in guerra. Dialogo fra un rabbino e un dissidente” firmato a quattro mani per Feltrinelli da Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma, e Gad Lerner. Un’opera di estremo valore e interesse che sta ricevendo diverse recensioni.
Il volume è la rappresentazione plastica, a tutto tondo, profonda e per molti versi drammatica, della frattura che sta attraversando anche la comunità ebraica italiana di fronte alla tragica guerra di Gaza, anche adesso nel suo fresco “dopo”.
Lerner è stato da subito critico verso la reazione di Israele al sanguinoso attacco di Hamas il 7 ottobre 2023 (il suo libro Gaza. Odio e amore per Israele è stato un bestseller nel 2024).
Di Segni ha invece un punto di vista diverso, che non nega il dramma dei palestinesi, ma lo inscrive nella storia millenaria del popolo ebraico e dei suoi rapporti con la “terra dei Padri”. E in questa storia non sono mai mancate nemmeno fasi di forte conflitto interno fra israeliti.
Quello che forse può aver reso già nei giorni scorsi sensibile la senatrice Segre (e probabilmente non solo lei) può essere stato anche questo scambio di vedute fra i due autori: duellanti in massima franchezza ma anche in totale rispetto reciproco.
Da un lato Lerner scrive: “La destra italiana ripudia le leggi razziali (anche se fatica a definirle fasciste) e chiama gli ebrei a modello ammirevole di “identità non escludente” ma separata, forte perché indisponibile a rinunciare ai vincoli e alle tradizioni della sua appartenenza. Quasi l’underdog della destra nazionale che sembra voler rispecchiare in un ebraismo italiano, o israeliano, del tutto emendato dai sospetti con cui fin in tempi recenti del suo ambiente ci additavano: esseri partecipi di un detestabile progetto globalista, della finanza apolide e delle consorterie europee. Sono citazioni tratte dal vocabolario della medesima Giorgia Meloni”.
Dall’altro lato, Di Segni sostiene: “…Questa contraddizione ce la siamo portata avanti per millenni e in epoca recente, sionista, ha visto elaborazioni e vissuti talora opposti, dal tema degli ebrei che finalmente impugnano le armi alla pura spiritualità religiosa antimilitarista, fino alla sintesi fra nazionalità e religione. L’interpretazione che la premier Meloni ha suggerito, secondo la sua visione politica, va in quest’ultima direzione: la sintesi fra nazionalità e religione intesa come patrimonio culturale condiviso”. E poi: ”Questa sintesi è certamente sostenuta in molti ambienti ebraici ed è vissuta in modo estremo in alcuni gruppi, che sollevano polemiche e divisioni nello stesso mondo ebraico. Leggere l’interpretazione di Giorgia Meloni solo in chiave nazionalista, sovranista, nostalgica, sarebbe tuttavia fuorviante. Perché nel suo discorso vi affianca il tema dell’identità, con la storia ebraica che diventa un modello esemplare per l’identità collettiva italiana, di cui gli ebrei sono parte integrante”.
La senatrice Segre è da sei anni presidente della commissione parlamentare straordinaria d’indagine sui fenomeni e i linguaggi dell’odio. La commissione, istituita per iniziativa del centrosinistra ma mai ostacolata dal centrodestra, che l’ha confermata dopo il voto del 2022, ha assunto l’antisemitismo e la Memoria dell’Olocausto come bussole prime di ogni strategia di contrasto all’odio razziale e religioso. Per l’unica senatrice a vita nominata da Mattarella resta una tribuna istituzionale privilegiata per chiarire cos’è oggi l’antisemitismo, chi lo pratica veramente e per questo va denunciato e combattuto.
La verità è che esiste storicamente anche un antisemitismo a sinistra testimoniato dalla persecuzione fatta dai comunisti sovietici che per più di settant’anni hanno deportato gli ebrei nei gulag.
Comunque, la violenza e la mancanza di rispetto tra i popoli va condannata da qualsiasi parte essa provenga e si dovrebbe pensare ad educare le persone su tutto ciò che unisce l’umanità spiegando le false motivazioni che portano alla divisione, all’odio ed al razzismo.

Salvatore Rondello

Pubblicato in : EditorialeTag: Auschwitz, gaza, hamas, Liliana Segre, Palestina, Roccella, Ucei

Info Salvatore Rondello

Salvatore Rondello è nato a Trapani il 11 luglio 1954. Dal 1982 vive e lavora a Roma.
Dopo aver conseguito la maturità con il massimo dei voti, ha proseguito gli studi in economia e commercio presso l’Università degli Studi di Venezia “Ca’ Foscari”.
Studioso di problematiche sociali, economiche e politiche con particolare attenzione alle tematiche del credito, del welfare e del mercato del lavoro, ha organizzato diversi convegni ai quali sono intervenuti importanti personalità del mondo accademico, politico e sindacale.
Opinionista, consulente artistico e poeta, ha coordinato diversi dibattiti culturali tra i quali sono annoverati diverse presentazioni di nuove pubblicazioni librarie.
Alcuni suoi scritti sono stati pubblicati in diverse riviste e quotidiani. Da settembre 2016 collabora con la Redazione del quotidiano “Avanti on line”.
Nel febbraio 2015 pubblica per Aletti Editore la raccolta di poesie “Vagazioni” classificata finalista nella II edizione del Premio Internazionale “Salvatore Quasimodo”.
Si è sempre battuto socialmente per la tutela del patrimonio artistico e naturale, per la diffusione della cultura, per la difesa Resistenza dei diritti umani e dei valori della Costituzione della Repubblica Italiana nata dalla Resistenza.

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