Allora, per chiarire, siamo tutti esseri umani. Tutti soggetti a sbagliare e, eventualmente, a rimediare e rimangiarsi gli errori.
Ciascuno di noi ha un suo ruolo oltre che umano anche sociale e istituzionale. Alcuni molto importante, tanto che non hanno facoltà di comportarsi come cittadino comune. Ecco. Il ruolo più alto, sullo scranno in cima al colle che se ruzzola si fa male, non può permettersi di sbagliare. Specie quando è uno di poche parole e quando ne esterna un paio non conosce neppure la persona che cita. A 360 gradi.
Se l’uomo della strada enuncia, poco male. Le parole son bruscolini. Ma quando enuncia la prima carica dello stato noi cittadini dobbiamo pretendere che abbia ben ponderato quel che dice, dato che lo fa sulla nostra pelle. E le sue parole sono macigni. Silenzioso, misurato, poco avvezzo alle mode, Mattarella è stato in questi mesi l’unico elemento di stabilità della rissosa politica italiana. Di lui si sa veramente poco: non un vezzo, non una parola di troppo, e poche di poco, , non un’immagine curiosa. Fino alla gaffe clamorosa, alla citazione a metà di uno dei padri costituenti che, Da Capo dello Stato, ha conferito l’incarico a quattro Presidenti del Consiglio: Alcide De Gasperi (1948-1953), Giuseppe Pella (1953-1954), Amintore Fanfani (1954) e Mario Scelba (1954-1955). L’uomo del colle ci ricorda che non è un notaio, e naturalmente, come consuetudine va fuori porta, anzi fuori le mura per dircelo, anzichè usare il megafono di casa. E, commemora con un’enfasi che non gli si confà, il 70esimo anniversario del secondo Presidente della neo repubblica nonchè padre della patria. Nientemeno che Einaudi. Un liberale doc. Distante da lui mille miglia come formazione. Che sia la volta buona? Ma dato che la citazione gli faceva comodo, in contingenza, l’ha usata. Dimenticando che l’Uomo aveva anche, e soprattutto, idee liberali . Addirittura Il 24 maggio 1946, alla vigilia del referendum istituzionale, Luigi , (da non confondere con il Giggino nazionale) dichiara pubblicamente la sua preferenza per la monarchia sul quotidiano L’Opinione, in un articolo a quattro colonne dal titolo “Perché voterò per la monarchia”. Affermando altresì che “La frode fiscale non potrà essere davvero considerata alla stregua degli altri reati finché le leggi tributarie rimarranno vessatorie e pesantissime e finché le sottili arti della frode rimarranno l’unica arma di difesa del contribuente contro le esorbitanze del fisco».
A volte andare a stuzzicare il passato non conviene. Lì per lì qualche personaggio crede di trovare quel che gli serve, e poi, per quanto importante sia, si accorge che era meglio se stava zitto. E dov’è finita la magna moral suasion?
“Luigi Einaudi si servì in pieno delle prerogative attribuite al suo ufficio ogni volta che lo ritenne necessario. La sua fu una presidenza tutt’altro che notarile”. Il presidente nostro è dunque intervenuto a Dogliani, in provincia di Cuneo, per ricordare la figura dell’ex Capo dello Stato in occasione del settantesimo anniversario del suo insediamento al Quirinale. In alcuni passaggi del suo discorso è sembrato rivolgersi agli attori politici di oggi, che sono (mentre si scrive n.d.r.) alle prese con la difficile formazione del prossimo governo. Ricordando e sottolineando che l’allora Capo dello Stato “dopo le elezioni del 1953, non ritenne di avvalersi delle indicazioni espresse dal principale gruppo parlamentare, quello della Dc”.
Nota a margine
Una nota personale che probabilmente non c’entra nulla. Salvini dovrebbe rivedere il rapporto con la parte sana della sinistra riformista. E viceversa.
L’intrepido Giggino, alfine, pavidamente si cala le brache.
Ma il Matta.. è ancora in vita?
Carla Ceretelli

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