Dopo le fatiche che hanno portato a un un successo strepitoso.
Chi c’era è contento, chi non c’era invidiosisssimo per aver perso questa ghiotta occasione.
Ha del miracoloso quel che si è verificato lunedì 21 all’ObiHall.
Quando abbiamo conosciuto il progetto, noi che abbiamo sfiorato appena la Fondazione, che fino a qualche mese fa non avevamo contezza della sua esistenza se non per sapere attraverso Pensalibero di gite feriali a Vieste. Dove, com’è noto, si colloca una delle Residenze Sociosanitarie e dove l’accoglienza, anche per gli ospiti vacanzieri, è eccellente.
In seguito siamo andati a Gavinana e un velo si è alzato e poi squarciato.
Ma questa è una cosa grandiosa. Un progetto utile per una città in cui la senescenza sfiora il 40 percento.
Ora, non per entrare in conflitto di interessi o per sembrare troppo interessata , ma ho tanti amici vintage e naturalmente ne ho parlato, in giro. A parecchi. Ma quasi tutti lo sapevano già, dell’evento, attraverso il passaparola i media e i social. Altri, incuriositi, sì. ma pensavano forse alla cena aziendale di una piccola Fondazione. Ho cercato di spiegarlo ma chi stava a malapena ad ascoltare, chi pensava ai cavoletti suoi. Salvo alcuni, i più vispi e curiosi che hanno voluto toccare con mano. E si sono ritrovati in un ambiente festoso e coinvolgente, allegro e solidale. Chi c’era è contento e stupito, chi non c’era invidiosisssimo per aver perso questa ghiotta occasione.
Una parola va spesa anche per l’eccellente catering che è riuscito a servire in tempo reale e calorosamente, nel senso vero della parola, con cibo caldissimo e ottimo, oltre 1200 commensali. Su tavoli rotondi, giusti per la conversazione, ben allestiti e apparecchiati.
E non solo di vecchi o sulla soglia della vecchietà, come ci si poteva aspettare. Ma giovani e maturi intrattenuti gioiosamente dai Ragazzi del Sipario e altri noti showman.
Non sto a ripetere chi c’era perchè ormai lo sanno tutti. C’era il mondo. La Firenze da bere, quella che conta, la Firenze della gente normale, anonima ma ancora sveglia e curiosa del nuovo. E pensare che ai fiorentini il nuovo lo snobbano da sempre. Dai tempi di Dante. Ma ogni tanto ti sentivi una pacca sulla spalla ti giravi e..ohh ci sei anche tu!
E tanti eravamo che non ci siamo incontrati. Che soddisfazione rivedere amici di vecchia data, colleghi di Quartiere che han fatto carriera, naturalmente nel PD, certo non in partiti di opposizione. A Firenze essere consigliere di Circoscrizione e di minoranza, usavo dire ai miei tempi, è la chiusura dello spirito. Sulla soglia del masochismo.
Ora La Fondazione si è presentata in città. Nel migliore dei modi, grazie all’ intelligenza la lungimiranza e la a tenacia di un uomo, Nicola Cariglia, che ha saputo unire operatori compositi di vario livello. E perfino accordare forze pubbliche e private, che spesso, almeno fino a oggi, specie nella sanità, si fanno guerra. E non mi va di dire in modo unilaterale.
Ma lunedì scorso c’era un’atmosfera idilliaca intercalata da abbracci e baci. Perchè quando si parla di di solidarietà vera, sentita, i fiorentini, in fondo, non li batte nessuno.
Carla Ceretelli

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